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Thyssen fu omicidio volontario

Una sentenza che dopo 45 minuti di lettura annuncia una condanna pesante per un’accusa altrettanto pesante: omicidio volontario:

“La seconda Corte d’Assise condanna Harald Espenhahn per omicidio volontario con dolo eventuale”. Il presidente Maria Iannibelli pronuncia nel più assoluto silenzio i nomi degli altri imputati in un’aula strabordante di toghe, giornalisti, telecamere e soprattutto parenti e colleghi delle sette vittime della ThyssenKrupp di Torino. “Condanna Gerard Priegnitz a 13 anni e 6 mesi…”

Non era mai successo che per morti sul lavoro si ritenessero responsabili di una colpa così grave i manager dell’impianto dove si era verificata la tragedia.

La notte del 6 dicembre 2007 allo stabilimento delle acciaierie ThyssenKrupp di Torino scoppiò l’inferno, un devastante incendio con fiamme che superavano i 10 metri di altezza arse tutto ciò che incontrava nel suo tragitto, portandosi via Antonio Schiavone, un operaio dell’azienda, che morì all’istante. Altri sette dipendenti rimasero gravemente ustionati e sei morirono qualche giorno dopo: Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino, solo uno si salvò, Antonio Boccuzzi.

Il grave incidente scosse profondamente l’opinione pubblica. La sentenza ha accolto le dure richieste dei pm Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso, andando  persino oltre: 16 anni e sei mesi all’amministratore delegato del gruppo tedesco, Harald Espenhahn, la tesi dell’accusa è che abbia deciso di posticipare i lavori per la messa in sicurezza delle linee di lavorazione dello stabilimento di Torino a una data successiva, 13 anni e sei mesi ai quattro dirigenti, Gerald Priegnitz, Marco Pucci, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri, 10 anni e 10 mesi a Daniele Moroni.

La conclusione della  lettura della sentenza nell’aula del Tribunale di Torino è stata accompagnata da un’esplosione di applausi, da parte dei parenti dei sette operai morti nel rogo, le madri, le mogli, i familiari e i colleghi.

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