La riforma delle province in pillole

23 settembre 2014 16:170 commenti

Il sottosegretario Delrio ha approvato la legge per l’abolizione delle province anche se di abolizione in realtà non si può parlare. I cittadini, che non saranno coinvolti nelle nuove istituzioni, probabilmente non riescono a seguire le evoluzioni provinciali, proviamo a riepilogarle.

Le Province sono sempre le stesse, restano in piedi ma i Presidenti e Consiglieri non saranno più eletti dai cittadini, non ci sarà una campagna elettorale, nessun manifesto e nemmeno le liste dei candidati. Tutti gli incarichi saranno definiti sulla base delle preferenze espresse nelle “elezioni di secondo grado”. Per capire il concetto bisogna entrare nel vocabolario renziano dove si scopre che le elezioni di secondo grado potrebbero essere estese anche al Senato, secondo quanto progettato dal ddl Boschi.

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A votare per i Presidenti delle Province e per i Consiglieri saranno non più i cittadini ma gli amministratori locali, tra il 28 settembre e il 12 ottobre. Si voterà in 64 province e in 8 consigli metropolitani e tutto dipenderà dalle larghe intese e dalla spartizione delle poltrone che sapranno architettare i partiti, senza coinvolgere gli aventi diritto al voto.

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Le Province però, continueranno ad occuparsi di affari che riguardano i cittadini perché conserveranno le funzioni legati alla pianificazione del territorio e all’edilizia scolastica. Di questa riforma Delrio sottolinea il risparmio economico, che pari si aggiri intorno a 3 miliardi di euro. Molti altri fanno notare che ci saranno problemi legati ai sindaci delle liste civiche che non troveranno il sostegno adeguato e dei partiti e non potranno aspirare ad una poltrona provinciale. Negli enti di secondo livello come dovranno esserlo le province, potranno essere eletti presidenti soltanto i sindaci dei comuni della provincia e potranno essere eletti consiglieri soltanto sindaci, consiglieri comunali ed ex consiglieri provinciali.






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