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Allarme in Italia per l’arrivo della zanzara killer: pericoli e prevenzione

Il virus si Zika trasmesso dalle zanzare, e arrivato in Brasile nel 2015 raggiunto altri 17 paesi americani. Zika è legato alle malformazioni del cervello del feto, il virus per cui non esiste un vaccino era stato isolato per la prima volta nel 1947 in Uganda. Non si sa perché ha cominciato a muoversi, ma potrebbe esserci stata una mutazione del virus, la gente viaggia molto di più, se una persona infetta si sposta viene punta da una zanzara, la stessa pungendo qualcun altro diventa veicolo di infezioni.

Ma è facile diagnosticare il virus? All’inizio dell’epidemia Zika in Brasile, la gente non sapeva come distinguerla dalla Dengue, adesso le cose sono più chiare: eruzioni cutanee si manifestano prima della malattia, mentre per la Dengue prima di ammali per un paio di giorni, poi c’è l’eruzione, con quest’ultima molto difficilmente si hanno occhi rossi e prurito. Cosa determina la microcefalia? È stato subito chiaro che i bambini con microcefalia avevano calcificazione al cervello, alcuni sapevano che c’era l’infezione, altre malattie possono causare infezioni congenite ma sono state escluse.

C’è molta preoccupazione per l’arrivo ormai sempre più vicino della terribile ‘Aedes aegypti’, Ovvero la portatrice di diverse malattie tropicali dall’antica alla febbre gialla e che ormai sembra sia davvero alle porte del continente. Questa allerta deriva da alcune segnalazioni che sono state ricevute nelle ultime settimane dal Centro europeo per il controllo delle malattie.

Ha diramato l’allarme sostenendo che l’insetto è ormai alle porte del continente. Gli esperti scrivono che dal 2007 questa specie pare si sia stabilita a Madeira intorno al Mar Nero e sulla costa turca, poi nel corso del 2017 Dunque nello scorso anno sarebbe tornata in Egitto e la Spagna avrebbe riportato alcuni ritrovamenti anche nelle Canarie. Sulla base di questi dati dunque gli esperti fanno sapere che nel caso in cui non verranno prese delle misure questa zanzara potrebbe diffondersi Con ogni probabilità in tutta l’Europa anche nelle aree più estreme e che potrebbero Dunque diventare un serbatoio per l’introduzione dei vettori nel nuovo continente questo non farebbe altro che aumentare il rischio di focolai locali di virus.

Il Centro europeo per il controllo delle malattie sembra che abbia ricordato come questa zanzara sia stata endemica nell’Europa meridionale Fino alla metà del Novecento quando le condizioni climatiche europee permisero una proliferazione di questa zanzara. Inoltre sembra che nel corso dell’estate del 2017 si siano registrati ben 240 casi di febbre gialla del Nilo occidentale nel territorio europeo e solo 53 casi si sono registrati in Italia.

Per tutte queste ragioni, già lo scorso ottobre 2017 il centro europeo per il controllo delle malattie sembra abbia diramato l’allerta. Riguardo il nostro paese sembra che siano sempre di più le province in base dalla zanzara tigre. E’ questo quanto affermato dal bollettino meteo di vapefoundation divulgati da anticimex un’azienda specializzata nelle Pet management. Le regioni più interessate sarebbero quelle del Lazio, Marche, Molise, Calabria, Campania, Sicilia e Basilicata oltre che Veneto ed Emilia Romagna. Queste regioni pare abbiano registrato un’ alta infestazione mentre tutte le altre non citate hanno comunque una infestazione media.

Il miglior rimedio resta la prevenzione, ovvero l’eliminazione di quei fattori che permettono lo sviluppo dell’insetto, vettore di malattie infettive nocive per la salute dell’uomo. Per tenere lontano le zanzare sono sufficienti piccoli accorgimenti pratici, come svuotare i sottovasi delle piante ed evitare i ristagni di acqua, o adottare sistemi di disinfestazione”, sottolinea Valeria Paradiso, responsabile Ufficio Tecnico Anticimex Italia. Proprio nelle regioni sopracitate Si preannuncia una invasione già dal partire dalla prossima settimana e la regione Campania sembra essere tra quelle più a rischio. In passato le zanzare tigre in tutto l’occidente Dunque compreso d’Italia sono state base di piccoli focolai di malattie tropicali come la lingua e la Chikungunya.

I sintomi clinici, quali rash cutaneo, febbre, artralgie, mialgia, congiuntivite secca, vomito e mal di testa possono comparire dai 3 ai 12 giorni dalla puntura della zanzara e solitamente durano dai 2 ai 7 giorni, fino a scomparire poi spontaneamente.

