Tesseramento in crisi per il PD di Renzi

4 ottobre 2014 20:540 commenti

Il Partito Democratico non ha una vita lunga eppure in questo momento sta attraversando il suo primo momento di crisi. Le statistiche, infatti, parlano di una crisi del tesseramento, forse legata all’incompatibilità tra le diverse correnti che anni addietro costituirono l’anima del PD. Nel 2013 il PD contava ben 539 mila tesserati, nel 2014 sono 400 mila in meno. Secondo alcuni osservatori, oggi il tesseramento non è più considerato necessario per sentirsi parte di un gruppo politico per cui quella che tutti additano come crisi è soltanto una testimonianza dei tempi che cambiano.

Qualche osservatore fa notare che potrebbe anche essere il risultato di una forma di pulizia interna utile a tagliare i rami secchi, facendo i conti sui cittadini attivi. La politica partecipata, in fondo è una moda. La perdita di 400 mila tesserati, così, trova più di una spiegazione plausibile peccato che nessuna di queste trovi riscontro in Europa.


L’SPD, esempio, in un anno ha visto crescere la base e anche gli altri partiti di sinistra europeo stanno vivendo una storia analoga. Cosa non va nel nostro PD allora? Probabilmente è la comunicazione alla Renzi che ha fatto scappare molti iscritti. Il premier ricorda nei discorsi il suo predecessore, Silvio Berlusconi e siccome non inserisce troppa sostanza negli annunci e nei tweet, la base potrebbe semplicemente aver voluto mandare un messaggio: anche se soltanto per votare, vogliamo essere tenuti in considerazione.

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Di fatto c’è da sottolineare che in Italia la tessera non è più un simbolo per molti e la crisi della politica colpisce sia i democratici che appartengono ad un partito strutturato, sia gli affezionati alla politica che avevano sposato il modus operandi del Movimento 5 Stelle. Anche per Grillo, infatti, sembra si stia preparando la batosta in piazza.






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