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Sestriere, sciatore 30enne muore in pista: deceduto dopo l’impatto contro una barriera anti-vento

Ennesima tragedia al Sestriere, appassionato di sci è morto mentre scendeva in punto al Fraiteve. Il ragazzo si chiamava Giovanni Bonaventura, di soli 31 anni, rispettato ingegnere torinese: perde la vita sul colpo andando a finire contro una protezione frangivento adiacente nei pressi delle piste che collegano la cresta, tra Sauze e Sestriere. L’impatto è stato devastante: il ragazzo, indossava il casco di protezione e nonostante ciò ha subito un gravissimo trauma cranico scivolando per oltre 200 m sulla pista. Purtroppo il ragazzo era solo quando ha perso l’equilibrio, per poi finire sulla barriera di legno, messa lì per contrastare il vento in modo da evitare di spazzare via neve sulla pista. Immediatamente dopo atti delle indagini coordinate dal obbligo mister Nicoletta Guarino.

Le montagne e il loro ambiente appartengono ancora a quella parte del territorio terrestre che l’uomo non è riuscito ad addomesticare del tutto e parte delle catene montuose conservano, quasi integre, le proprie caratteristiche naturali originarie. Questo fa sì che, per frequentare la montagna, con un discreto margine di sicurezza, sia indispensabile conoscere quali tra gli elementi che la caratterizzano possono rappresentare un’insidia per l’alpinista e quali, viceversa, possono risultare preziosi indicatori, per chi vive o pratica un’attività in questo ambiente. Generalmente si parla di “pericoli della montagna”, ma questa etichetta può generare tutta una serie di malintesi.

In primo luogo perché tende ad attribuire all’ambiente montano la qualità di soggetto titolare di un’azione, che già di per se stessa costituisce un’insidia, e questo non è assolutamente vero; in secondo luogo, perché è una definizione troppo superficiale e dunque può, come spesso accade, generare confusione, più che agevolare la comprensione del problema. Iniziamo dunque il nostro discorso dividendo in due categorie l’indistinta etichetta “pericoli della montagna”; queste ci aiuteranno senz’altro a comprendere meglio di quali elementi si componga la categoria e quali siano gli elementi variabili che influiscono nell’aumentare o ridurre le possibilità di rischio per l’alpinista. Le due categorie serviranno anche da punti prospettici di osservazione per analizzare l’argomento con un metodo più sistematico e meno superficiale. Si definiscono “pericoli oggettivi” quel tipo di eventi, quasi sempre naturali, che di per sé stessi possono essere causa di danno nei confronti di chi pratica attività in montagna; sono definiti “pericoli soggettivi”, invece, gli eventi provocati da un comportamento umano, non adeguato alla situazione contingente, venutasi a creare in conseguenza dello svolgimento di un’attività, che mettano a rischio la vita di chi la sta compiendo.

Questa suddivisione ci fa capire meglio il problema, perché ci permette di evidenziare come alla base delle varie situazioni di pericolo ci sia sempre e comunque un’attività umana: alla fonte dell’incidente in montagna c’è sempre un comportamento umano. L’uomo, per vivere in ambienti ostili e per svolgere le attività utili alla sua sopravvivenza, ha via via tentato di ridurre o addirittura eliminare tutto ciò che costituiva un rischio per le sue attività e la sua sopravvivenza. L’alpinismo dovrebbe essere, viceversa, un’attività che consente di immergersi nella montagna così com’è, anche se in realtà, le cose non stanno proprio sempre così.

Questo era forse vero in origine, ma ora non più. È solo grazie ad un addomesticamento dell’ambiente montano che è possibile praticare l’alpinismo così come viene praticato oggi: basti pensare alle strade, ai rifugi, a tutti i materiali che la tecnologia ci mette a disposizione per ridurre il fattore rischio. Eppure, nonostante tutto, il numero di incidenti non tende a diminuire, perché se l’ambiente della montagna, fosse stato addomesticato completamente non esisterebbe più l’alpinismo. Sulle pareti resta ancora valida la regola che è l’uomo a doversi adattare alle leggi della natura e non viceversa. Quindi è opportuno conoscere ed essere consapevoli di come è composto il fattore rischio, per ridurne efficacemente gli effetti. I pericoli oggettivi Le montagne sono formate in prevalenza da rocce, e ricoperte in alta quota da neve e ghiaccio. Questi due elementi, assieme all’azione degli agenti atmosferici, danno origine ad una serie di fenomeni naturali, quali ad esempio le frane o le valanghe. Questi non devono essere però visti come pericoli di per se stessi, lo diventano comunque in seguito ad un’azione umana. Sono senz’altro una fonte di potenziale pericolo, e praticando l’alpinismo bisogna conoscere alcuni aspetti fondamentali della roccia e del ghiaccio ed alcuni dei fenomeni naturali ad essi associati. Le montagne con le loro vette, le loro creste i loro canaloni, di ghiaccio o di roccia, non sono una realtà immutabile nel tempo, ma sono soggette ad un processo abbastanza veloce di progressiva modificazione.

