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Appello dei preti ai vescovi: fermate Salvini

Anziché predicare la salvezza delle anime, fanno la predica a Salvini. Da tempo immemore i sacerdoti, disinteressati alla vita dell’aldilà, si preoccupano solo delle vite al di là del mare. Non diffondono più il verbo del Vangelo, preferiscono firmare appelli. E poco si curano delle pecorelle smarrite semmai accolgono le pecore (nere) arrivate da da fuori… Non sorprende perciò che dozzine di preti, ormai soliti scambiare i pulpiti per tribune elettorali, insieme a intellettuali, teologi ed esponenti del laicato cattolico, si siano prodigati in una lunga lettera, destinata ai vertici della Cei, a partire dal presidente Gualtiero Bassetti, per denunciare la costante crescita in Italia di «una cultura con marcati elementi di rifiuto, paura degli stranieri, razzismo, xenofobia; cultura avallata e diffusa persino da rappresentanti di istituzioni», che porta a «maltrattare gli immigrati, denigrare chi ha meno o chi viene da lontano, sfruttare il loro lavoro ed emarginarli».

Allo stesso tempo gli oltre 600 firmatari della missiva – tra cui padre Bartolomeo Sorge, già direttore di Civiltà Cattolica, e don Renato Sacco, presidente di Pax Christi – contestano «le strumentalizzazioni della fede cristiana con l’uso di simboli religiosi, come il crocifisso o il rosario o versetti della Scrittura, a volte blasfemo o offensivo». Il riferimento, implicito ma mica tanto, è a Matteo Salvini, che con una mano respingerebbe gli immigrati e con l’altra stringerebbe il rosario. Atteggiamento ipocrita e addirittura sacrilego, secondo i parroci censori, perché esiste un’«inconciliabilità profonda tra razzismo e cristianesimo» e non «è possibile essere cristiani e, al tempo stesso, rifiutare gli immigrati».
Il vero uomo di fede, dicono loro, accoglie a oltranza, spalanca le porte a chiunque venga d’oltremare, «soccorre e assiste gli ultimi»;e non solo: crede che ogni immigrato sia Dio stesso perché «con essi il Cristo si identifica». Da qui la richiesta ai vescovi di un pronto intervento per «dissipare i dubbi e chiarire da che parte il cristiano deve essere, sempre e comunque». Cioè, se con Salvini ocontro di lui.

In attesa di verificare se ci saranno smentite di adesioni all’appello in perfetto stile rivista Rolling Stone, è interessante notare come certi preti sappiano essere più papisti del Papa e dei suoi vescovi, e gridino all’accoglienza indiscriminata laddove il pontefice invita ad accogliere ma con prudenza;e addirittura stabiliscano criteri netti per indicare chi è cristiano e chino, mentre neppure Bergoglio si spingerebbe a tanto, evidentemente pensando «chi sono io per giudicare?». Ancora più interessante è vedere da che pulpito arriva la predica. Per carità, i firmatari dell’appello potranno essere tutte persone specchiate, ma è evidente che c’è un tarlo, mica da poco, all’interno della comunità dei preti che riguarda il rapporto col meccanismo dell’accoglienza. Le cronache, e ripetutamente, ci raccontano di parroci che lucrano sull’assistenza ai migranti, traendo benefici in termini di Soldi e Sesso. Basti ricordare quanto accaduto lo scorso anno a don Edoardo Scordio, parroco di Isola Capo Rizzuto, arrestato e poi messo ai domiciliari per aver distratto a vantaggio di una cosca i fondi destinati al Centro di accoglienza del suo paese. E quanto successo, due mesi fa, a un sacerdote della diocesi di Grosseto, indagato per aver fatto finire su un conto corrente personale soldi destinati alla gestione dei rifugiati.

Ancor più ripugnante è il ricatto sessuale messo in atto da alcuni preti per assicurare agli immigrati accoglienza e status di profugo. Ha fatto scuola, quattro anni fa, il caso di don Sergio Librizzi, il prete a capo della Caritas di Trapaniche, secondo la Procura, avrebbe costretto
gli immigrati a prestazioni sessuali, lasciando loro intendere di poter agevolare il riconoscimento dell’asilo.
Episodi analoghi ancora oggi non mancano, se è vero che don Antonio Zanotti, fondatore della comunità di accoglienza per profughi “Oasi 7” in provincia di Bergamo, è stato appena accusato da uno straniero ospitato nel suo centro di averlo costretto ad avere rapporti sessuali con lui, in cambio di denaro.
A fronte di questo scenario, ci permettiamo di affermare che costoro, di certo, non erano buoni cristiani. E soprattutto ci spieghiamo perché le piazze di Salvini sono piene, mentre le parrocchie sono vuote.