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Torna il terrorismo: iraniano pugnala tedeschi

Non ci sono stati morti perché le persone aggredite hanno saputo reagire all’attacco bloccando il terrorista, e di lì a poco l’uomo è stato consegnato alla polizia. È stato comunque un venerdì di terrore a Lubecca. Dalla città anseatica partono i pullman che portano più a nord, alle spiagge del Mar Baltico. All’altezza di Kucknitz, un distretto settentrionale della città, poco prima delle due del pomeriggio un uomo ha estratto dallo zaino un coltello da cucina, usandolo contro chiunque gli fosse accanto. Sono stati i passanti ad avvertire la polizia dopo aver visto i passeggeri del mezzo scappare tra rivoli di sangue. Una fuga nel terrore resa possibile dalla prontezza dell’autista che, dopo aver ricevuto un pugno in faccia dall’attentatore, ha mantenuto la calma, fermato l’autobus e aperto le porte.

Secondo gli ultimi aggiornamenti della tv tedesca, il bilancio è di 10 persone ferite di cui almeno due in maniera grave. L’attentatore sarebbe un cittadino 34enne di origini straniere: il condizionale è d’obbligo perché secondo alcune fonti non confermate l’uomo sarebbe nato all’estero e avrebbe un’origine iraniana.

Dopo l’arresto le unità cinofile della polizia sono entrate in azione per assicurare che il 34enne non avesse con sé anche delle sostanze esplosive. Un timore legato anche al recente arresto di un jihadista tunisino di 29 anni che nel suo appartamento di Colonia stava preparando una temibile bomba biologica alla ricina, una sostanza capace di uccidere decine di persone per semplice inalazione Ad aumentare i timori degli inquirenti, l’avvio proprio ieri sera a Travemunde, la stazione balneare dove era diretto il pullman dell’attentato, di una regata che tradizionalmente attira centinaia di persone nel periodo delle vacanze estive. La strada da Lubecca a Travemunde è rimasta bloccata per molte ore in attesa della fine degli accertamenti della polizia.

Mentre mezza Germania si domandava se quello di venerdì sia stato l’ultimo di una lunga serie di attacchi terroristici di matrice islamica, poco dopo l’arresto la procuratrice capo di Lubecca, Ulla Hingst, affermava che «non sussistono indizi a favore di una radicalizzazione di qualunque tipo del sospetto». La procura si riservava comunque di organizzare una conferenza stampa in tarda serata.

Se la pista islamica sarà confermata, il caso di Lubecca finirà per aggravare le difficoltà politiche di Angela Merkel. Poche ore prima dell’attentato, la cancelliera ha incontrato la stampa berlinese. Il botta e risposta coi giornalisti è stato dedicato alle tempestose reazioni transatlantiche con un Trump che un giorno strizza l’occhio a Putin e l’altro minaccia sanzioni a un settore diverso dell’economia europea.

Ma molte domande hanno toccato un altro tema sensibile per il governo tedesco: la politica migratoria. Sono ormai mesi che il ministro degli Interni Horst Seehofer, alla guida del partito cristiano-sociale bavarese, chiede a Merkel di allinearsi ai governi austriaco, italiano e al gruppo di Visegrad per i quali la sicurezza delle frontiere è prioritaria rispetto all’apertura delle stesse. A Seehofer che ha minacciato più volte la crisi di governo, Merkel ha concesso la creazione di centri per i rifugiati alla frontiera: chi richiederà l’asilo dovrà sostanzialmente aspettare alla porta e non più sul suolo tedesco.

L’attuabilità del piano è resa difficile dall’opposizione interna dei socialdemocratici che governano con Merke e Seehofer ma anche dagli opposti sovranismi: gli altri paesi Ue, Italia in testa, sono poco entusiasti all’idea di dover accogliere le persone respinte dalla Germania.
L’equilibrio instabile del governo è confermato dall’involuta risposta fornita dalla cancelliera ai giornalisti relativamente ai rapporti con il ministro: «L’esito delle nostre discussioni è dei nostri scontri è che abbiamo individuato della linee guida (sull’immigrazione) e che ci atterremo a quelle: è così che si lavora insieme. Se così non fosse non potremmo essere al governo insieme».