Berlusconi potrebbe evitare il processo “Rubygate”

Oggi a Milano,  al via il processo Ruby contro Silvio Berlusconi, dove i principali protagonisti saranno assenti.  

Nella prima sezione della Corte d’Assise d’Appello, infatti, non presenzieranno né il Presidente del Consiglio, imputato e nemmeno Karima El Mahroug (Ruby), teste chiave sia per l’accusa che per la difesa, saranno assenti anche i legali del Premier,  Longo e Ghedini. L’udienza lampo servirà a stabilire le date relative alle fasi del processo. 

Il grande déballage giudiziario sulle scappatelle  sessuali del Presidente del Consiglio potrebbe non avere mai luogo. 

Ieri, appunto, la vigilia dell’apertura del processo “Rubygate” a Milano, la Camera ha approvato, per dodici voti di differenza, la richiesta di sollevare davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sul caso Ruby.  

Lo scopo è quello di chiedere alla Consulta di pronunciarsi sulla competenza del Tribunale dei ministri per tale processo, sottraendolo a quella dell’Autorità giudiziaria di Milano.  

Secondo Pdl, Lega e ‘Responsabili’, la telefonata fatta dal premier alla Questura di Milano, lo scorso fine maggio, rientrava tra le sue funzioni di presidente del Consiglio ritenenendo l’allora minorenne marocchina nipote di Mubarak. L’opposizione, invece, vede in tutto ciò,  il reato imputato dal Tribunale di Milano a Berlusconi e quindi il premier deve affrontarlo.

In altri termini, la maggioranza auspica che la  Corte Costituzionale, decreti che il tribunale ordinario di Milano non sia competente per giudicare un capo di governo, ma che la pertinenza sia del tribunale dei ministri. 

Una procedura lunga e complicata 

Ora i giudici della quarta sezione del tribunale di Milano, tre donne, dovranno decidere se sospendere o meno il processo, in attesa del parere della Corte Costituzionale. In quest’ultimo caso, non prima del prossimo autunno, e in luogo di parere positivo, tutti gli atti giacenti presso il tribunale di Milano,  testimonianze e intercettazioni telefoniche comprese, verrebbero annullati. 

D’altra parte, se il tribunale dei ministri ereditasse il caso, i deputati dovrebbero dare la loro autorizzazione perché Berlusconi venga giudicato. 

Ovviamente, l’opposizione è insorta contro questa manovra berlusconiana. “Abbiamo assistito ad un’altra fase vergognosa”, sostiene Dario Franceschini, del PD, sottolineando che “un governo che in piena crisi internazionale, vede un ministro degli Esteri trascorrere i suoi giorni in difesa del capo di governo…”. 

“Rubygate” è certamente il processo più ostile a Silvio Berlusconi, poiché non mette in causa i suoi affari economici,  ma la sua vita privata e la sua immagine. 

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