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Allarme Febbre del Nilo: 7 contagiati nel Polesine Le zanzare fanno paura

Se ufficialmente non si parla di emergenza, certo l’allarme c’è e sta crescendo di giorno in giorno. Nel Veneto, dopo i casi inizialmente concentrati nella zona del Polesine, in questa estate bizzarra, in cui, oltre alle follie meteorologiche, si diffondono insetti esotici e quindi patologie legate a queste ingombranti presenze, ora fa più paura il virus della febbre del Nilo, trasmesso dalle zanzare. In pochi giorni sono stati sette i casi accertati di persone colpite più gravemente. Martedì scorso si è dovuto accertare il contagio in un uomo di 77 anni di Cavarzere, ricoverato a Rovigo, nel reparto Malattie infettive che, secondo fonti ospedaliere, versa in condizioni «mediamente gravi». Ma ieri sono state segnalate altre due vittime della puntura virale, nel veneziano. Si tratta di due uomini, un abitante della cittadina di Mira e un cinquantenne di Mellaredo di Pianiga, ora ricoverato a Padova. La situazione, a livello di Asl provinciali, viene costantemente monitorata e si sta procedendo alla disinfestazione straordinaria di edifìci pubblici e aree verdi, sensibilizzando la popolazione ad ogni tipo di prevenzione. Ma si ha paura.

Il virus, infatti, può propagarsi ancora più intensamente grazie alla proliferazione, quest’anno particolarmente intensa, di una tipologia di zanzare particolarmente aggressive. Per quanto riguarda
le persone colpite, la maggior parte sono state colpite da encefaliti e una da febbre da infezione virale. L’epidemia in Veneto preoccupa anche perché si tratta di un fenomeno sommerso, non individuabile se non nei casi più gravi: le persone infettate, infatti, non mostrano alcun sintomo, ma così il contagio rischia di propagarsi ancora più facilmente, perché se ne sottovaluta la portata, e colpire chi è più fragile, con difese immunitarie abbassate. Soprattutto gli anziani.

Secondo gli esperti non esisterebbe nessun collegamento tra la diffusione del virus del Nilo e il grande numero di immigrati africani presenti nell’area interessata. Ma sono ormai in molti a considerare con preoccupazione il fatto che proprio nella zona del Polesine e nel sud della provincia di Venezia, dove si sono registrati gli ultimi casi, esiste uno dei maggiori centri di accoglienza per immigrati. Preoccupa molto anche il fatto che la settimana scorsa siano state individuate zanzare infette nella zona di Jesolo, Caorle, Motta di Livenza,
tutte zone ad alta densità turistica, soprattutto in questi giorni. E non solo in questa parte del Veneto, ma anche nel veronese e nel trevigiano.

Il virus West Nile ha fatto il suo nefasto debutto nella regione veneta nel 2008, quando era stata riscontrata una positività sierologica per il virus in venti campioni prelevati nei cavalli di un allevamento proprio nella provincia di Rovigo. Rafforzatosi in questi ultimi mesi, viene trasmesso all’uomo dalle zanzare del genere Culex, che pungono nella maggior parte dei casi durante le ore crepuscolari e notturne. L’infezione non si trasmette per contagio diretto da uomo a uomo, ma attraverso la puntura di un esemplare, già infetto, oltre che tramite donazioni di sangue e organi di persone a loro volta colpite. In generale l’infezione è asintomatica, mentre in una percentuale stimata intorno al 20 per cento dei casi possono verificarsi sintomi più lievi come febbriciattola, mal di testa, vomito, nausee, eruzioni cutanee, un quadro generale molto simile all’influenza classica, anche due settimane dopo che la “vittima” è stata punta. In una percentuale ancora più bassa, che comprende principalmente persone anziane e debilitate, può provocare febbre alta, debolezza muscolare e, nei casi più gravi, encefalite e complicanze neurologiche simili.
Come difendersi? Ovviamente con la disinfestazione a largo raggio, nelle zone pubbliche, con un’azione capillare da parte delle Asl locali, così come nei giardini e nelle case private, e poi usare le solite tecniche anti zanzare: spray repellenti, dispositivi elettrici di liquidi o piastrine, e ovviamente le zanzariere di antica memoria.