Sembra possano esserci delle buone possibilità nella lotta al virus Zika che registra nuovi preziosi alleati.  Pare che un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Ricerca in Biomedicina di Bellinzona ha individuato un gruppo di anticorpi capaci di bloccare l’infezione ed ancora altri cattivi che invece non hanno fatto altro che aumentare la risposta della persona si ammala.

Lo studio è stato effettuato dai ricercatori dell’Università di Pisa San Martino e nello specifico Fausto baldanti Elena Percivalle del laboratorio di virologia molecolare di Pavia hanno studiato in collaborazione  con  gli altri ricercatori coordinati da Davide Corti dell’irb, la risposta immunitaria nei malati a Zika, individuando così gli anticorpi buoni capaci di bloccare l’infezione e anticorpi cattivi che possono portare ad un’infezione letale.”Zika  è diventato un’emergenza quando è esploso in Sudamerica perché lì c’è una densità di popolazione altissima e le zanzare Aedes capaci di trasmettere il virus in maniera molto efficiente: in Brasile sono stati registrati 4mila casi di microcefalia l’anno scorso. Il problema è il contagio delle donne in età fertile”, ha dichiarato Bandanti il quale aggiunge che purtroppo ad oggi non esiste un vaccino ne tanto meno una terapia che possa bloccare il virus che si trasmette anche per via sessuale potenzialmente anche al momento del concepimento.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Science, è stata coordinata da Humabs BioMed, una società di biotech svizzera, spin-off dell’Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB) di Bellinzona affiliato all’università della Svizzera Italiana.   Lo studio in questione sicuramente apre le porte ad un futuro migliore e dai nuovi testi diagnosi ed approcci terapeutici. “Sono tre i risultati principali del nostro lavoro. Il primo che abbiamo identificato degli anticorpi ‘buoni’, capaci di neutralizzare e bloccare il virus non solo in provetta, ma anche negli animali”, ha dichiarato Antonio Lanzavecchia, ovvero il direttore dell’Irb. “Abbiamo studiato i meccanismi di controllo immunitario  e identificato anticorpi particolarmente potenti nel controllarla. In futuro, come accaduto per Ebola, questi anticorpi sintetizzati in laboratorio potrebbero diventare una terapia per difenderci dall’infezione”, ha dichiarato Baldanti.

A detta dei ricercatori pare che ci siano solo 4 mesi per selezionare e caratterizzare più di 100 anticorpi monoclonati diretti contro il virus Zika, isolati dai linfociti B provenienti da 4 pazienti convalescenti. I ricercatori hanno fatto sapere che l’anticorpo più potente nel neutralizzare il virus Zika è adesso in fase di sviluppo a Hambs per prevenire le infezioni congenite.Intervenuto anche Filippo Riva, il CEO di Humabs, il quale ha dichiarato:  “Questo studio rappresenta un altro rilevante esempio della rapidità con cui Humabs è in grado di isolare e caratterizzare un vasto numero di anticorpi diretti contro agenti infettivi e di sviluppare i migliori anticorpi quali possibili nuove terapie per contrastare i patogeni emergenti”.

La malattia da virus Zika è una arbovirosi, che nella maggior parte dei casi (80%) decorre in maniera, del tutto asintomatica, nel resto dei casi (20%) provoca una malattia febbrile lieve con esantema maculo- papuloso. I principali vettori del virus Zika sono le zanzare del genere Aedes, ma è stata descritta anche la trasmissione sessuale, verticale (madre-figlio) e parenterale (anche se, per quest’ultima non ci sono dati sufficienti a supportare l’evidenza) della malattia. Prima del 2007, è stata documentata la circolazione del virus e notificato un numero limitato di focolai in Africa tropicale e in alcune zone del Sud-Est asiatico.

Dal 2007, i focolai sono stati notificati in diverse isole del Pacifico. Nel 2015, per la prima volta, sono stati segnalati in Sud America focolai di malattia da virus Zika. La malattia da virus Zika è attualmente considerata una malattia infettiva emergente.
Durante l’epidemia scoppiata in Polinesia francese nel 2014 e nelle Americhe a partire dal 2015 è stato segnalato un significativo aumento dei pazienti con la sindrome di Guillain-Barré (SGB). Un simile aumento, insieme ad un incremento inatteso di casi di microcefalia congenita, è stato osservato in alcune regioni nordorientali del Brasile nel 2015. La relazione causale è stata, attualmente, dimostrata.
Non esiste profilassi, trattamento o vaccino per proteggersi dall’infezione da virus Zika. Pertanto, si deve raccomandare di adottare misure di prevenzione personale per evitare le punture di zanzara.