Gli agenti atmosferici: i raggi solari, i venti, le precipitazioni, così come i cambiamenti climatici, dovuti al susseguirsi delle stagioni, rendono le montagne dei corpi viventi in continuo movimento. Le valanghe, la cadute di frane, le scariche di sassi, il crollo dei seracchi (strutture di ghiaccio, dalle forme bizzarre e spettacolari, che si formano sulle pareti innevate o nella parte terminale dei ghiacciai, in conseguenza dello scivolamento verso valle della massa nevosa, compressa e trasformata in ghiaccio dal progressivo gelo e disgelo), lo stesso movimento dei ghiacciai con i loro crepacci (spaccature che solcano lo spessore del ghiaccio con forme e dimensioni diverse), possono essere una fonte di pericolo per chi si trova sopra o sotto di essi al momento sbagliato. La neve che cade in alta quota si posa sulle pareti e nel corso delle stagioni subisce un lento processo di trasformazione.

Nel tempo la sua azione sulle rocce contribuisce, assieme al vento e ai raggi solari, a sgretolare le pareti. Inoltre la compressione delle masse di neve superiori provocano la formazione di seracchi sulle pareti, che nei momenti di sbalzo termico della giornata (al mattino, quando vengono raggiunti dai raggi solari, e alla sera, quando il ghiaccio, reso plastico dal riscaldamento solare della giornata, si raffredda e diventando più fragile tende a rompersi) possono crollare e provocare anche delle scariche miste di neve, rocce e ghiaccio assieme. Là dove pendenza delle pareti o dei ghiacciai cambia bruscamente, si formano delle spaccature, aperte verso l’alto nelle zone convesse e aperte verso il basso (a campana) nelle zone concave, i crepacci, altrettanto pericolosi. A seconda del luogo dove si sono formati sono generalmente più piccoli o più grandi e l’alpinista deve sapere quali probabilità di incontrare un tipo o un altro si può avere lungo un determinato itinerario. È opportuno conoscere quali meccanismi innescano i vari fenomeni, e dove e quando è più probabile che alcuni di questi fenomeni abbiano luogo.

Le valanghe, la caduta di seracchi o di cornici di neve, formate dal vento lungo le creste, coinvolgono l’attività dell’alpinista su ghiaccio o anche quella dell’alpinista che per raggiungere l’attacco di una salita di roccia deve attraversare un ghiacciaio, superare la crepaccia terminale sotto la parete, e magari poi anche scendere per una via normale su cresta innevata. L’alpinismo su roccia, in linea di massima, presenta meno variabili, per quanto riguarda i pericoli oggettivi. I fenomeni naturali che riguardano la roccia, come le scariche di sassi che si verificano su montagne di quota inferiore, come le Prealpi Lombarde, sono senza dubbio quasi sempre di piccole dimensioni, tranne qualche caso eccezionale. Chi decide di andare ad effettuare un’ascensione su roccia, dovrebbe comunque prima informarsi sulla qualità della roccia, che purtroppo non è buona dappertutto. Tutte le guide prevedono una parte introduttiva in cui vengono trattate le caratteristiche della roccia di cui è costituito un gruppo montuoso, oltre che evidenziare poi, in ciascuna delle descrizioni dei singoli itinerari, gli eventuali pericoli oggettivi, nei quali l’alpinista potrebbe imbattersi, o le zone del gruppo montuoso particolarmente pericolose, a causa della morfologia della roccia. Qualunque sia la meta della nostra escursione, restano sempre valide alcune regole fondamentali. Si dovrebbe comunque sempre evitare di percorrere itinerari d’arrampicata in montagna dopo lunghi periodi di piogge intense. L’acqua, infatti, entrando nelle fessure e bagnando il terreno in profondità, se troppo abbondante, provoca instabilità e può essere una delle cause di caduta di sassi o cedimenti di pilastri rocciosi. Dopo la stagione invernale, inoltre, il ghiaccio formatosi nelle fessure, avrà certamente sollecitato la struttura rocciosa e dunque il periodo subito dopo lo scioglimento della neve, all’inizio della stagione estiva, sarà sempre un momento delicato per la stabilità di molte pareti.

