Allarme Medici di famiglia in pensione: 14 milioni di persone a rischio cure

I medici di medicina generale/di famiglia sono medici specialisti formati ai principi della disciplina. Essi sono medici di fiducia del singolo individuo, principalmente responsabili dell’erogazione di cure integrate e continuative ad ogni singola persona che ricerca cure mediche indipendentemente dal sesso, dall’età e dal tipo di patologia. Essi curano gli individui nel contesto della loro famiglia, della loro comunità e cultura, rispettando sempre l’autonomia dei propri pazienti. Sanno di avere anche una responsabilità professionale nei confronti della comunità nella quale lavorano. Quando negoziano piani di gestione con i pazienti integrano i fattori fisici, psicologici, sociali, culturali ed esistenziali, servendosi della conoscenza e della fiducia maturata nel corso di contatti ripetuti. I medici di medicina generale/di famiglia esercitano il loro ruolo professionale promuovendo la salute, prevenendo le malattie e fornendo terapie, cure o interventi palliativi. Ciò avviene sia direttamente, sia attraverso i servizi di altri in accordo con i bisogni di salute e le risorse disponibili nella comunità in cui sono inseriti, assistendo i pazienti dove necessario nell’accesso a questi servizi. Essi devono assumersi la responsabilità di sviluppare e mantenere le loro abilità professionali, l’equilibrio personale e i valori come base per la cura efficace e sicura dei pazienti.

La salute degli italiani nei prossimi anni potrebbe essere sempre più a rischio per il “pensionamento dei medici di famiglia che nei prossimi cinque/otto anni priveranno 14 milioni di cittadini di questa figura professionale“. A lanciare l’allarme è la Federazione italiana dei medici di famiglia (Fimmg) sul proprio sito web. “Appare quasi ridicolo assistere al fatto che nessuna forza politica che aspira a governare il Paese proponga e si impegni sul tema dell’assistenza territoriale, della cronicità e della non autosufficienza – spiega Silvestro Scotti, segretario della Fimmg – in un Paese che, per caratteristiche demografiche, avrà soprattutto bisogno di un’assistenza medica domiciliare, residenziale e di prossimità”. Secondo le stime della Fimmg i pensionamenti nei prossimi 10 anni saranno 33392, quelli da qui al 2022 (anno di picco per la Fimmg) saranno 14908 e 3902 i camici bianchi che ‘saluteranno’ i colleghi nel 2022.

“Per poter continuare a garantire ai cittadini italiani il diritto di essere curati tutti nello stesso modo devono essere garantiti investimenti economici sul numero e sulla qualità della formazione dei medici di medicina generale, sul personale sanitario e amministrativo nei nostri studi, sulle tecnologie – sottolinea Scotti – A questo punto la figura e la presenza del medico di medicina generale appare impotente per promuovere il vero cambiamento e allora, coraggio, chi vuole rottamare la medicina di famiglia si faccia avanti a viso scoperto e non come un ladro che ruba a piccole quantità per non essere scoperto. Ormai il buco è evidente e le impronte si cominciano a vedere. Noi non vogliamo essere dei complici silenziosi né peggio omertosi anche perché ci sentiamo, insieme ai cittadini, le vittime di tanta superficiale approssimazione”.

Per un medico che toglie il camice non c’è sempre una nuova leva pronta a indossarlo. Anzi. Tra cinque anni, lo scarto sarà tale per cui 14 milioni di italiani rimarranno senza il dottore di famiglia. A causa dei pensionamenti, infatti, in Italia 45 mila medici – tra quelli di base e quelli che lavorano in ospedale – smetteranno di lavorare entro il 2023. E le nuove assunzioni non saranno mai in grado di tamponare l’emorragia. Per non parlare di quanto succederà tra dieci anni, quando oltre 33 mila medici di base e oltre 47 mila medici del Servizio sanitario nazionale andranno in pensione, senza che i giovani specializzandi li rimpiazzino tutti.

A lanciare l’allarme sono la Fimmg (Federazione medici di medicina generale) e il sindacato dei medici dirigenti Anaao Assomed. I numeri snocciolati sono impressionanti. Soprattutto per quanto riguarda i medici di medicina generale. Infatti, se si considera che ogni anno – da nord a sud – vengono emesse circa 1.100 borse per i corsi di formazione, nel 2028 ci saranno al massimo 11 mila nuovi medici di base. A fronte, però, dei 33 mila “anziani” che smetteranno di far sedere pazienti sul lettino. Ergo: il saldo negativo fa 22 mila dottori in meno tradieci anni.

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Ma, anche senzapensare allungo periodo, ci sono le cifre impietose che da qui a un paio d’annipotrebbero rappresentare un rischio serio e concreto per la sanità pubblica italiana. Nel 2022, infatti, quasi 4 mila medici di base andranno in pensione. E saranno soprattutto Sicilia, Lombardia, Campania e Lazio le regioni che soffriranno di più la carenza. «È l’epilogo di una situazione nota. I medici di base hanno un carico di lavoro enorme, e ciò scoraggia chi si appresta a intraprendere questa carriera. Servono risorse e buon senso nella progettazione. Invece, si fanno tagli alla sanità e alla ricerca, per poi spendere soldi in missioni internazionali», spiega Girolamo Sirchia, ministro della Salute nel secondo governo Berlusconi. «Il tirocinio per un medico di base è pagato 800 euro al mese contro i 1800 di uno specializzando. Per non parlare che nell’immaginario comune il medico di base è considerato l’ultima delle Cenerentole», rincara Ovidio Brignoli, vice presidente della Simg (Società di medicina generale e delle cure primarie). Mentre Silvestro Scotti, segretario nazionale Fimmg, va all’attacco delle istituzioni: «Nessuna forza politica che aspira a governare fa proposte e si impegna sul tema dell’assistenza territoriale».

