Tonno in scatola, se ne consuma tanto ma è pessimo

10 ottobre 2014 11:440 commenti

Una ricerca Doxa dice che in Italia, nell’arco di 7 giorni, il 50% dei cittadini consuma il tonno in scatola eppure, come avverte Greenpeace, quel pesce in scatola non arriva dalla pesca sostenibile, così come le aziende avevano promesso.

Il tonno in scatola, agli italiani, piace tantissimo. Un italiano su due, durante la settimana, mangia tonno in scatola e di questo 50%, c’è un altro 25% che lo mangia dalle 3 alle 5 volte a settimana. In genere si usa per fare la pasta (34%) oppure per l’insalata (18%). Insomma, in Europa siamo secondi soltanto alla Spagna, nel mondo con i nostri 2,2 chili procapite, siamo tra i mangiatori più ferventi di tonno.

Eppure proprio dall’Europa, da Greenpeace Francia, arriva l’allerta: moltissime compagnie che producono tonno in scatola e avevano promesso di usare tonno sostenibile, in questa battaglia non stanno facendo progressi. Agli ultimi posti della classifica delle scatolette sostenibili ci sono quelle di Petit Navire. L’avete mai visto sugli scaffali dei supermercati che frequentate? Sicuramente sì ma senza accorgervene. Questa azienda, infatti, fa parte del marchio MWB che nel nostro paese possiede Mareblu.

tonno (Custom)

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Di Mareblu soltanto il 4% delle scatolette trovate nei supermercati italiani presentava tonno pescato a canna. Male anche Riomare del gruppo Bolton Alimentari che si era impegnato ad avere il 45% dei prodotti con tonno pescata a canna o senza FAD (sistema di aggregazione per pesci che determina la pesca anche di squali, tartarughe e balene). In Italia Riomare è fermo al 6% e in due anni, quelli promessi per rivedere la produzione, non ce la farà sicuramente a raggiungere l’obiettivo.

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La classifica che molti giornali riportano in questi giorni, dunque, è quella francese che prende in esame anche marchi francofoni presenti in Italia come Carrefour e Auchan ma quello che succede nel nostro paese è diverso da quello che succede in Francia. Facendo le opportune distinzioni, comunque, il risultato non cambia e il tonno che si consuma resta sempre poco sostenibile.

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