Additivo presente nella plastica possibile causa di obesità

20 settembre 2012 11:090 commenti

Tra le possibili cause della frequente obesità tra i bambini ci sarebbe anche il Bisfenolo A, un additivo presente soprattutto nella plastica utilizzata per il confezionamento dei cibi e per il rivestimento delle lattine in alluminio, ma anche per otturazioni dentali e per il rivestimento della carta utilizzata per gli scontrini. A rivelarlo è stato uno studio condotto da Leonardo Trasande, docente di pediatria e medicina ambientale presso la New York University e pubblicato sul Journal of the American Medical Association’s.

Nell’ambito di tale studio, in particolare, è stato esaminato l’indice di massa corporea e l’esposizione al Bisfenolo A, mediante analisti delle urine, in 2.838 bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni, di cui il 34% era sovrappeso e il 18% era obeso. Da tale esame è emerso che coloro che presentavano i più alti livelli di Bisfenolo A avevano anche la maggiore percentuale di obesità, pari al 22,3%, mentre tra coloro con i più bassi livelli la percentuale di obesità risultava pari al 10%, ovvero più che dimezzata.


Trasande ha sottolineato l’importanza dei risultati di questo studio, spiegando che diete poco salutari e mancanza di attività fisica sono senza dubbio gli elementi che contribuiscono maggiormente all’obesità infantile, tuttavia questo studio mostra la necessità di considerare i fattori ambientali come un terzo elemento in grado di contribuire alla diffusione della patologia.

Alcuni esperti hanno però ipotizzato che il risultato dello studio derivi dal fatto che i bambini obesi consumano più cibi con alti livelli di Bisfenolo A, come le bevande gassate in lattina e prodotti cotti a microonde, tuttavia Trasande afferma che si tratta di un’ipotesi poco probabile in quanto i bambini su cui è stato condotto lo studio assumevano in media lo stesso numero di calorie. Un’altra spiegazione, secondo gli esperti, potrebbe essere che l’esposizione alla sostanza chimica, che ha una funzione disturbatrice dei livelli ormonali, in qualche modo interferisca con l’abilità di bilanciare immagazzinamento e consumo di calorie.






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