Berlusconi le sue dimissioni viste dalla stampa italiana

13 novembre 2011 15:510 commentiDi:

Un sospiro di sollievo per alcuni, il disgusto del diktat dei mercati per altri. Una panoramica degli editoriali della penisola in quest’ultimo week-end storico per Roma.

I negoziati sono ancora in corso tra il presidente della Repubblica e i differenti partiti politici, ma come di consueto, la stampa tira già le proprie concludioni. Per alcuni giornali si volta pagina per altri la partenza del Cavaliere non risolve nulla e l’Italia avanzerà alla cieca.

“Uno degli errori da evitare è quello delle mezze misure”, avverte il “Corriere della Sera” prima di precisare che: “si fa un governo col presidente, Giorgio Napolitano, ma, oggi, è coi partiti che bisogna discuterne la composizione.” Ad una situazione eccezionale “come quella che stiamo vivendo attualmente, occorre una risposta eccezionale, aggiunge il quotidiano, che teme tuttavia altri rischi per la Costituzione:  “Poi, questa parentesi deve chiudersi e dobbiamo tornare ai nostri difficili impegni, così difficili quanto rispettabili. Quelli del consenso e della “caccia ai voti.” La democrazia, giustamente”, ironizza il giornale.

Ebetismo e incoerenza

Per la “Repubblica”, sicuramente l’ambiente congiunturale è servito a qualcosa. “Berlusconi è circondato da un mare in tempesta.” Ma le “sue recenti uscite, i suoi cambiamenti improvvisi di rotta, le sue assurde proposte e i suoi anatemi ripetitivi, hanno dato l’impressione di ebetismo e di incoerenza totale, come un pacchetto gettato nella stiva di una nave”. E il quotidiano lancia il suo allarme “è evidente che il comandante della nave non è più in grado di dare ordini. Ma è altrettanto chiaro che non c’è nessun altro in grado di sostituirlo.”

Il settimanale “l’Espresso” passa in rassegna tutte le truppe di Berlusconi e apre un sondaggio. Il risultato è chiaro:  “La fiducia nel governo Berlusconi è crollata oggi dal 55% al 20%. Berlusconi è stato praticamente licenziato dalle sue funzioni dai suoi elettori. La sua credibilità al Parlamento è passata da 28 al 16%: un tasso ancora più basso rispetto all’epoca di Tangentopoli.


In quanto al più grande quotidiano economico “Il Sole 24 ore” si dice  preoccupato per il futuro: “Il tempo giudicherà. Ma la storia raramente coincide con la cronaca. Dunque, buona fortuna a noi tutti e a quelli che, domani, si troveranno ad affrontare un compito così gravoso. E al presidente del Consiglio che ha avuto il buono senso di rassegnare le dimissioni:  “Tra qualche giorno, quando guarderemo indietro, forse una frase potrà simboleggiare questo cambiamento, la nascita del governo del professor Mario Monti e la fine di una lunga stagione. Questa frase potrebbe essere:  “Non voglio costituire un problema, né un ostacolo, ed ancor meno un pretesto per qualcuno. Di conseguenza, visto il mio senso di responsabilità ed il mio senso verso lo Stato, preferisco arretrare.”

Avanti tutta verso l’austerità!

“Il Giornale” scommette già sul programma di austerità che il successore del Cavaliere non mancherà di riservare agli italiani:  “Il programma di lacrime e sangue di Monti.” E afferma: “La manovra economica del governo Monti è già pronta. È stata scritta a Bruxelles (Quartier Generale della Ue) e a Francoforte (Sede della Banca centrale europea). Il menù è già conosciuto: sangue e lacrime. Per cucinarlo, il presidente del Consiglio userà pochi ingredienti. Tra le misure in cantiere, l’innalzamento dell’età pensionabile e la riorganizzazione del mercato del lavoro.”

Infine, il quotidiano economico in prima linea “Affari italiani” nota con un accento consensuale:  “Silvio Berlusconi non è più capo di governo italiano”.  Alcuni gioiranno, altri soffriranno e pregheranno. Ma, in questo storico fine settimana di metà novembre, l’uomo che per quasi vent’anni, ha occupato positivamente o  negativamente, il potere in Italia, si è dimesso.

La colpa è dei mercati, dello spread, strettamente legati alla fiducia di un governo stabile, alla Banca centrale europea, certo. Ma la colpa è soprattutto dello stile decadente e  la dissolutezza della sua vita privata.  Sottolinea poi: “Sì, ci sono le circostanze. I banchieri, la Banca centrale europea, il duo Merkozy che hanno certamente avuto il loro peso. Ma niente di tutto ciò sarebbe arrivato se avessimo avuto un primo ministro forte, serio e autorevole.” Il quotidiano conclude:  “E chi pagherà il prezzo di questa crisi? Le persone comuni, come sempre?”

Ultimo aggiornamento 13 novembre 2011 ore 16,51






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