Tagli alle indennità parlamentari, arriva il nuovo rinvio

11 dicembre 2011 08:580 commenti

Il Governo Monti taglia i vitalizi per le cariche elettive del Paese e con il nuovo decreto, in vigore da gennaio, taglia anche le indennità ai deputati, ai senatori e a tutte le cariche elettive, dimezzando la retribuzione. Cinquemila euro in meno al mese.

Ed è subito scontro, prima in Parlamento, poi in Senato. Come dire: lacrime e sacrifici per tutti, ma non per noi.

Deputati e senatori non ci stanno appellandosi al fatto che si tratta di un decreto che “Viola l’autonomia del Parlamento”. Dunque dovrà essere riscritta e si dovrà mercanteggiare sul taglio da effettuarsi.

Il Senato propone che lo stipendio dovrà essere allineato a quello degli europarlamentari, ma in tal modo, facendo due conti, le spese aumenterebbero: sarebbe meglio attenersi alla media delle indennità nei paesi Ue.


Portavoce della protesta è Lamberto Dini che sostiene che le retribuzioni dei politici italiani siano ampiamente sotto la media Ue. E addirittura gli fa eco Alessandra Mussolini, che, intervistata da “Anna” ha trovato il coraggio di dire che “togliere il vitalizio è istigazione al suicidio”.

In realtà l’esecutivo, con il comma 7 dell’articolo 23 del decreto, si riserva la facoltà di intervenire se, entro i termini stabiliti dalla legge (31 dicembre 2011), l’apposita Commissione governativa non avrà individuato la media dei trattamenti economici europei dei titolari di cariche elettive.

Se il presidente della Camera Fini prova ad arginare le polemiche e favorisce l’adeguamento avvenga nei tempi indicati dalla legge, Matteo Renzi, il sindaco di Firenze, si fa sentire su facebook dove ha scritto “Sarà demagogia, ma sono senza vergogna.

E per ora il taglio alle indennità previsto dalla manovra salta: la maggioranza presenterà un emendamento per cancellare il “famigerato” comma 7 dell’articolo 23.






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