Ddl diffamazione, carcere per i giornalisti e polemiche

14 novembre 2012 16:350 commentiDi:

Carcere per i giornalisti. È questo il risultato del voto segreto che ha ottenuto 131 si, 94 no e 20 astenuti. La segretezza è stata forse la base per una “vendetta” dei politici sui giornalisti. Oppure un ammonimento, una cosa del tipo “non pensiate di essere troppo liberi scrivere, fare e dire”.
Un’azione trasversale della Lega Nord e dell’Api di Rutelli ha dato forza al cosiddetto Ddl diffamazione che prevede, in alcuni casi, anche la pena del carcere per i giornalisti.
E la politica ora si divide. C’è chi attacca e c’è chi si difende.
Intanto Sallusti si mostra arrabbiato e attacca la politica intervistato da Tgcom24:

“Non c’era la volontà di risolvere il problema sollevato dal mio caso. Il parlamento é sovrano, io sono rattristato dalla vigliaccheria di alcuni senatori che si sono nascosti dietro il voto segreto nell’aver preso posizione in un provvedimento non liberale. In carcere ci sono persone più coraggiose perché sono persone che hanno commesso crimini mettendoci la faccia. In Senato invece si fanno rapine con il passamontagna”.

Il giornalista ha continuato:

“Se il prezzo da pagare per non andare in carcere é quello di una legge liberticida, allora é meglio che io vada in carcere. Il parlamento si occupi di altro. Vendetta? Una stupidità politica. Sì, é una vendetta di una casta uscita con le ossa rotte da questo quinquennio scellerato. Invece di prendersela con sé stessi se la prendono con noi. Non é colpa nostra se hanno rubato i soldi dei finanziamenti pubblici. Non vedono via d’uscita se non prendersela con chi li ha smascherati”.

Tra gli altri, Maroni parla di “provocazione” e necessità di “riflettere”. La Finocchiario di “vendetta arrogante contro la stampa”. Cicchitto dice che “la pena carceraria per i giornalisti che non è assolutamente condivisibile e che quindi complica tutto”. Bocchino dice: “no al carcere, ma sì a pene severe di tipo pecuniario e interdittive della professione”. Rutelli, invece, conferma la necessità della legge dopo avere presentato l’emendamento. Sul carcere dice:

“Che cosa deve fare uno per finirci? Diffamare ripetutamente e gravemente e scegliere di non pagare la pena pecuniaria. Forse dovreste rendervi conto che con questa legge, che comunque è da completare, in carcere non ci si finisce più. In carcere in Italia, dopo Giovannino Guareschi, in 60 anni non ci è andato nessuno”.

 

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