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Libia. L’Italia entra in guerra

Un cambio di rotta quello del nostro presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sulla crisi libica. 

Il premier ha infatti fatto sapere, con un comunicato   diffuso da Palazzo Chigi del 25 aprile, che l’Italia è pronta a intervenire attivamente con le forze militari della Nato per bombardare i militari che sostengono la resistenza del raìs. 

L’Italia, quindi,  parteciperà ai bombardamenti sulla Libia; è pronta a permettere ai suoi aerei di condurre “azioni determinate” contro “obiettivi militari specifici scelti sul territorio libico”, ha annunciato,  ieri,  il presidente Berlusconi. 

Finora, Roma aveva semplicemente messo a disposizione della NATO molte delle sue basi militari  e aerei volti ad operazioni di riconoscimento e di sorveglianza. 

Nella nota, Berlusconi indica di avere avuto una conversazione telefonica con il presidente americano Barack Obama (che qualche giorno fa aveva dichiarato che gli Usa erano pronti ad inviare droni armati) e di averlo informato sul punto che “l’Italia ha considerato di rispondere positivamente all’appello lanciato dagli alleati”,  una risposta affermativa alla richiesta del segretario generale della NATO, in occasione dell’incontro del Consiglio Atlantico, tenutosi il 14 aprile scorso. 

“L’Italia ha deciso di aumentare l’elasticità operativa dei suoi aerei, con azioni determinate contro obiettivi militari specifici sul territorio libico, allo scopo di contribuire a proteggere la popolazione civile libica”, ha aggiunto il premier. 

Ma l’annuncio solleva uno scontro tra la maggioranza. Il leghista Roberto Calderoli ha manifestato il suo dissenso: “Di bombardare non se ne parla. Il mio voto in questo senso non l’avranno mai”. 

Ma per il ministro della Difesa, Ignazio La Russa,  la disapprovazione della Lega Nord non cambia nulla: “Non rispondo, non commento la dichiarazione di Calderoli, non voglio fare polemiche con nessuno. Dico soltanto che il Parlamento ci ha autorizzato ad una missione che comprende anche queste azioni, nel rispetto della risoluzione Onu. Non cambia nulla”. 

Ha ribadito il ministro La Russa in un’intervista con “La Repubblica”.

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