Sallusti condannato dalla Corte di Cassazione – l’articolo incriminato

27 settembre 2012 09:520 commenti

La Corte di Cassazione ha condannato a 14 mesi di reclusione per diffamazione aggravata Alessandro Sallusti, confermando la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Milano il 17 giugno 2011. I giudici della quinta sezione penale di piazza Cavour, presieduti da Aldo Grassi, hanno quindi rigettato il ricorso presentato dal direttore de “Il Giornale” e condannato quest’ultimo, oltre a 14 mesi di reclusione, anche alla rifusione delle spese processuali, a risarcire la parte civile e a pagare 4.500 euro di spese per il giudizio innanzi alla Suprema Corte.

I legali di Sallusti avrebbero potuto chiedere al Tribunale di Sorveglianza misure alternative al carcere, ma subito dopo la sentenza il direttore del quotidiano ha annunciato le sue dimissioni, ha affermato che non intende chiedere misure alternative e che è intenzionato ad andare in carcere in quanto quella pronunciata dalla Cassazione è “una sentenza politica”, pertanto si rifiuta di essere rieducato, poiché si tratta di un qualcosa che a suo avviso deve avvenite nei confronti di qualcuno che spaccia droga o di “qualche politico che ruba”. Poco dopo le affermazioni di Sallusti, il procuratore capo Bruti Liberati ha spiegato che nei confronti del direttore verrà automaticamente sospesa l’esecuzione della pena detentiva, in quanto risulta non avere cumuli di pena né recidive.


La sentenza pronunciata ieri dalla Corte di Cassazione ha inevitabilmente scatenato un mare di polemiche. Enzo Iacopino, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, ha parlato di “un’intimidazione a mezzo sentenza, un’intimidazione a tutti i giornalisti”, mentre l’ex premier Silvio Berlusconi ha definito la carcerazione inflitta a Sallusti fuori da ogni logica e contro il buonsenso, pertanto ha espressamente chiesto al governo di intervenire affinché non si verifichino altri casi come questo, in cui qualcuno viene incarcerato per aver espresso la sua opinione. Orientamento condiviso anche da Ezio Mauro, direttore di “Repubblica”, secondo cui non si può andare in carcere per aver espresso un’opinione. Boniver del Pdl ha parlato di “terrorismo sulla libertà di opinione”.

Dal mondo politico, dunque, sono arrivati pareri unanimi dagli esponenti di tutti i principali schieramenti politici, l’unico ad essersi mostrato in un certo senso d’accordo con la decisione della Cassazione è stato il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, secondo cui i giudici hanno solo applicato la legge, perché se è vero che la libertà di stampa è garantita dalla Costituzione è vero anche che la tutela della reputazione è allo stesso modo un diritto costituzionale.

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