Si suicida ex vice presidente del San Raffaele

18 luglio 2011 13:270 commenti

Mario Cal, il braccio destro di don Verzè, presidente dell’ospedale San Raffaele di Milano, si è tolto la vita, questa mattina, sparandosi con un colpo di pistola, nel suo studio dello stesso ospedale. Per lui a nulla sono valsi i tempestivi soccorsi ed è morto subito dopo il ricovero nel reparto di rianimazione.

Nei giorni scorsi Mario Cal era stato ascoltato dalla procura di Milano, in qualità di testimone, in relazione al buco da quasi un miliardo di euro nei conti dell’Istituto di ricerca scientifica San Raffaele, presieduto da Don Luigi Verzè.

Mario Cal, 71 anni, era arrivato come al solito, in ufficio alle ore 9 poi si è chiuso nel suo studio e poco dopo le 10 si è sparato con una calibro 38. Ad accorgersi della tragedia è stata la sua segretaria, che entrando nell’ufficio ha trovato l’uomo a terra in una pozza di sangue.

Il braccio destro di don Verzè è deceduto alle 10.57 dopo vari tentativi di rianimazione.

“Mistero”, anche sulla pistola con cui Mario Cal si è suicidato, poichè, l’arma è stata trovata in un sacchetto di plastica, lontano dal cadavere dell’uomo. Ora il pm di turno, Maurizio Ascione, ha disposto accertamenti e vuole sentire, nelle prossime ore, la persona che ha trovato la pistola.


Cal ha lasciato due lettere, riferisce il suo avvocato e amico Rosario Minniti, una è indirizzata alla moglie Pina che, dopo aver appreso la notizia, si è recata subito in ospedale e la seconda è indirizzata alla sua segretaria, alla quale solo pochissime righe “Grazie di tutto. Perdonami Stefania”.

Nessuno, né la moglie e nemmeno i più stretti collaboratori, hanno avuto il benché minimo sentore delle intenzioni suicida dell’ex vice presidente del gruppo ospedaliero.

L’avvocato Minniti precisa che mario Cal era “molto preoccupato per la situazione economica del San Raffaele, perchè non c’era più la liquidità per pagare i fornitori. Per me è un grande dolore perchè Mario era un amico che ho sorretto nei momenti difficili, ma questa volta non ce l’ho fatta”.

La difficoltà del momento era per lui un pensiero costante, secondo me è stato per lui il crollo di un sogno, venerdì stavamo insieme ed era tranquillo, sono molto stupito, non credevo potesse succedere una cosa del genere. I debiti si sono formati per gli investimenti per costruire ospedali e portare la sanità dove c’era bisogno, non c’è stata una mala gestione ma piuttosto un’ottica non imprenditoriale. Era convinto di aver speso la vita per costruire ospedali, aveva parlato di voglia di superare il momento. Cal non ha nessun procedimento in corso, il patrimonio del San Raffaele vale tre volte i debiti che ha, la procura non c’entra con il suicidio, lui è stato ascoltato in un’inchiesta di tipo amministrativo e non penale”. Ha precisato ancora Minniti.

Ultimo aggiornamento 18 luglio 2011 ore 15,25






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