Thailandia cresce la tensione

protesta bangkok

La tensione è fortemente aumentata a Bangkok in Thailandia,  per la prima volta dall’inizio delle proteste, a metà marzo, la polizia utilizza gas lacrimogeni e idranti contro le “camicie rosse”.

Circa 33.000 soldati e poliziotti sono dispiegati, da oggi, all’interno e intorno alla capitale. Le camicie rosse, che chiedono le dimissioni del presidente Abhisit Vejjajiva, a dispetto dello stato di emergenza dichiarato due giorni fa, hanno spedito un convoglio di circa 12.000 persone verso una centrale televisiva satellitare. 

I sostenitori del precedente presidente Thaksin Shinawatra, sono riusciti a ripristinare la trasmissione “People’s Channel”, il loro principale strumento di protesta, che era stato chiuso ieri dalle autorità.

Il governo intendeva bloccare il collegamento, per rompere il legame tra i manifestanti di Bangkok nel cuore della città e la loro roccaforte nel nord e nord-est.

Da ieri è stato dichiarato lo stato di emergenza, governo e opposizione sono giunti ai ferri corti. Inoltre la giustizia locale, ha emesso mandati di cattura verso 24 esponenti del movimento.

“Non ci fanno paura questi mandati di arresto”, ha detto Jatuporn Prompan, uno leader dei rossi, membro dell’opposizione e come tale è protetto da immunità parlamentare.

Abhisit, l’attuale presidente dello stato,  ha rinunciato ad un vertice asiatico ad Hanoi, è sta pressando la sua maggioranza, affinche venga riportata la calma.

Lui sa che ogni spargimento di sangue sarebbe disastroso. L’opposizione accusa Abhisit di servire l’élite  di Bangkok, a spese delle numerose classi popolari.

Il capo del governo, al potere dal dicembre 2008, grazie a decisioni giudiziarie e capovolgimenti di alleanze parlamentari, ha già accettato che vengano anticipate le elezioni, ma non prima della fine dell’anno.

Loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *