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M5S vuole disarmare la legittima difesa

Francesco Sicignano era un tranquillo pensionato di Vaprio d’Adda. Il 20 ottobre 2015 sparò al ladro che si era introdotto nella sua abitazione uccidendolo. Ci sono voluti 22 mesi di indagini per provare la sua innocenza, ma comunque ce l’ha fatta. Non è lo stesso per Mario Cattaneo, ristoratore di Casaletto Lodigiano. Ha freddato uno dei malviventi che gli stavano svaligiando il negozio ed è stato rinviato a giudizio per eccesso colposo di legittima difesa. È questa la macchina della giustizia, una macchina che viaggia lenta. Il Carroccio di Salvini è determinato a cambiare marcia. Se un malintenzionato entra in casa tua, nella tua proprietà privata, non puoi finire nei guai perché ti difendi. Solo che il percorso è minato. Già da qualche giorno il leader del Lega viene additato dagli esponenti dem come una specie di sceriffo di Nottingham. Un servo della lobby delle armi, che vuole trasformare il Paese in Far West. E anche il governo è diviso, perché i grillini temono di perdere voti e frenano o prendono tempo.

Ieri la discussione è entrata nel vivo. In commissione Giustizia a Palazzo Madama vengono incardinati 5 disegni di legge. C’è anche quello presentato dal sottosegretario all’Interno, Nicola Molteni, che punta a modificare l’articolo 52 del Codice penale e la normativa che regola il furto in abitazione, prevedendo un aggravamento delle pene anche per il reato di scippo. Ed è subito fuoco. Fuoco amico. A tirare il freno sono i 5 Stelle, a partire dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Un po’ per gettare acqua sulle polemiche delle ultime ore, un po’ per contenere i mal di pancia di quei dissidenti pentastellati che parlano di «Lega pistolera». Ma anche perché, il Guardasigilli, non è tipo che ama farsi scavalcare. È vero che il tema della legittima difesa è una «priorità» del contratto di governo però, puntualizza, «riguarda la giustizia, non la sicurezza» e non è escluso che venga affrontata con «un’iniziativa legislativa governativa».

Bonafede è perentorio: «Una cosa è certa, un intervento sulla legittima difesa in alcun modo potrà portare alla liberalizzazione delle armi». Sarà «oggetto di revisione l’eccesso di legittima difesa». Ma poi assicura: il governo è compatto. Anche il senatore grillino Francesco Urraro prende le distanze dalla presunta «onda emotiva»: «È necessaria un’analisi approfondita delle norme esistenti e dei testi presentati, così da rendere la legge realmente efficace ma nella piena sicurezza dei cittadini». A questo punto è Molteni a chiarire le intenzioni della riforma: «Nessuno vuole il Far West né la giustizia fai da te. Noi vogliamo che il cittadino abbia il diritto di difendersi dentro casa sua senza una gogna processuale, costosa,
di anni».

Molti leggono la querelle come «uno schiaffo dei 5 Stelle alla Lega». Tra questi Mara Carfagna, vicepresidente della Camera di Forza Italia: «La Lega non dovrebbe tollerare questo rallentamento». Ignazio La Russa, a nome di Fdi, ripete al Senato che «la difesa in casa propria è sempre legittima» e invita a prendere come testo base in commissione la proposta di legge del suo partito. Ha fretta anche Elisabetta Aldrovandi, dell’Osservatorio Nazionale Sostegno delle Vittime: «Servono tempi più stringenti per le indagini preliminari e, qualora l’imputato venga assolto, che lo Stato rimborsi per lo meno le spese legali».