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Immigrazione: L’Europa vuole vietarci di portare i profughi in Libia

Tantissimi casi di scabbia, donne denutrite, molte persone disidratate. È il primo quadro clinico che viene diramato dall’hotspot di Pozzallo, Sicilia, dove nella notte di domenica sono approdati i 450 migranti che erano a bordo del pattugliatore della Guardia di Finanza Monte Sperone e della nave britannica Protector di Frontex. Molti di loro saranno ricollocati. In questo, la linea dura imposta da Matteo Salvini continua a incassare risultati. Dopo Francia, Malta, Germania, Spagna e Portogallo, anche l’Irlanda accetta di accogliere una parte dei migranti sbarcati l’altra notte. Venti in totale. Pochi, ma in questo caso si dice: basta il pensiero.

Erano ventuno gli Stati dell’Ue che avevano aderito al piano di «relocation» dei richiedenti asilo. Poi però il 91 per cento di essi è finito in soli undici Paesi. Gli altri se ne sono fregati. Alla casella del Gruppo Visegrad – Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria – c’è uno zero bello tondo. I più volenterosi sono stati, invece, Germania, Svezia, Paesi Bassi, Svizzera. Ma sempre con numeri ridicoli rispetto alla macchina dell’accoglienza messa in piedi dall’Italia.

«Finalmente ben 7 paesi dell’Europa si sono svegliati da un lungo sonno», ha commentato Matteo Salvini, «è un significativo passo avanti». Ora il ministro dell’Interno lancia una nuova sfida. Chi parte dalle coste africane deve poter essere rimandato indietro. «Dobbiamo cambiare la normativa e rendere sicuri i porti libici», spiega il leader le ghista, «c’è questa ipocrisia di fondo in Europa, in base alla quale si danno soldi ai libici, si forniscono le motovedette e si addestra la Guardia costiera, ma poi si ritiene la Libia un porto non sicuro». Questo «bipolarismo europeo» va superato.
Ma la Commissione europea ribadisce la sua tesi in materia. «Nessuna operazione europea e nessuna nave europea effettua sbarchi in Libia, perché non lo consideriamo un Paese sicuro», sottolinea la portavoce della Commissione Europea per le Migrazioni Natasha Bertaud, durante il briefing con la stampa a Bruxelles. Sbarcare i migranti soccorsi in mare in Libia, spiegano fonti Ue, sarebbe «contrario al diritto internazionale».

Chi può riportare i migranti soccorsi in mare in Libia sono le autorità libiche, non le navi europee. Pertanto, spiegano ancora, «l’equipaggio della Vos Thalassa, se avesse riportato
i migranti in Libia anziché affidarli alla Diciotti della Guardia Costiera italiana, avrebbe commesso un refou- lement, in violazione del diritto internazionale».

Parole che non piacciono affatto a Salvini: «L’Unione Europea vuole continuare ad agevolare lo sporco lavoro degli scafisti? Non lo farà in mio nome, o si cambia o saremo costretti
a muoverci da soli», mette in guardia il vice premier italiano. Resta acceso il faro su Pozzallo. Sono 128 i minori non accompagnati sbarcati, molti sono in cattive condizioni igieniche e sanitarie. I medici raccontano il caso di un bimbo eritreo di un anno e mezzo. Ha la scabbia e diverse cicatrici sul corpo causate dai maltrattamenti. Reagisce con paura a ogni piccolo rumore.

Donne e bambini, spiegano i medici dell’hotspot, «hanno trascorso in media da uno a due anni nelle prigioni libiche subendo violenze ripetute, torture, continue privazioni di cibo acqua e cure mediche». Quattro somali sarebbero morti venerdì scorso nel tentativo di raggiungere a nuoto una nave avvistata in lontananza. Ma la polizia sta indagando sulla veridicità della notizia. Mentre sarebbero una decina le persone indagate tra i migranti sbarcati a Pozzallo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Gli uomini della squadra mobile di Ragusa sono al lavoro per individuare i presunti scafisti. Si attendono i primi fermi.
Intanto aumenta il numero dei migranti che rinunciano, abbandonano la Libia e se ne tornano nel Paese d’origine: negli ultimi sei mesi 28.000 persone hanno scelto questa strada, piuttosto che continuare ad attendere che di imbarcarsi per un viaggio pericoloso per l’Italia mettendosi nelle mani dei trafficanti.