Berlusconi legge stabilità poi mi dimetto e non mi ricandido

9 novembre 2011 08:200 commenti

Il Parlamento deve adottare a metà novembre le misure promesse all’Unione europea per evitare il contagio della crisi dell’euro.

Rimasto senza maggioranza dopo un voto determinante, ieri 8 novembre, alla Camera dei deputati, Silvio Berlusconi ha annunciato nel tardo pomeriggio al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che si dimetterà subito dopo l’approvazione da parte del Parlamento, del piano di risanamento di bilancio promesso al G20 di Cannes, lo scorso giovedì.

“Presidente, voglio mettere il Paese in sicurezza, coinvolgendo pure le opposizioni. Dopo, una volta compiuti gli adempimenti che ci chiede l’Europa, tornerò qui per rimettere il mandato”. Riferisce il premier al capo dello Stato, il quale pur approvando questo percorso, non vuole che si perda troppo tempo.

“Non possiamo traccheggiare, l’Italia ha bisogno di misure urgenti”, risponde Napolitano.

“Anch’io ho fretta, non sono incollato alla poltrona e, dopo le mie dimissioni, lei deciderà per il meglio. Il Parlamento però è paralizzato, la legislatura non può continuare in queste condizioni”. Ha replicato Berlusconi.


Il voto per l’approvazione della legge di stabilità avrà luogo il 15 novembre. In un’intervista alla Rai, il presidente del Consiglio si è pronunciato a favore di elezioni anticipate, giudicando “impensabile„ la formazione di un esecutivo di transizione.

“Appena sarà approvata la legge di stabilità mi dimetterò e, siccome non ci sono altre maggioranze possibili, vedo solo le elezioni all’inizio di febbraio, elezioni a cui non mi candiderò più. Il candidato premier del centrodestra sarà Alfano che è ‘bravissimo’ e ‘accettato da tutti’. Afferma Berlusconi in un’intervista alla Stampa, “Mi sono impegnato con l’Europa ad approvare le misure concordate e prima di andarmene voglio mantenere la promessa”, ha aggiunto il premier.

Ieri alla Camera dove si è discusso il bilancio delle finanze pubbliche 2010, solo 308 lo hanno approvato, otto meno della maggioranza, mentre 321 si sono astenuti, dei quali undici membri della sua maggioranza, “i traditori” per il presidente del Consiglio.

È ovvio che questo governo non ha più la maggioranza alla Camera„, ha concluso il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, invitando per l’ennesima volta Berlusconi a dimettersi.

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Ultimo aggiornamento 09 novembre 2011 ore 09,20






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