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Un carcerato su tre non è italiano. Il piano dell’esecutivo: vanno trasferiti al loro Paese d’origine anche senza consenso

Le carceri italiane sono strapiene e fin qui niente di nuovo. La svolta è che il ministro della Giustizia, il grillino Alfonso Bonafede, ne ha azzeccata una dicendo in Parlamento che deve essere accelerato il rimpatrio dei detenuti stranieri. Un discorso più da leghista che da pentastellato, infatti Matteo Salvini ha subito parlato di «piena sintonia» tra Carroccio e M5S (l’argomento è da anni un cavallo di battaglia della Lega), e sono contenti pure quelli di Forza Italia perché sul tema di come risolvere il sovraffollamento carcerario sono da sempre in prima linea. La deputata azzurra Debora Bergamini è infatti firmataria di una proposta per riportare in patria gli stranieri ora reclusi da noi e adesso spera sia la volta buona. «Il governo approvi la mozione che sto depositando in queste ore», insiste citando l’applicazione della Convenzione del Consiglio d’Europa per cui è possibile ridurre drasticamente il fenomeno del sovraffollamento mantenendo come caposaldo il principio della certezza della pena.

Le cifre, del resto, parlano da sole. Al 17 luglio di quest’anno, dati aggiornatissimi, su 58.745 detenuti presenti nelle prigioni del nostro Paese, 19.860 vengono dall’estero. Praticamente un terzo. Marocco, Albania, Romania e Nigeria sono le nazionalità più “gettonate”, colpevoli di reati che spaziano dallo spaccio di stupefacenti, al porto d’armi abusivo, a furti, rapine, reati contro la pubblica amministrazione, contro la persona e contro il patrimonio. Ci sono centinaia di carcerati stranieri che affollano le celle del Lazio (i penitenziari romani di Rebibbia e Regina Coeli), ma tanti anche a San Vittore a Milano, per non parlare di Bologna, Napoli, Torino Le Vallette e Firenze Sollicciano e, in misura minore, un po’ ovunque nelle italiche celle.

È di ieri, ad esempio, la notizia del ghanese Kabobo, recluso a Opera (Milano), personaggio di alta pericolosità sociale, che nel 2013 uccise a picconate tre passanti e seminò il terrore in un quartiere milanese, che sta scontando la sua pena tra una lezione di italiano e lavoretti interni al carcere e che probabilmente
sarà per sempre a carico nostro. Ma come lui ce ne sono altri. Così numerosi, insomma, che non ci stanno più, le condizioni all’interno rischiano di diventare proibitive, per cui l’avvocato Bonafede, sollecitato dalle opposizioni a dare una ricetta in merito alla situazione carceraria, ha annunciato durante il que- stion-time alla Camerailpro- getto allo studio del governo giallo-verde: «I detenuti stranieri saranno trasferiti nei loro Paesi di provenienza». E ha specificato: «Anche senza illoro consenso».
Però attenzione: l’impegno che si è assunto il Guardasigilli grillino, già alle prese con una giustizia tutta da riformare, non è quello di prendere e sbattere con la forza i galeotti stranieri su un aereo diretto oltreconfine. Si lavora tra ministeri e, ovviamente, utilizzando le leggi internazionali vigenti, in particolare lo sforzo messo in campo ha l’obiettivo di rivedere e incrementare quegli accordi bilaterali volti a consentire il trasferimento degli stranieri condannati, pur laddove non ci sia un esplicito consenso del detenuto stesso (che, chissà perché, non c’è quasi mai. Preferiscono stare qui).

 Il dicastero di via Arenula ha in mente, soprattutto, di velocizzare l’applicazione dei trattati conclusi con l’Est Europa, Albania e Romania in primis. Applicazione che finora non soddisfa l’esecutivo penta leghista. Si parla, infatti, anche di una possibile missione in tempi brevi del ministro Bonafede nei Paesi che sono al momento più restì i a dare seguito alle intese bilaterali in tema di giustizia: nazioni che hanno la tendenza a mollare a noi la patata bollente della gestione di cittadini che si sono macchiati di crimini violenti. A ciò si deve aggiungere il rapporto appena diffuso dalla Dia, che cita tra i reati di cui si macchiano maggiormente gli stranieri il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, lo sfruttamento della prostituzione, la tratta di persone e punta il dito, in particolare, sul sodalizio criminale che si crea tra italiani e stranieri, magari complice anche il tempo passato insieme dietro le sbarre.
I delinquenti vadano a casa loro, dunque. Non è solo Salvini che lo auspica. Lo vogliono anche i Cinquestelle.