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Fini chiede le dimissioni di Berlusconi

Il presidente della camera Gianfranco Fini, denuncia la sua mancanza di moralità nel Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Tuttavia si dice pronto a sostenere un nuovo governo portato da Berlusconi se quest’ultimo rivede il suo programma politico.

Fini denuncia in particolare la legge elettorale, “una vergogna” e attacca la Lega Nord, come parte populista anti-immigrati alleata di Berlusconi, che “non si interessa di nulla per tutto ciò che accade al sud del Po”. In sintesi, critica “un governo che non governa”, giudicando che il Presidente del Consiglio è stato “incapace di rispettare gli impegni presi con gli elettori”.

Fini chiede a Berlusconi di aprire la crisi: “Deve essere lui a decidere di rassegnare le dimissioni, salire al Colle e dichiarare che la crisi è aperta di fatto, avviare la fase in cui rapidamente si ridiscutano agenda e programma, verificare la natura della coalizione e la composizione del Governo. Noi non ci tireremo indietro. Se avrà questo coraggio sarebbe davvero una bella svolta del predellino se invece prevarrà l’atteggiamento autoconsolatorio, quanto fasullo di dire va tutto bene, allora Ronchi, Urso, Menia e Buonfiglio non rimarranno un minuto di più in quel governo”. Ha avvertito il Presidente della Camera.

“Il troppo è troppo”. Gianfranco Fini, non apprezza affatto le recenti scappatelle del Presidente del Consiglio, coinvolto in scandali sessuali. Davanti a 10.000 sostenitori, riuniti per la prima convenzione nazionale del suo nuovo partito, Futuro e Libertà per l’Italia (FLI), ieri, domenica, ha richiesto le dimissioni di Berlusconi, attraverso un discorso di una durezza insolita.

Gianfranco Fini ha anche ripreso il suo tema ricorrente “sulla legalità” senza la quale, dice, “non c’è libertà” mentre il primo ministro è perseguito da molti processi.

Ciò nonostante, Matteoli, ministro delle infrastrutture,   esclude che Berlusconi possa dimettersi, ritenendo che questo avrebbe “ripercussioni drammatiche” per tutto il paese.

Il dissenso di Fini è stato seguito da una quarantina di deputati e senatori, privando, così, Berlusconi della sua maggioranza assoluta, quasi automatica,  alla Camera e mettendolo in difficoltà al Senato.