Manovra: andate partite e vinceremo

8 settembre 2011 08:020 commenti

La Casta promette ma non mantiene, scrive “TGcom”, salta fuori la norma salva-Quirinale, ai quali viene risparmiata la prevista stretta sugli stipendi. Per loro, nessun taglio di quelli che erano stati inizialmente previsti, e che dovevano scattare dal prossimo mese. 

Così invece commenta Il Giornale “Gli onorevoli si fanno lo sconto”. A mutare nel rush finale della manovra sono i tagli alle indennità dei parlamentari che svolgono un lavoro, notevolmente ridotti rispetto alla prima versione, quella conosciuta dai cittadini e dai media. Poi il super contributo di solidarietà applicato agli stipendi dei membri degli organi costituzionali, doppio rispetto a quello che era stato studiato per i cittadini normali e che poi è stato ritirato. 

Da Ansa: ”C’è una super casta romana che vuole mantenere tutti i suoi privilegi”, la denuncia arriva dal viceministro leghista Roberto Castelli che spiega “Nel maxi emendamento del governo alla manovra, c’è una disposizione che esonera dal taglio delle indennità prevista per tutti gli organi costituzionali i super boiardi della Corte Costituzionale e della Presidenza della Repubblica. In questo momento c’è ancora tempo per cambiare il testo. Mi rivolgo al Capo dello Stato perchè intervenga”.  

Tuttavia il Quirinale fa sapere di essere “estraneo alla formulazione della norma contenuta nel maxi-emendamento del governo”. 

“Sconto agli onorevoli, tagli quasi annullati” è la testata giornalista del Corriere della Sera., che scrive: Sorpresa, l’emendamento del governo che rafforza l’entità della manovra, fa anche un bello sconto a ministri, deputati e senatori.

In attesa del promesso disegno di legge costituzionale per il dimezzamento del numero dei parlamentari, che forse non arriverà neanche oggi sul tavolo di Palazzo Chigi, l’articolo 13 della manovra sui costi della politica è stato abbondantemente rivisitato. Con una bella riduzione del taglio delle indennità dei membri di Camera e Senato, almeno sei volte di meno rispetto a quanto previsto nel testo originario, e l’ammorbidimento dell’incompatibilità del loro mandato con gli altri incarichi pubblici. 


Questo invece è un commento di Mario Giordano, direttore di Mediaset, pubblicato da “Il giornale” il 3 aprile 2011: Lavoratori per un giorno, pensionati per la vita: 

Fino a 65 anni? Trentacinque anni di contributi? Quaranta? Quan­to pensate di dover ancora faticare prima di poter battere cassa al­l’Inps? E vabbè, consolatevi: ci sono alcuni italiani che, a differenza vo­stra, da tempo ricevono la pensione avendo lavorato la bellezza di una settimana. O, meglio, la bellezza di un giorno. Proprio così: un solo gior­no di lavoro, pensione per il resto della vita. Vi sembra strano? Forse. Ma vi sembrerà un po’ meno strano appena conoscerete il lavoro (si fa per dire) svolto dai fortunati sogget­ti. Si tratta, in effetti, di ex parlamen­tari. Avvocato Luca Boneschi: eletto per i radicali nel collegio di Como, fu proclamato depu­tato il 12 maggio 1982; il giorno dopo, il 13 maggio 1982, terminò ufficialmen­te il mandato. Ventiquat­tr’ore in carica, nemmeno una presenza in aula. L’uni­co suo atto formale alla Ca­mera, la lettera di dimissio­ni. Che però è valsa una sempiterna rendi­ta che, secondo quando dichiarò lo stesso Bone­schi, gli è stata gentilmente offer­ta addirittura nel 1983. Cioè quan­do aveva appena 44 anni. Da allora quella pensione la riceve regolarmente ogni mese: 3.108 euro lordi, 1.733 netti. La stessa cifra spetta anche a due altri ex parlamentari radicali, Piero Craveri a Angelo Pez­zana.

A loro, però, è toccata una fatica maggiore: un’in­tera settimana in carica. Il primo fu iscritto al Senato il 2 luglio 1987 e si dimise il 9 luglio; il secondo fu iscritto alla Camera il 6 febbraio 1979 e si dimise il 14 febbra­io. Un’unica sedu­ta. Che ha fruttato bene. Va detto, a onor del vero, che il cavillo che ha permes­so questo scandalo è stato abolito. Adesso le norme so­no più severe: bisogna stare in Parlamento almeno 5 an­ni per avere la pensione. Certo: 5 anni sono sempre pochi rispetto ai 35-40 ri­chiesti ai cittadini normali, ma è un primo passo

Sappiamo benissimo che i diritti acquisiti non si toccano. Ma siamo si­curi che prendere 3.108 eu­ro al mese per tutta la vita in virtù di un giorno passato a Montecitorio sia un diritto? Non sarà un’ingiustizia? O uno scandalo? E chi l’ha det­to che gli scandali acquisiti non si toccano?

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Ultimo aggiornamento 08 settembre  2011 ore 10,00






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