Renzi e i poteri forti, perché si parla di scautismo

28 settembre 2014 13:450 commenti

Renzi è tornato dal suo viaggio in America e ha sottolineato che lo scontro avviato con i sindacati quando era a colloquio con Obama, non troverà seguito se non nella sua determinazione. Insomma, lui non è un massone, andrà avanti, al massimo si può considerarlo uno scout.

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Il fatto che Renzi è un ex capo scout è venuto fuori diverse volte durante il suo mandato di premier. In qualità di primo ministro ha anche partecipato alla Route Nazionale Agesci parlando ai giovani, di cui molti elettori, presenti a San Rossore. Dall’essere una parte della sua vita, qualcosa da inserire nel curriculum, lo scautismo è diventato uno strumento identitario. Forse il pubblico dei suoi proclami è più giovane dell’elettorato cui si sono rivolti gli ex premier?


Un merito a Renzi va riconosciuto: sta lavorando su più fronti ma promuove moltissimo tutto quello che riguarda la forza lavoro tricolore, i nuovi impieghi, gli sconti per le famiglie, la scuola, si parla poco di previdenza e assistenza.

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Di contro occorre bacchettare un po’ il premier sul linguaggio adottato che pone in relazione la massoneria con lo scautismo in modo troppo superficiale. Gli scout sicuramente fanno gruppo ed usano un gergo ed uno stile di vita che non può essere compreso a fondo dagli osservatori esterni, ma non sono una setta e men che meno una setta massonica. Ecco la frase incriminata:

“Non sono un massone, sono un boy scout. La verità è che io non omaggio certi poteri e questa è la reazione. E io insisto. Non mollo. Cominciamo con il cambiare lo statuto dei lavoratori.”






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