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Vendere Klimt e Chagall per risanare Venezia: Brugnaro shock!

Va di moda parlare dei sindaci di questi tempi e questo è il turno di Luigi Brugnaro, primo cittadino di Venezia, il quale nei giorni scorsi ha espresso un’intenzione scioccante: vendere i quadri di Klimt e Chagall per risanare le casse della città lagunare. La base d’asta complessiva sarebbe di circa 400 milioni di euro. Un valore importante che potrebbe aiutare a risistemare i conti di Venezia. Ma è giusto vendere l’arte per riequilibrare le casse cittadine? E che nesso ha l’arte con l’amministrazione di una città?

Per Brugnaro, le opere di Klimt e Chagall “non hanno nulla a che vedere con la storia artistica e culturale di Venezia” e per questo sarebbe giusto vendere opere come ad esempio La Giuditta II di Klimt, il cui valore si stima essere tra i 70 e i 90 milioni di euro circa. Si parla già anche di un elenco di opere d’arte in vendita, con tanto di valore accanto a ogni singola opera.

Una provocazione? Neppure troppo: una nota dal comune di Venezia, infatti, pur smorzando la subitaneità della proposta shock di Brugnano, non smentisce l’ipotesi di vendere le opere d’arte: “Sarà necessario procedere a una attenta e puntuale verifica del patrimonio a disposizione, ma al momento non c’è nessun elenco. La situazione del bilancio di Venezia è nota a tutti, pertanto c’è certamente la volontà di fare un approfondimento in questo senso”. “In mancanza di risorse”, continua la nota, “la necessaria salvaguardia della città potrebbe dover passare attraverso la rinuncia ad alcune opere d’arte cedibili poiché non legate alla storia della città né per soggetto né per autore”.

La proposta di Brugnaro prende consensi da alcune parti, ma dinieghi e scuotimenti di capo da altre: come dalle parti del ministro dei beni culturali Dario Franceschini, il quale auspica essere solo una battuta o “una mezza minaccia per chiedere più risorse al governo in vista della stabilità“.

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