Scrittore cinese condannato per una poesia

10 febbraio 2012 16:360 commenti

In un paese come la Cina anche una poesia può costare la libertà.

È quanto accaduto a Zhu Yufu, uno scrittore cinese condannato a sette anni di carcere per aver scritto una poesia che ha inviato via Skype ad alcuni amici.

Si tratta di un testo molto semplice che invita i cinesi a riprendersi in mano il proprio destino. La poesia è intitolata “È tempo”. “È tempo, amici cinesi! La piazza appartiene a ciascuno di voi. È tempo che usiate i vostri piedi per scendere in piazza e fare una scelta”. Ebbene le parole della poesia sono state considerate come sovversive, un incitamento a seguire l’esempio delle rivoluzioni arabe anche in Cina.


Le autorità del Paese hanno rintracciato il testo di Zhu Yufu accusando lo scrittore, che appartiene a un gruppo di intellettuali dissidenti, già da diverso tempo controllato dal regime, di aver pubblicato la poesia su un forum pubblico. Lo scrittore è stato subito processato presso il tribunale di Hangzhou, ma si è trattato purtroppo di un processo farsa: la sentenza di condanna al carcere per “istigazione al sovversione” era prevista fin dall’inizio.

Le organizzazioni umanitarie difendono lo scrittore anche perché le autorità cinesi consentono ai propri funzionari di poter raggiungere e captare ogni tipo di conversazione privata in Cina. Naturalmente senza l’autorizzazione dei diretti interessati. Zhu Yufu sarà costretto a scontare la sua pena colpevole di aver voluto semplicemente condividere con gli amici una poesia di cui andava fiero. E tra pochi giorni il vicepresidente cinese Xi Jinping, prossimo leader cinese, è atteso negli Stati Uniti in visita diplomatica.






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