Scandalo Varoufakis a Che tempo che fa: oltre 1000 euro al minuto di cachet

Fa il comunista, ma ama il lusso Yannis Varoufakis, e soprattutto, quando capita l’occasione, ama farsi pagare lautamente le sue comparsate in televisione. Soprattutto se dall’altra parte ci cascano. Così, a ben vedere, non è tanto Varoufakis a fare una brutta figura nell’aver guadagnato più di 1.000 euro al minuto per la sua partecipazione alla trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa“, ma la RAI, sotto accusa per impiegare il canone pagato dagli italiani per pagare ospiti più o meno illustri a cui comunque Fazio non fa neppure domande scomode. 

E’ principalmente questa l’accusa che gli italiani rivolgono alla RAI, tra cittadini e politici che fanno la guerra sui social network, cercando di alzare un polverone mediatico – riuscendoci perfettamente, tra l’altro – sul servizio pubblico. E ovviamente, dopo che il canone RAI andrà pagato anche da tutti quelli che lo hanno evaso finora perché incluso nella bolletta elettrica, ogni passo falso del servizio pubblico è messo alla berlina.

E quello fatto con Varoufakis è un passo più che falso. Perché? E’ presto detto: il Daily Telegraph aveva aperto una sorta di inchiesta su Varoufakis, reo principalmente di parlare ovunque di povertà e di valori economici “comunisti”, quando in realtà per ogni comparsata lui si fa lautamente pagare. In nome della trasparenza, l’ex ministro delle finanze greco ha deciso di pubblicare in rete un elenco delle sue apparizioni più recenti.

Ciò che Varoufakis ha dimostrato è che i suoi compensi non sono esagerati come il Daily Telegraph dice: per certe trasmissioni ha ricevuto in cambio solo un rimborso spese, e per andare alla Bbc, non ha ricevuto nessun compenso e in viaggio ci è andato in classe economica. Tutto il contrario per andare a tenere una conferenza a Singapore: quasi 30 mila euro e un viaggio in business class. Tuttavia, si trattava di una conferenza. E a Che tempo che fa? Eccolo lì: 24 mila euro per un’intervista bonaria di 22 minuti e viaggio in prima classe. Insomma, sembra che la Rai si faccia sempre riconoscere.

 

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