Scontro tra Matteo Renzi e Sergio Marchionne

11 ottobre 2012 08:430 commenti

A cominciare, suo malgrado, è stato l’amministratore delegato di Fiat e Chrysler Sergio Marchionne, che credendo di rivolgersi esclusivamente ad una platea di studenti e di essere lontano dagli occhi e dalle orecchie della stampa ha affermato che Matteo Renzi si crede Obama, ma in realtà è solo la sua brutta copia e in più ha ancora tanta strada da fare, aggiungendo che ad oggi è “solo” il sindaco di una città piccola e povera. Sfortuna ha voluto che le parole di Marchionne fossero ascoltate oltre che da un folto gruppo di studenti anche da un giornalista “infiltrato”, che ha riportato il tutto.

La replica di Renzi non si è fatta attendere. Sulla sua pagina Facebook, infatti, ha dapprima invitato Marchionne a “sciacquarsi la bocca” prima di parlare male di Firenze e ha poi ha sottolineato la retromarcia di Fiat nel progetto Fabbrica Italia.
Nel dibattito sono poi intervenuti anche altri esponenti politici. Tra questi figura il Segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani, il quale rivolgendosi a Marchionne ha affermato che bisogna smettere di pronunciare frasi che sviliscono l’Italia e iniziare a misurare le parole. Contro Marchionne, in alcuni casi con affermazioni piuttosto dure, si sono scagliati anche Nichi Vendola, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori.


Dal canto suo il manager non ha negato di aver pronunciato quelle affermazioni, tuttavia ha precisato che si tratta di frasi che sono state abilmente estratte fuori dal contesto in cui sono state pronunciate e che non devono assolutamente essere interpretate come un giudizio sul valore di Firenze, definita da lui stesso una città per arte, cultura e scienze apprezzata e rispettata a livello mondiale. Al contrario, Marchionne ha confermato le sue valutazioni su Matteo Renzi, precisando che si tratta di giudizi personali e non attribuibili alla Fiat. A suo avviso, infatti, per la sua età e per l’esperienza limitata, almeno per il momento, non è adeguato ad assumere una posizione di leader in un contesto economico e sociale complicato come è oggi quello italiano.






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