Biografia Giulio Andreotti

6 maggio 2013 14:340 commenti

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Difficile ricostruire in breve la lunga vita di Giulio Andreotti, morto oggi all’età di 94 anni nella sua abitazione romana. Nato a Roma il 14 gennaio 1919, Andreotti è stato sette volte Presidente del Consiglio e Senatore a Vita.

Ha vissuto la sua infanzia a Roma, in piazza Firenze. Era l’ultimo di tre figli, tra i quali una sorella morta di meningite a 18 anni. Suo padre Filippo morì quando Giulio aveva due anni.

Frequentò il Liceo Tasso con i figli di Benito Mussolini. A proposito di questa ‘frequentazione’ Andreotti disse: “Ci fecero conoscere la libertà: tutto era permesso a tutti, perché tutto era permesso a loro”.

Nel 1937 Andreotti iniziò a frequentare la facoltà di Giurisprudenza, aderendo alla Federazione degli universitari cattolici e lavorando come avventizio dell’ufficio imposte.

Nel 1941, mentre preparava la tesi presso la Biblioteca Vaticana, conobbe Alcide De Gasperi. Quest’ultimo, nel 1942, lo coinvolse nella fondazione della Dc.

Dal 1947 al 1953 coprì il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio con De Gasperi e Giuseppe Pella.

Il primo ruolo politico di rilievo, tuttavia, arrivò nel 1954, quando durante il primo governo di Amintore Fanfani, fu nominato ministro degli Interni.


Nel 1972, esattamente il 18 febbraio, il Presidente Leone lo incaricò di formare il suo primo governo. Il primo dei suoi sette governi.

Dal luglio del 1989 al 24 aprile 1992 divenne di nuovo presidente del Consiglio, prima in un governo pentapartito e poi in un governo privo dei repubblicani. Fu il periodo in cui Andreotti firmò il trattato di Maastricht, che impegnò l’Italia a “entrare in Europa”. Sempre nello stesso periodo, Andreotti convinse il presidente dell’Iri, Romano Prodi, a vendere il Banco di Santo Spirito alla Cassa di Risparmio di Roma.

Nominato senatore e vita nel 1991, nel 1992 ‘rischiò’ di diventare Presidente della Repubblica, se non fosse per l’improvviso ‘cambiamento di programma’ di Umberto Bossi, che in extremis non gli assicurò i voti per arrivare al Colle.

Nel 1993 la Procura di Palermo, guidata da Giancarlo Caselli, recapitò lui un avviso di garanzia per concorso in associazione mafiosa. Andreotti rinunciò all’immunità parlamentare e si fece difendere da una giovane donna siciliana, Giulia Bongiorno. Fu definitivamente prosciolto dalla Cassazione dopo essere stato condannato in secondo grado. L’intimità tra Andreotti e i boss della mafia era a suo dire dimostrata dal fatto che un giorno, nell’attico palermitano di Ignazio Salvo, Andreotti e Totò Riina si erano baciati, come usanza tra padrini vuole.






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