Totò Cuffaro non vuole la grazia e sgrida la mamma

L’ex presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, detto Totò, attualmente detenuto nel carcere romano di Rebibbia dove sta scontando una condanna definitiva a complessivi anni 7 per favoreggiamento verso Cosa Nostra, ha preso le distanza dell’iniziativa della propria madre che nelle settimane scorse aveva presentato al Presidente della Repubblica una richiesta di grazia per il proprio figliolo.

La decisione del detenuto Cuffaro è stata resa nota dall’avvocato di quest’ultimo che ha anche descritto il contesto in cui è maturata la decisione della signora. Il legale di Cuffaro, infatti, ha affermato che la decisione della donna di rivolgersi al Presidente della Repubblica è maturata a seguito del secco “no” da parte del Tribunale di Sorveglianza alla richiesta che Totò Cuffaro potesse scontare l’ultimo anno di pena in affidamento ai servizi sociali. Francamente, ha affermato il legale in un comunicato successivo a un confronto con il suo assistito, presentare a meno di un anno dalla fine della pena una richiesta di grazia non avrebbe alcun senso.

Cuffaro, quindi, pur comprendendo la scelta d’amore della propria mamma, non è assolutamente intenzionato ad accettare quella che definisce come “carità” dello Stato italiano. L’ex presidente della Regione Sicilia, quindi, sconterà tutta la sua pena nel carcere romano di Rebibbia senza sconti alcuni. Tutto questo mentre la magistratura sta continuando ad indagare su un finanziamento contratto con alcune banche legate ai giapponesi di Nomura e avente ad oggetto un pacchetto di debiti della Regione. Secondo le nuove ipotesi di reato (truffa e corruzione) il contratto siglato per la cessione di tali debiti avrebbe tassi fuori da ogni logica di mercato.

Nonostante questa presa di posizione netta e rigida, però, una finestra viene comunque lasciata aperta. L’avvocato di Cuffaro, infatti, ha affermato che il discorso sarebbe diverso se fosse preso un provvedimento per tutti quei detenuti che si trovano nella stessa situazione dell’ex governatore. Una richiesta che chiaramente è destinata a riaprire il dibattito sulla questione carceri e che conferma la sensibilità cristiana di un uomo, come Cuffaro, che seppure condannato, ha sempre affrontato con dignità la sua pena senza mai piangersi addosso. Un atteggiamento quasi stoico da parte dell’ex governatore della Sicilia.

La sua vicenda ha fatto spesso gridare a una sorta di accanimento da parte della magistratura. La madre di Cuffaro, infatti, ha 90 anni e addirittura prima di Natale le è stata negata una visita al figlio in carcere pochè, stando alla risposta data dal Giudice di Sorveglianza, non sarebbe neppure in grado di riconoscere il figlio.

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