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Rogo di Prato, arrivano le polemiche degli imprenditori della zona

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Il giorno dopo il lutto arrivano le polemiche. Sono quelle degli imprenditori di Prato che gridano tutta la loro rabbia nei confronti di una situazione ormai al limite e della quale nessuno sembra volersene occupare.

Nella fabbrica cinese bruciata ieri mattina facendo sette vittime, non era a regola: né la struttura, né la sicurezza e neanche gli operai. E questa gli imprenditori di Prato che hanno dovuto chiudere le loro fabbriche la chiamano concorrenza sleale.

Senza negare la tragedia, gli imprenditori di Prato raccontano i motivi per i quali hanno dovuto chiudere le loro attività: controlli ed ispezioni continue, burocrazia infinita e tantissime tasse, soprattutto sui lavoratori, rendono impossibile battere la concorrenza di chi a tutto ciò non deve pensare.

Nelle fabbriche cinesi della zona di Prato, ma anche del resto d’Italia, non c’è nessuna regola: gli operai lavorano 14 ore al giorno, mangiano e dormono nei capannoni e sono sottopagati e non ci sono spese per le attrezzature di sicurezza e tutto ciò che rende sicura la vita dei lavoratori.

Alla polemica si è aggiunto anche il Procuratore della Repubblica di Prato che ha denunciato la mancanza di mezzi e risorse nelle

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