Infine, da ultimi, citiamo quelli che sicuramente sono il tipo di eventi naturali che più comunemente possono generare situazioni di pericolo oggettivo per l’alpinista: i fenomeni meteorologici. I temporali improvvisi, primi tra tutti, che, con le loro scariche elettriche, scaricate attraverso le creste e le fessure o i camini, direttrici preferite dai fulmini durante le brevi ma intense precipitazioni, spesso associate in estate anche a caduta di grandine o a nevicate, sono causa di incidenti mortali molto frequenti. Le piogge intense invece possono trasformare i canaloni in torrenti e far cadere le pietre dalla cenge. Tutti questi, come anche il maltempo associato a fronti perturbati più estesi, sono senz’altro tra le principali cause di pericolo per chi va in montagna. Conoscere la dinamica degli spostamenti delle masse d’aria calda e fredda, che sono all’origine dei fenomeni atmosferici è dunque cosa importantissima per l’alpinista. Bisogna avere ben presente quello che è il lessico di base, per saper interpretare i bollettini, emessi dalle stazioni meteorologiche, articolate in una fitta rete, organizzata sul territorio alpino. Si deve anche avere una sufficiente conoscenza dell’uso dell’altimetro-barometro, come strumento indicatore di bruschi cambiamenti delle condizioni meteo in montagna, soprattutto se ci si trova in posti molto distanti dal rifugio e di difficile accesso o in alta montagna. Il consiglio è dunque quello di prendere confidenza con i bollettini nivo-meteo e di acquisire le conoscenze minime della meteorologia. Per andare in montagna in modo sicuro non basta solamente saper arrampicare bene. L’alpinista più sicuro è quello che domina più ambiti di conoscenza e che sa utilizzare al momento opportuno quanto appreso, in modo da ridurre al minimo il fattore rischio nel corso dell’escursione.

I pericoli soggettivi Abbiamo già evidenziato in precedenza, e vogliamo rimarcarlo ancora una volta, come ogni situazione di pericolo venga sempre generata da un’azione umana. Nel caso specifico dell’attività alpinistica, il fatto che essa possa venir svolta nel posto sbagliato o al momento sbagliato, può far sì che si crei una situazione di pericolo, anche se apparentemente dovuta a fattori esterni all’alpinista: la situazione di pericolo oggettivo analizzata sino ad ora. D’altra parte, anche se al momento di intraprendere la salita non dovessimo essere adeguatamente preparati a compierla (per diverse ragioni legate alla preparazione fisica o ad aspetti più tecnici e culturali) sarà molto probabile ritrovarsi, prima o poi, in una situazione molto pericolosa. In montagna raramente si riesce, come talvolta invece accade in altri tipi d’ambiente, ad appoggiarsi sulle spalle degli altri per superare le difficoltà.

Tutte le conoscenze necessarie, sia quelle culturali, come quelle pratiche e operative, come pure una sufficiente esperienza, acquisita per gradi, senza fretta, devono accompagnare ogni componente della cordata. Inoltre anche la preparazione fisica del momento deve essere adeguata alla salita che si sceglie. Infine bisogna saper scegliere con accuratezza il compagno di cordata a cui si affiderà la propria assicurazione durante la salita. Senza entrare in dettagli che sconfinano nell’ambito delle relazioni interpersonali – anche se l’argomento ha in realtà una grande incidenza sull’esito di un’ascensione, visto lo stretto rapporto che viene ad instaurarsi tra i componenti della cordata – i due consigli che mi sembrano essere utili per chi inizia la pratica dell’alpinismo sono: finito il corso, una volta che si è iniziato ad arrampicare da soli senza l’istruttore che vi guida passo, passo, non legatevi mai in cordata con il primo che capita; assicuratevi che la persona con cui vi legherete sia all’altezza della salita (magari andando prima ad arrampicare assieme in palestra).

Resta un punto fermo quanto detto in precedenza per quanto riguarda la totale autonomia che ognuno dovrebbe avere. In caso di necessità bisognerebbe infatti essere in grado di sbrigarsela da soli e, se necessario, essere in grado di aiutare anche chi ne avesse bisogno. Conclusioni Quanto esposto finora fa comprendere come l’essere padroni della situazione, pronti dunque ad affrontare ogni evenienza che si presenti nel corso della salita, sia l’unico punto di appoggio su cui si regge la capacità di praticare l’attività alpinistica in sicurezza. Se seguiamo queste regole, potremo essere abbastanza certi, tranne nel caso della fatalità, che saremo sempre in grado di valutare adeguatamente le singole circostanze, operando scelte opportune, in modo da non innescare con il nostro comportamento situazioni di pericolo. Impariamo quindi a valutare e progettare le nostre avventure con consapevolezza e umiltà, in modo da ridurre al minimo i fattori che innescano possibili incidenti. Per aiutarvi meglio in questo compito di progetto, ecco di seguito un elenco delle fasi indispensabili per ogni tipo di ascensione.

1. Scegliere un itinerario di difficoltà, lunghezza ed esposizione ai pericoli oggettivi in base al vostro allenamento e alle condizioni temporanee della montagna (innevamento, presenza d’acqua o ghiaccio). 2. Documentarsi sul territorio, l’itinerario e i punti d’appoggio (Rifugi e Bivacchi). 3. Scegliere accuratamente gli indumenti adatti in base alla stagione, alla quota e alla tendenza meteorologica. 4. Selezionare il materiale tecnico in base alla tipologia della salita e della discesa. 5. Rifornirsi del giusto quantitativo di bevande ed alimenti. Ultimo consiglio: sognate la vostra avventura, coltivatela nei giorni precedenti alla sua realizzazione. Questo vi permetterà di preparavi psicologicamente e di porre molta più attenzione sul come affrontarla.

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