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Nuovi problemi nell'iter parlamentare del decreto "Salva Italia", con il parere negativo dei tecnici della Camera che hanno evidenziato la non applicabilità dell'imposta sui capitali scudati.

Tassa sui soldi rientrati con scudo fiscale

Il già travagliato iter parlamentare del decreto “Salva Italia”, accompagnato dai presidi di protesta dei sindacati e dallo sciopero di lunedì 12 Dicembre, potrebbe ulteriormente complicarsi a causa del parere negativo espresso dai tecnici della Camera, che nel dossier di valutazione degli effetti finanziari della manovra hanno manifestato i loro dubbi circa l’applicabilità della tassazione “una tantum” sui capitali rientrati in Italia con lo scudo fiscale.

L’imposta straordinaria, che riguarderà non solo l’ultima edizione del condono del 2009-2010, tramite cui furono reintrodotti in Italia circa 104,5 miliardi, ma anche quelle del 2001 e del 2003, dovrebbe applicarsi ad una base imponibile totale stimata in 182,5 miliardi, con un gettito per lo Stato di circa 2,19 miliardi considerata una sua prudenziale riduzione del 20%, avendo tenuto conto di soggetti nei confronti dei quali la disposizione potrebbe non trovare applicazione.

Quest’ultima eventualità, secondo l’opinione dei tecnici, potrebbe infatti verificarsi in quei casi in cui i soldi scudati siano stati investiti dal contribuente condonato in altre attività finanziarie, quali ad esempio un’assicurazione o l’acquisto di una casa, o nell’occorrenza in cui questi abbia spostato la sua posizione presso un altro intermediario.

Il compito di recuperare i proventi della tassazione, che sarà applicata in due rate (entro il 16 Febbraio 2012 ed entro il 16 Febbraio 2013) sarà infatti affidato proprio agli intermediari (banche e fiduciarie) che hanno curato il rientro nel paese del denaro evaso al fisco, poiché lo Stato si è impegnato a garantire l’anonimato agli evasori che hanno in passato aderito allo scudo. Quest’ultima parte del “patto” tra Stato e condonato (altro ostacolo) potrebbe essere infranta nel caso in cui il cliente non fornisca la “provvista” all’intermediario, il che farebbe scattare l’obbligo per quest’ultimo di effettuare una segnalazione presso l’Agenzia delle entrate, mettendo fine alla segretezza.

Nonostante ciò si è oggi discusso sull’opportunità di raddoppiare l’aliquota dell’1,5% inizialmente stabilita, così da apportare misure correttive alla manovra consistenti nell’ampliare la gamma di pensioni esentate dal congelamento della rivalutazione e nel ridurre gli aggravi sulla prima casa (o rimandando almeno di un anno l’introduzione dell’Imu sulla prima abitazione o aumentando la franchigia oggi fissata a 200 euro). La copertura di tali azioni correttive dovrebbe venire anche dai proventi dell’asta delle frequenze Tv liberate dal passaggio al digitale terrestre.

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