Novità riforma del lavoro e articolo 18

21 marzo 2012 15:310 commenti

Prosegue col consenso di tutte le parti sociali, ad eccezione della Cgil che contesta le modifiche all’articolo 18, la riforma del mercato del lavoro, presentata ieri sera in conferenza stampa dal ministro Elsa Fornero e dal presidente del Consiglio Mario Monti, dopo tre ore di confronto a Palazzo Chigi tra governo e sindacati. Il via libera finale alla riforma potrebbe arrivare già domani, giovedì 22 marzo, anche senza l’assenso della Cgil che ha preannunciato “otto ore di sciopero generale in un’unica giornata con manifestazioni territoriali sulla riforma del lavoro” cui andranno ad aggiungersi “altre otto ore di sciopero per assemblee nei luoghi di lavoro”. “Per il Governo la questione è chiusa” ha confermato in conferenza stampa il presidente del Consiglio il quale, pur rammaricandosi per l’opposizione del sindacato, ha annunciato che la riunione fissata per domani alle 16 con le parti sociali non avrà come oggetto alcuna modifica alle decisioni già prese in materia di articolo 18, ma avrà bensì lo scopo di definire i particolari riguardanti le altre parti della riforma con conseguente chiusura del testo.

Oltre alle contestate modifiche all’articolo 18, sono tante le novità introdotte con il testo presentato ieri. Vediamo dunque sinteticamente le principali novità.

Articolo 18: attualmente prevede il reintegro per i lavoratori delle imprese con più di 15 dipendenti in caso di licenziamento senza giusta causa. Con le modifiche apportate dalla riforma, il reintegro sarà garantito solo per il licenziamento discriminatorio che viene però esteso a tutte le aziende, anche quelle con meno di 15 dipendenti che ne sono attualmente escluse. Il reintegro sarà accompagnato dal versamento dei contributi. Per i licenziamenti disciplinari, la proposta del governo prevede il rinvio al giudice che deciderà per il reintegro solo nei “casi gravi” e in alternativa per un’indennità con un massimo di 27 mensilità, tenendo conto dell’anzianità. Per i licenziamenti economici, infine, non è più prevista la possibilità di reintegro, e nel caso in cui il giudice dovesse ritenere il provvedimento illegittimo potrà decidere solo per un indennizzo di 15-27 mensilità, tenendo conto dell’ultima retribuzione.


Aspi. L’assicurazione sociale per l’impiego andrà a sostituire l’indennità di disoccupazione. I requisiti per accedervi sono 2 anni di anzianità e almeno 52 settimane di lavoro negli ultimi due anni. Ha durata di 12 mesi (18 per gli over 55) e prevede un’indennità con un tetto massimo di 1.119 euro che si riduce del 15% dopo i primi 6 mesi e di un altro 15% dopo i successivi 6 mesi.

Cassa Integrazione. Resta invariata la cassa di integrazione ordinaria mentre quella straordinaria resterà ma solo in caso di ristrutturazione e non per cessazione di attività.

Partite Iva. Via libera alla lotta alle partite Iva fittizie tramite sanzioni (ancora da stabilire ma che potrebbero tradursi in un obbligo di assunzione) qualora si dimostri che il rapporto di lavoro superi i sei mesi, valga oltre il 75% dei ricavi del lavoratore e quest’ultimo abbia una posizione presso il committente.

Contratti a tempo determinato. Non possono essere reiterati per più di 36 mesi, periodo al termine del quale scatta il contratto a tempo indeterminato. Prevista l’introduzione di un’aliquota addizionale dell’1,4% per i contributi a carico delle imprese e di un “premio di stabilizzazione”, consistente nella restituzione di 6 mesi di maggiorazione nel caso in cui l’azienda decida di stabilizzare il rapporto di lavoro.

Apprendistato. Nelle intenzioni del governo dovrà diventare il canale principale per l’ingresso nel mondo del lavoro, rappresentando un investimento dell’impresa in “capitale umano”, teso alla stabilizzazione del rapporto di lavoro. Avrà una durata minima e vi sarà l’obbligo di assumere a tempo indeterminato una parte degli apprendisti. Qualora non dovesse stabilizzarsi il rapporto di lavoro, sarà in ogni caso rilasciata una certificazione riguardante le competenze acquisite dal lavoratore nel periodo di apprendistato che possa essere utile per la ricerca di una nuova occupazione.

Stage. Le imprese non potranno più fare stage gratuiti per giovani al termine di un ciclo formativo, quale ad esempio un dottorato. Resta da chiarire quale forma avrà il lavoro in questi casi, ma esso sarà certamente retribuito.

Dimissioni in bianco. La riforma prevede delle norme per combattere questo fenomeno nel “solco delle misure già esistenti”.






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