Home / Politica italiana / “Cosa rischia penalmente”. Matteo Salvini indagato, il colpo di scena

“Cosa rischia penalmente”. Matteo Salvini indagato, il colpo di scena

Colpo di scena nella vicenda della nave Diciotti. La Procura di Agrigento, alla fine dell’attività istruttoria compiuta a Roma, ha deciso di passare a ‘noti’ il fascicolo relativo al mancato sbarco degli immigrati dal pattugliatore ‘U. Diciotti’, già iscritto per i reati di sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. Due gli indagati, uno di questi è il ministro dell’interno Matteo Salvini. Lo ha reso noto in una nota il Procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio. ”Tale procedura, prevista e imposta dalla legge costituzionale 16/1/89 n.1, permetterà, con tutte le garanzie e le immunità previste dalla medesima legge, di sottoporre a un giudice collegiale specializzato le condotte poste in essere dagli indagati nell’esercizio delle loro funzioni – dice Patronaggio – Uno dei quali appartenente ai qualificati soggetti indicati dall’articolo 4 della norma costituzionale”. La nota termina così: “Come è noto infine ogni eventuale negativa valutazione delle condotte di cui sopra, dovrà essere sottoposta alla autorizzazione della competente Camera”.

Oltre al ministro Salvini, è indagato un capo di gabinetto. La reazione di Salvini, ovviamente, è furiosa: “Una vergogna. Possono arrestarmi, ma non fermeranno il cambiamento”. Poi l’annuncio “gli immigrati a bordo della Diciotti sbarcheranno nelle prossime ore. Gran parte dei migranti della Diciotti saranno ospitati dalla Chiesa italiana, dai vescovi che hanno aperto le porte, i cuori e il portafoglio”, ha spiegato Salvini. E ha proseguito: “Alcuni immigrati vanno in Albania, il governo albanese si è dimostrato migliore di quello francese. E io dico grazie agli albanesi e vergogna ai francesi. La restante parte dei migranti andrà in uno-due altri Paesi ma la maggioranza, e ci ho lavorato personalmente mentre gli altri insultavano, sarà ospitata a cura dei vescovi della Chiesa italiana”. Continua a leggere dopo la foto

“Possono arrestare me ma non la voglia di 60 milioni di italiani, indaghino chi vogliono. Abbiamo già dato abbastanza, è incredibile vivere in un paese dove dieci giorni fa è crollato un ponte sotto il quale sono morte 43 persone dove non c’è un indagato e indagano un ministro che salvaguardia la sicurezza di questo Paese. È una vergogna”, ha concluso. Le contestazioni, comunque, non possono essere più approfondite dalla magistratura ordinaria, ma devono essere oggetto di valutazione del tribunale competente per i reati commessi dai ministri nell’esercizio delle loro funzioni. Le ipotesi di reato per cui Salvini è stato indagato sono: sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. Ma cosa rischia penalmente Matteo Salvini? Nonostante sia un ministro, Salvini risponde di fronte alla giustizia per eventuali reati commessi nell’esercizio delle sue funzioni. Ma solo ad alcune condizioni. Continua a leggere dopo la foto

L’articolo 96 della Costituzione stabilisce che: “Il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale”. Secondo le due leggi che disciplinano la materia (la legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1 e la legge n. 219 del 1989) un’eventuale indagine sull’operato del ministro dell’Interno diventerebbe subito di competenza del “Tribunale dei ministri”. L’articolo 96 della Costituzione prevede che sia necessaria l’autorizzazione a procedere della Camera di appartenenza del ministro. Il procedimento è il seguente: il presidente del ramo del Parlamento competente invia gli atti trasmessi dal Tribunale dei ministri alla giunta per le autorizzazioni a procedere, in base al regolamento della Camera stessa. Entro 60 giorni dalla consegna degli atti al presidente della Camera competente, l’assemblea si riunisce e può “a maggioranza assoluta dei suoi componenti, negare l’autorizzazione a procedere ove reputi, con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo”. Gli inquisiti, nel tribunale ministeriale, non possono essere sottoposti a misure limitative della libertà personale, a intercettazioni telefoniche o sequestro o violazione di corrispondenza ovvero a perquisizioni personali o domiciliari senza l’autorizzazione della Camera competente. L’articolo 605 del codice penale, che prevede il reato di sequestro di persona, stabilisce che: “Chiunque priva taluno della libertà personale, è punito con la reclusione da sei mesi a otto anni”. La pena può arrivare fino a dieci anni se è commessa “da un pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni” e fino a 12 anni se il fatto “è commesso in danno di un minore”. Il punto è che Matteo Salvini, in quanto leader della Lega, uno dei partiti di maggioranza e membro della coalizione di governo, rischia poco, perché difficilmente il Senato – che è la sua Camera di appartenenza – approverebbe l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti. Nonostante il suo hashtag #arrestatemi, Salvini sa benissimo di godere dell’immunità e di non poter essere arrestato senza l’autorizzazione della sua Camera di appartenenza.

Loading...