La malattia da virus Zika è causata da un virus appartenente al genere Flavivirus, famiglia Flaviviridae, gruppo Spondweni.
• E’ stato isolato per la prima volta nel 1947 da una scimmia nella foresta Zika, in Uganda, successivamente, nel 1948, in zanzare (Aedes africanus) nella stessa foresta, ed in una persona in Nigeria nel 1952. Esistono due ceppi del virus Zika: il ceppo africano e il ceppo asiatico che è emerso recentemente nel Pacifico e nelle Americhe.

Sintomatologia clinica e sequele
• Il periodo di incubazione non è ancora stato chiarito ma probabilmente varia tra 3 e 14 giorni dopo la puntura di una zanzara infetta.
• La maggior parte delle infezioni rimane asintomatica (circa l’80%).
• I sintomi della patologia sono generalmente lievi e la malattia di solito è caratterizzata da una malattia febbrile di breve durata e auto-limitante che può durare 2-7 giorni, senza complicazioni gravi, senza decessi correlati e con un basso tasso di ospedalizzazione.
• I principali sintomi sono: esantema maculo papuloso, febbre, dolori articolari, affaticamento, congiuntivite non purulenta/iperemia congiuntivale, mialgia e cefalea. L’esantema maculo papuloso spesso inizia sul viso e successivamente si diffonde a tutto il corpo. Meno frequentemente, sono presenti dolore retro-orbitale e sintomi gastro-intestinali.
Sono state notificate malformazioni congenite del sistema nervoso centrale, quali microcefalia nei feti e nei neonati nati da madri con possibile esposizione al virus Zika durante la gravidanza nel corso dei recenti focolai di malattia da virus Zika in 11 paesi (alla data del 25 maggio 2016) quali Brasile, Capo Verde, Colombia, Polinesia Francese, Isole Marshall, Martinica, Panama, Porto Rico, Slovenia, Spagna, Stati Uniti d’America. In diversi paesi delle Americhe (Brasile, Colombia, Repubblica Dominicana, Salvador, Honduras, Suriname, Venezuela) e in Polinesia Francese è stato segnalato un aumento inusuale dei casi di sindrome di Guillan-Barré in coincidenza con i focolai di virus Zika, mentre in altri paesi (Guyana Francese, Haiti, Martinica, Panama, Porto Rico) in assenza di un aumento dei casi di SGB, è stato registrato almeno 1 caso di SGB con infezione confermata da virus Zika4.
In base alle ricerche attuali, esiste consenso scientifico che il virus Zika sia una causa di microcefalia e SGB.

• Indagini sierologiche effettuate in Africa e in Asia indicano una probabile circolazione virale del virus Zika con identificazione di anticorpi specifici in diverse specie animali (grandi mammiferi quali orangutan, zebra, elefanti, bufali) e roditori.
• Le informazioni sulla distribuzione geografica del virus Zika si basa sui risultati di indagini sierologiche e isolamento virale nelle zanzare e nelle persone, e nelle segnalazioni dei casi importati associati ai viaggi. Prima del 2007, l’area in cui era segnalata circolazione del virus Zika comprendeva l’Africa tropicale e l’Asia sudorientale. Prima del 2007 è stato documentato un numero molto limitato di focolai epidemici.
• Un focolaio epidemico è stato segnalato nell’Isola di Yap, Stati Federati di Micronesia nel periodo compreso fra aprile e luglio 2007. È stato il primo focolaio epidemico di virus Zika identificato al di fuori dell’Africa e dell’Asia. Fra il 2013 e il 2015, diversi focolai significativi sono stati segnalati in isole ed arcipelaghi della regione Pacifico, incluso un focolaio con numerosi casi in Polinesia Francese. Nel 2015, il virus Zika è comparso in Sud America da dove si è ulteriormente diffuso nelle Americhe.

