Le polemiche sulla legge elettorale

24 gennaio 2014 09:000 commentiDi:

matteo renzi

La proposta di riforma della legge elettorale ha iniziato il suo cammino che sembra da una parte pieno di ostacoli, dall’altra sicuro. Gli ostacoli sono le critiche e le polemiche che il segretario del Pd Matteo Renzi ha ricevuto per diversi aspetti della legge. La sicurezza è l’appoggio di Forza Italia e del Nuovo Centrodestra che assicurano una maggioranza certa in Parlamento.

Le critiche alla proposta di legge elettorale vengono anche dal Pd stesso. Una critica interna che ha portato alle dimissioni del Presidente Gianni Cuperlo e che si risolverà nell’incontro del partito. La legge avrà probabilmente delle modifiche, ma chi l’ha progettata ha detto di accettarle solo nel caso in cui non venga modificato l’impianto di base.

Le critiche per l’asse Renzi-Berlusconi vengono quindi sia dall’interno del Pd sia dall’esterno. Su questo Renzi ha parlato in questi giorni dicendo che, seppur pregiudicato, è risaputo che Berlusconi è il leader del centrodestra e che era necessario parlare con lui. Il segretario nel suo intervento si è difeso da queste critiche affermando: “Non ho le stesse idee di Berlusconi, ma io non ho paura delle mie idee, io non sono subalterno culturalmente al punto di cambiare le mie idee perché Berlusconi la pensa come me. Pensare che devo rinunciare alla riforma elettorale, alla riforma del Titolo V, alla riforma del Senato, solo perché lo vuole anche Berlusconi, è subalternità culturale”. Renzi ha anche detto che non è il Pd a legittimare Berlusconi pregiudicato, ma chi lo vota. Con una battuta ha poi affermato: “Con chi dovevo parlare, con Dudù?”.

La proposta della legge elettorale in breve

Alla base della proposta di riforma della legge elettorale ci sono le riforme costituzionali. La riforma del Senato, da molto tempo invocata da più parti, e la riforma del titolo V. il Senato si trasformerebbe in rappresentanza delle regioni e non avrebbe più il peso che ha ora. La votazione per la fiducia si farebbe solo alla Camera e il sistema quindi non sarebbe più quello di un bicameralismo perfetto. La riforma del titolo V della Costituzione riguarda invece la ripartizione dei ruoli tra Stato e regioni.

► Ecco la proposta di legge elettorale di Renzi Italicum

La legge elettorale prevede il premio di maggioranza e il ballottaggio. Il premio di maggioranza si raggiunge con il 35%, anche se su questo all’interno del Pd non c’è accordo e si potrebbe alzare la percentuale. Con il premio di maggioranza la coalizione vincente avrebbe tra il 53% e il 55% dei seggi e potrebbe quindi governare senza la necessità di alleanze con altre coalizioni. Le larghe intese sono escluse da questa legge in tutti i casi. In effetti, nel caso in cui le coalizioni non raggiungano il 35% per avere diritto al premio di maggioranza, si andrà al ballottaggio. Il ballottaggio è previsto per le due coalizioni che avranno ottenuto più voti. Chi vincerà il ballottaggio avrà anche il premio di maggioranza.

Previste anche le soglie di sbarramento che variano in base a uno specifico criterio. In effetti, se il partito si presenta alle elezioni in una coalizione, lo sbarramento è al 5%. Se il partito si presenta singolarmente, lo sbarramento è all’8%. Per la coalizione lo sbarramento è invece al 12%. Su questo aspetto si registrano i primi mormorii e si parla di salvare la Lega inserendo un nuovo criterio che si riferisce alla percentuale di voti presi in alcune regioni.

Un altro aspetto molto discusso riguarda le preferenze. In questa legge non sono previste, ma i collegi diventeranno delle circoscrizioni da circa 500 mila abitanti che eleggeranno da 4 a 6 deputati. I nomi dei candidati di ogni partito saranno presenti nella scheda elettorale.

Le polemiche interne al Pd

La minoranza interna al Pd è in pressing su Renzi e il confronto interno al partito è vivace. L’area di Cuperlo insiste per modificare alcuni aspetti della legge elettorale. Le liste bloccate, il premio di maggioranza e lo sbarramento non trovano l’accordo di una parte del partito ed è possibile che la proposta di riforma della legge elettorale venga rivista.

Su questo Renzi si mostra accogliente e fermo nello stesso tempo. Il segretario riconosce al parlamento la possibilità di fare le modifiche, ma che chiede che ci sia l’accordo di tutti. Renzi poi ha affermato: “Qualche franco tiratori ci sarà ma se faranno fallire la riforma elettorale senza metterci la faccia, dopo quello che è accaduto per l’elezione del presidente della Repubblica, allora la strada della legislatura sarà in salita, non affosseranno la legge elettorale ma la legislatura”.

Gli attriti all’interno del Pd sembrano trovare nella legge elettorale un terreno fertile per scontri più o meno sommersi. Le differenze nella visione sono evidenti e il gruppo di Cuperlo, non si sa che chiamarla già corrente, è deciso nel dire che il testo della legge elettorale deve essere cambiato. Domani ci sarà la riunione dei deputati del Pd della commissione Affari costituzionali e dovrebbe emergere una linea comune che si esplicherà nella richiesta di emendamenti unitari. Le parti della legge cui si proporrà un emendamento sono quelli anticipati. Sulle liste bloccatesi chiede l’introduzione dei collegi uninominali, delle doppie preferenze o le primarie obbligatorie; sul premio di maggioranza si chiede di alzare la soglia almeno al 38%; sullo sbarramento si chiede invece di abbassare la soglia dell’8 che riguarda i partiti che si presentano alle elezioni al di fuori delle coalizioni.

Le reazioni degli altri partiti

Le reazioni all’Italicum degli altri partiti sono stati di approvazione quasi totale, da una parte, e di critica netta, dall’altra. Il Nuovo Centrodestra ha dato il suo sostegno, ma chiede di modificare la parte delle liste bloccate reintroducendo le preferenze.

Sulla stessa linea i piccoli partiti di centro con il ministro della Difesa Mario Mauro che ha ribadito l’importanza delle preferenze per riavvicinare i cittadini alla politica.

Critiche dalla Lega, visto che con le soglie di sbarramento proposte sarebbe fuori dal Parlamento.

Le critiche maggiori arrivano dal Movimento 5 Stelle. Dopo avere parlato di “pregidicatellum”, Beppe Grillo ha affermato che il M5S è a favore delle preferenze. Grillo ha anche detto di non essere chiuso a prescindere nei confronti della proposta di legge elettorale: “Niente preconcetti, se il Pd fa una buona legge, noi la votiamo”. Da quello che dice, però, sembra che questa proposta di legge non trovi la sua approvazione.

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