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Wikileaks rivela il profondo della diplomazia mondiale

Molti mass media occidentali hanno già iniziato, dalla tarda serata di ieri, a rivelare il contenuto dei circa 250.000 documenti sensibili trasmessi ad alcune importanti testate giornalistiche, da Wikileaks. 

Occorreranno certamente molti giorni per vagliare le centinaia di migliaia di documenti segreti americani messi on line da Julian Paul Assange, fondatore di Wikileaks, ma i media occidentali, associati all’operazione, hanno iniziato a rivelarne i primi argomenti. 

In testa, il New York Times, che ha pubblicato sul suo sito Internet un lunghissimo articolo nel quale sono messi in evidenza i punti forti delle 250.000 note diplomatiche confidenziali, file ricevuti direttamente da Wikileaks. 

Questi appunti “offrono un panorama inedito dei negoziati,  proprio come effettivamente vengono realizzati dalle ambasciate attraverso il mondo”, scrive il quotidiano americano. 

Queste migliaia di archivi, infatti, offrono dei punti di vista diretti su alcuni dirigenti stranieri, fornendo informazioni “sensibili” sul terrorismo e la proliferazione nucleare. 

Espongono chiaramente come Israele abbia spinto gli Stati Uniti contro l’Iran nel 2009, mostrano che donatori sauditi sono i principali finanziatori di organizzazioni radicali come al Qaeda e ancora,  che agenti del governo cinese hanno condotto una certa operazione diretta ad attacchi informatici contro gli Stati Uniti e i loro alleati. Si legge inoltre,  che il Segretario della Difesa americana, Robert Gates, pensa che battute militari nei confronti dell’Iran non farebbero che ritardare da uno a tre anni la sua ricerca dell’arma atomica. 

La Casa Bianca ha immediatamente reagito, domenica sera, condannando i rapporti d’affari di Wikileaks, ribadendo che questi mettono in serio pericolo vite umane. “Tali rivelazioni fanno correre alti rischi ai nostri diplomatici, ai membri della Comunità delle informazioni e a tutte le persone del  mondo intero che collaborano con gli Stati Uniti, per promuovere la democrazia e un governo trasparente”, ha diramato in un comunicato il portavoce del presidente Barack Obama, Robert Gibbs. 

Questi ultimi giorni, gli Stati Uniti hanno intrapreso una vera impresa diplomatica per ammortizzare la scossa della divulgazione di questi documenti. 

Venerdì, il Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, aveva personalmente telefonato ai  dirigenti francesi, afghani, emirati, britannici e  cinesi, per prevenire gli impatti delle rivelazioni di Wikileaks. Secondo molti osservatori, infatti, ciò potrebbe generare una catastrofe diplomatica senza precedenti. 

A Roma, il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, non ha atteso la pubblicazione dei documenti confidenziali o segreti,  per evocare “Un 11 settembre della diplomazia mondiale”.  

In Russia, il quotidiano Kommersant ha affermato che le fughe di notizie includono valutazioni “sgradevoli” che avrebbero potuto ferire Mosca. 

A Londra,  invece, Cameron aveva chiesto la collaborazione della stampa “a mettersi una mano sul cuore prima di divulgare gli atti riservati per la sicurezza del Regno Unito”.