• Il virus Zika è trasmesso attraverso la puntura delle zanzare. E’ stato isolato dalle zanzare delle specie Aedes aegypti e Aedes albopictus e recenti studi di laboratorio hanno dimostrato la competenza di entrambe nell’amplificazione e trasmissione del virus Zika5.
• Altre zanzare della specie Aedes (in particolare Ae. africanus, Ae. polynesiensis, Ae. unilineatus, Ae. vittatus e Ae. hensilli) sono considerate potenziali vettori del virus Zika. Queste specie pungono prevalentemente durante le ore diurne.
• Sono state, inoltre, identificate ulteriori modalità di trasmissione. La trasmissione perinatale può verificarsi molto probabilmente per via trans-placentare o durante il parto nel caso in cui la madre sia infetta. La trasmissione per via sessuale è stata segnalata in alcuni casi. Ricerche scientifiche hanno dimostrato che l’RNA del virus Zika può permanere nello sperma fino a 62 giorni e oltre dopo l’insorgenza dei sintomi di infezione da virus Zika. L’intervallo più lungo trascorso fra l’insorgenza dei sintomi in un uomo e la successiva insorgenza dei sintomi in una donna per presunta trasmissione sessuale è di 44 giorni. Tutti i casi di trasmissione sessuale sinora segnalati sono legati a casi indice sintomatici, eccetto uno correlato ad un caso asintomatico. Sinora non è stata segnalata trasmissione per via sessuale del virus Zika da donne infette ai loro partner sessuali.
• Esiste un rischio potenziale di trasmissione del virus Zika attraverso le trasfusioni di sangue, il trapianto di cellule staminali emopoietiche, la donazione di sperma ed il trapianto di organi, anche se attualmente non è stato segnalato alcun caso dovuto a tali modalità di trasmissione.
• Attualmente non è stata documentata la trasmissione del virus Zika attraverso la saliva, l’urina o l’allattamento materno.

• La diagnosi della malattia da virus Zika è principalmente basata sull’identificazione dell’RNA virale da campioni clinici in pazienti nella fase acuta della malattia.
• Il periodo viremico è di breve durata, permettendo l’identificazione diretta del virus in campioni di siero/sangue/plasma nei primi 3-5 giorni successivi all’insorgenza dei sintomi. L’RNA del virus Zika è stato identificato nell’urina fino a 10 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi della malattia. Una pubblicazione recente suggerisce un tempo molto maggiore per la rilevazione del virus utilizzando il sangue intero per i test molecolari6.
• Dal quinto giorno successivo all’insorgenza della sintomatologia, possono essere effettuate indagini sierologiche per identificare gli anticorpi IgM e IgG specifici per Zika; si raccomanda di valutare la sieroconversione o l’aumento di almeno quattro volte del titolo anticorpale di anticorpi specifici per Zika in coppie di campioni di siero raccolti a distanza di 2-3 settimane, e di confermare con test di neutralizzazione eventuali risultati positivi.
• I risultati sierologici devono essere interpretati tenendo conto dello stato vaccinale e dell’eventuale pregressa esposizione ad altre infezioni causate da flavivirus.
• Di seguito si riporta una tabella di riepilogo dei test che possono essere utilizzati per diagnosticare il virus Zika.
• L’identificazione del virus Zika può anche essere effettuata su altri campioni biologici, quali fluido amniotico, liquido cerebrospinale, placenta o biopsia, utilizzando il test PCR o i test immunoistochimici.

• Per l’esecuzione del test di neutralizzazione, o comunque di sperimentazioni, che prevedano
l’utilizzo di virus vivo amplificato in laboratorio, seguendo un principio di precauzione ed in attesa di un aggiornamento ufficiale dell’elenco, è raccomandato ai Laboratori di considerare il virus Zika come un virus di livello BSL3, così come già previsto per i virus Chikungunya, Dengue e West Nile. Per tutti gli altri tipi di test sierologici e molecolari si raccomanda l’utilizzo, almeno nelle fasi di manipolazione di campioni potenzialmente infetti, di cappe biologiche di livello BSL2.

• Non esiste alcun vaccino o trattamento profilattico specifico.
• La diagnosi clinica differenziale deve essere considerata come pure una possibile co-infezione con altre malattie trasmesse da vettori, quali dengue, chikungunya e malaria.
• Il trattamento è sintomatico e basato principalmente sulla terapia antidolorifica, antipiretica e antistaminica per ridurre il prurito causato dall’eritema cutaneo.
• È sconsigliato il trattamento con acido acetil-salicilico e antinfiammatori non steroidei a causa di un possibile aumento del rischio di sindrome emorragica segnalata in altri flavivirus e del rischio di sindrome di Reye successivo all’infezione virale in bambini ed adolescenti.

• Il personale sanitario deve raccomandare ai pazienti infetti da virus Zika di evitare le punture di zanzara durante la prima settimana di malattia, soprattutto nel periodo da maggio a ottobre, utilizzando misure di prevenzione quali uso di zanzariere, applicazione di repellenti, utilizzo di abiti coprenti, schermi a porte e finestre (vedi paragrafi successivi).
• Inoltre, il personale sanitario dovrebbe fare attenzione alla possibile comparsa di sindromi neurologiche (SGB e altre sindromi neurologiche quali paralisi flaccida acuta, mielite, meningite, meningoencefalite) ed altre possibili complicazioni causate daN’infezione da virus Zika che attualmente non sono ancora state descritte in letteratura scientifica, così come a presentazioni cliniche atipiche fra gruppi a rischio (es. bambini, anziani, pazienti immunocompromessi e pazienti con anemia falciforme).