Si chiude dopo 80 anni una pratica per accertare la proprietà di un terreno

12 ottobre 2014 11:030 commenti

Che la giustizia italiana sia farraginosa e che negli anni abbia accumulato dei ritardi imbarazzanti è risaputo e a livello comunitario il nostro Paese ha subito anche un richiamo perché la giustizia lenta lede i diritti dei cittadini. Il caso casertano è emblematico.

Renzi ha detto di voler riformare la giustizia nell’intento di renderla più efficace. In pratica, ha pensato che per ottenere questo effetto sia necessario ridurre la pausa estiva dei tribunali e ritoccare i termini di prescrizione di alcuni reati. Ma quando la giustizia deve “semplicemente” accertare la proprietà di un terreno? I tempi dovrebbero essere rapidi e invece capita che a Caserta impieghino anche 80 anni.

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Il Tribunale di Caserta ha concluso di recente un processo avviato nel 1934 che riguardava la contesa di un appezzamento di terreno da 10 ettari. In pratica in 80 anni, per capire di chi fosse questa proprietà, si è dovuto far riferimento al diritto feudale, al concetto di piena proprietà di un terreno, al catasto francese del 1801 risalendo fino al 1536. I giudici hanno dovuto ricostruire la storia di questo possedimento per capire se c’erano stati nel tempo possessi continui e non interrotti e si è dovuto addirittura andare a leggere quel che era stato scritto tra gli atti del Regno di Napoli.

Una vera e propria narrazione da romanzo storico, che si è trasformata per le famiglie coinvolte in un romanzo horror. Stare dietro alle scartoffie per 80 anni non è certo facile. Anche perché chi ha iniziato il tutto, ormai, riposa tranquillo. Tanto per curiosità diremo che il processo appena concluso è iniziato con l’udienza del 30 giugno 1034 quando il comune di Arienzo, tramite il podestà, ha citato in giudizio Tommaso de Falco perché l’ente pubblico rivendicava per diritto feudale, l’appartenenza al demanio di 10 ettari di terreno. Un appezzamento che doveva essere quindi riservato alla collettività contadina comunale.






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