Riforma della legge elettorale, le tre proposte di Matteo Renzi

3 gennaio 2014 00:110 commentiDi:

matteo renzi

Meno di un mese fa la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge n. 270 del 2005, meglio conosciuta come Porcellum, la legge con la quale attualmente il popolo italiano elegge i suoi rappresentanti al Governo.

Una legge, la 207/2005, in netto contrasto con quanto espresso dagli italiani in un referendum di qualche anno prima, ma che comunque è stata applicata fino adesso, e che al momento è il punto nevralgico dell’ascesa politica di Matteo Renzi, eletto neo segretario del PD giusto qualche giorno dopo la sentenza della Corte Costituzionale.

Sulla volontà di procedere ad una revisione di questa legge elettorale Matteo Renzi incontra il consenso di una larga fetta del popolo italiano, ma non è lo stesso all’interno del Governo: cambiare il Porcellum cambierebbe di molto l’attuale sistema e le modifiche proposte da Renzi e dal suo partito sono sicuramente molto profonde.

Renzi vuole farlo subito, possibilmente già entro il mese di febbraio e comunque entro la prossima tornata elettorale che, data la perdurante instabilità della politica nostrana, potrebbe non essere così lontana. Questa mattina il sindaco di Firenze ha mandato una lettera aperta a tutti i i suoi colleghi politici, chiedendo a tutte le forze che siedono al Governo di collaborare per trovare un’alternativa al Porcellum.

Naturalmente Renzi ha fatto le sue proposte per cambiare l’attuale legge elettorale, sulle quali vorrebbe che si concentrasse la discussione del Parlamento nelle prossime sedute: tre le possibili strade da percorrere, tutte e tre modificabili e migliorabili, che sono state già sperimentate in Italia e in altri paesi d’Europa, con le quali il neo segretario del partito vuole dare una nuova possibilità al Governo di riacquistare credibilità agli occhi dei cittadini.

Le tre proposte di Renzi sono il modello ispanico con mini-liste in collegi di piccole dimensioni, il Mattarellum, ovvero la precedente legge elettorale che preveda però anche il premio di maggioranza, e, infine, il modello di elezione dei sindaci, il doppio turno di coalizione. Dette così hanno ben poco senso per chi non si occupa dell’argomento, cerchiamo di comprenderle meglio una ad una.

Riforma della legge elettorale, il modello spagnolo

La proposta di Matteo Renzi che più ha sorpreso per la riforma della legge elettorale italiana è stata quella del modello spagnolo. Un solo turno di votazione con le preferenze assegnate su base territoriale: accade così anche nel Porcellum ma, introducendo il modello spagnolo, invece di avere una ripartizione geografica del territorio della penisola coincidente con le regioni, si avrebbero 118 piccole circoscrizioni e la soglia di sbarramento sarebbe posta al 5%.

Con un massimo di cinque deputati eletti per ogni circoscrizione, il premio di maggioranza (15%, ovvero 92 seggi) verrebbe riservato solo alle liste vincenti.


Riforma della legge elettorale, Matterellum rivisitato

Sarebbe la soluzione più comoda e, forse, anche la più indolore. In pratica si tornerebbe al sistema elettorale vigente prima dell’entrata in vigore del Porcellum, ma questo non sembra sufficiente per il Sindaco di Firenze, motivo per cui il Matterellum – la legge deriva il suo nome da Sergio Mattarella, il suo promotore – andrebbe rivisto nella sua impostazione.

Da sistema misto (per 2/3 maggioritario e per 1/3 proporzionale) con i 475 collegi uninominali previsti dalla legge, ma con un radicale cambiamento per quanto riguarda l’assegnazione della quota proporzionale. Nella versione originale, infatti, il Mattarellum prevede che per ogni collegio vinca solo il candidato che ottiene la maggioranza relativa ma con l’assegnazione del 25% dei collegi agli altri candidati presentati nelle liste del partito.

Nella versione di Renzi, la quota proporzionale dovrebbe essere attribuita in misura del 15% al partito o alla coalizione che ha ottenuto più voti, per poi distribuire il restante 10% come ‘diritto di tribuna’ per i partiti di opposizione che hanno raggiunto il maggior numero di voti.

Riforma della legge elettorale, rappresentanti di governo eletti come i sindaci

Matteo Renzi è prima di tutto un sindaco e vorrebbe che anche i rappresentanti del governo venissero eletti con le stesse metodologie. O almeno questa è una delle sue tre proposte che, se dovesse essere quella vincente, prevede un doppio turno di coalizione nell’eventualità di un ballottaggio tra due candidati, al vincente dei quali verrebbe attribuito il 60% dei seggi. I restanti sarebbero spartiti tra gli altri partiti e coalizioni, ma solo se superano la soglia di sbarramento che è posta al 5%.

Le reazioni alle proposte di riforma elettorale di Matteo Renzi

Molto positivi i riscontri di Angelino Alfano e di Silvio Berlusconi. I due, in separata sede, hanno espresso il loro consenso alle proposte di Renzi e si sono detti aperti al dialogo e alla collaborazione, Alfano si è limitato però ad aprire le sue posizioni verso una riforma che prende a modello la legge in vigore per l’elezione dei sindaci, mentre il Cavaliere ha dato appoggio pieno a Renzi, apprezzando il fatto stesso che il giovane abbia presentato delle sue proposte.

Di opinione completamente diversa il Movimento 5 Stelle. Il primo a far sentire la sua voce è stato Paolo Becchi, il docente di filosofia del diritto da molti riconosciuto come il creatore della base ideologica del movimento stesso, che boccia tout court le proposte di Renzi, dichiarando che dal M5S non arriverà alcun aiuto. Poi ha fatto seguito l’appello del capogruppo Federico d’Incà che ha espressamente chiesto ai suoi deputati di non rispondere alle provocazioni di Renzi e attendere che siano i capigruppo a dare le risposte al momento opportuno.

Aggiornamento del 10 gennaio 2014

E’ arrivata in mattinata la notizia che il decreto legge perla riforma della legge elettorale italiana arriverà in aula per il 27 gennaio, in modo da rispettare la promessa fatta agli italiani di una risoluzione della questione in tempi brevi. Ma l’iter della legge sembra essere piuttosto difficile, dato che proprio in questi ultimi giorni sono aumentate le tensioni tra Matteo Renzi, nuovo segretario del PD, e Angelino Alfano, vicepremier e leader del NuovoCentroDestra.






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