Contributi figurativi al premier importanti per l’indagine su Tiziano Renzi

19 settembre 2014 11:000 commenti

Mentre il Pd si è chiuso nel silenzio, il centrodestra sta ricamando sull’indagine della Procura di Genova che ha iscritto nel registro degli indagati anche Tiziano Renzi, il padre del premier. Sembra che in ballo ci siano anche i contributi figurativi versati all’ex sindaco di Firenze.

La vicenda sulla quale indagano i magistrati di Genova risale a qualche anno fa. La società Chil Post, infatti, ha dichiarato il fallimento nel maggio del 2013 ma in quel momento Tiziano Renzi aveva già ceduto le sue quote a Massone e Gabelli. L’attuale Premier, che era stato assunto come dirigente dell’azienda di famiglia, pochi giorni prima di essere candidato dall’Ulivo alla provincia di Firenze. In questo modo, mettendosi in aspettativa subito dopo l’elezione, era riuscito ad ottenere per circa 9 anni il versamento dei contributi figurativi. È su questo punto che insistono molti per capire se anche il premier ci abbia messo del suo all’epoca dei fatti.

> Indagato per bancarotta fraudolenta il padre di Renzi


Intanto il centrosinistra dice che questo accanimento sembra legato alle dure parole che il premier ha riservato alla magistratura. Matteo Renzi ha azzittito subito i suoi ed ora a parlare resta il centrodestra. Gasparri, tanto per citarne uno, fa notare come Renzi, pochi giorni fa, in riferimento all’inchiesta su Descalzi, diceva di non permettere che “un avviso di garanzia citofonato sui giornali o uno scoop” cambiassero la politica industriale nazionale. E il vece presidente del Senato, su Twitter, aggiunge che il garantismo che vale per Descalzi, di conseguenza, deve essere applicato anche a Tiziano Renzi. Un tempismo, fa notare Gasparri, alquanto sospetto, almeno nelle dichiarazioni.

 






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