Qui, fare un calcolo del saldo tra pensionamenti e nuove assunzioni nei prossimi anni è più complesso, perché i bandi per i concorsi variano da regione a regione e in alcune è ancora in vigore il blocco del turnover. Ma la situazione peggiora anche a causa dell’attuale sistema delle scuole di specializzazione in medicina. «Non garantirà un numero sufficiente di specialisti. Oggi i posti disponibili per le scuole di specializzazione sono circa 6.500 l’anno, ma ne servirebbero 8.500», spiega Carlo Palermo, vicesegretario nazionale Anaao. Quali saranno i primi medici a mancare negli ospedali? «A breve soprattutto pediatri, chirurghi, ginecologi e cardiologi». In attesa che riaprano i concorsi, poi, potrebbe esserci il rischio di una carenza di medici da assumere. Perché nel frattempo – come spiega Costantino Troise, segretario del sindacato Anaao – «saranno scappati all’estero, mentre per l’Italia si spalancheranno le porte del discount a cielo aperto che c’è nei Paesi dei Balcani, dove i medici locali aspettano con ansia di trasferirsi in cerca di redditi maggiori. Un Paese senza medici è un Paese senza sanità».

Le Competenze Costitutive del Medico di Medicina Generale/di Famiglia Una definizione della disciplina della medicina generale /di famiglia e dello specialista Medico di Famiglia deve discendere direttamente dalle Competenze Costitutive del medico di medicina generale/di famiglia. La definizione competenze costitutive va intesa nel senso di competenze che fondano la disciplina, indipendentemente dal sistema sanitario nell’ambito del quale esse sono applicate. 1. Le caratteristiche fondamentali che definiscono la disciplina sono correlate alle undici capacità o abilità che ogni specialista medico di famiglia dovrebbe possedere. Esse possono essere raccolte in sei competenze costitutive (con riferimento alle loro caratteristiche): 1. Gestione delle cure primarie  2. Cure centrate sulla persona 3. Abilità specifiche nel problem solving  4. Approccio integrato 5. Orientamento alla comunità  6. Utilizza un modello olistico

Per praticare la specialità il medico di medicina generale competente implementa le competenze costitutive nelle seguenti tre aree : a) compiti clinici b) comunicazione con i pazienti c) gestione dell’ambulatorio 3. Trattandosi di un disciplina scientifica centrata sulla persona dovrebbero essere considerate fondamentali tre caratteristiche di fondo : a) una sensibilità al Contesto : che si manifesta nella capacità di utilizzare il contesto della persona, della famiglia, della comunità e la cultura della quale sono portatori b) un’ Attitudine : che si basa sulle capacità professionali del medico, sui suoi valori e sulla sua etica c) un approccio Scientifico: che si esprime nell’adozione di un approccio all’attività clinica, critico e fondato sulla ricerca; curato e arricchito nel tempo attraverso una formazione continua e una ricerca del miglioramento della qualità. L’interrelazione delle competenze costitutive, le aree di implementazione e le caratteristiche fondamentali connotano la disciplina e sottolineano la complessità della specialità. È questa complessa interrelazione di competenze costitutive che dovrebbe guidare, rispecchiandola, la stesura di programmi per l’insegnamento, la ricerca e il miglioramento della qualità

La disciplina e la specialità di medicina generale/di famiglia È necessario definire sia la disciplina della medicina generale/di famiglia sia il ruolo del medico specialista in medicina di famiglia. La prima permette di definire i fondamenti teorici sui quali poggia la disciplina e la sua cornice determinando di conseguenza le linee di sviluppo dell’educazione, della ricerca e del miglioramento della qualità. La seconda consente di tradurre la definizione teorica nella realtà operativa dello specialista in medicina di famiglia che lavora con pazienti nei sistemi sanitari di tutta Europa. 1. Le caratteristiche della disciplina della medicina generale/di famiglia sono le seguenti : a) è abitualmente il primo punto di contatto medico con il sistema sanitario; fornisce un accesso aperto e senza limitazioni ai suoi utilizzatori; tratta tutti i problemi di salute senza tener conto di età, sesso o qualsivoglia altra caratteristica delle persone che decidono di accedervi Il termine ‘abitualmente’ è utilizzato per indicare che in alcune circostanze, ad esempio nei traumi maggiori, non è il punto di primo contatto.

Ciò nonostante dovrebbe essere il punto di primo contatto nella maggior parte degli altri casi. Non ci dovrebbero essere barriere all’accesso e i medici di famiglia dovrebbero trattare tutti i tipi di pazienti -giovani o vecchi, maschi o femmine- e i loro problemi di salute. La medicina generale è essenziale ed è la prima risorsa. Copre un grande campo di attività determinato dai bisogni e dai desideri dei pazienti. Questa prospettiva evidenzia molti degli aspetti della disciplina e l’opportunità del loro uso nella gestione dei problemi individuali e della comunità. b) fa un uso efficiente delle risorse sanitarie coordinando le cure, lavorando con altri professionisti nel contesto tipico delle cure primarie e gestendo l’interazione con altre specialità anche assumendo, quando necessario, il ruolo di difensore dell’interesse dei pazienti Questo ruolo di coordinamento è la caratteristica chiave del rapporto costoefficacia della medicina delle cure primarie di buona qualità poiché assicura che il paziente venga visitato dal professionista sanitario più adatto per il suo specifico problema. Una sintesi tra i diversi fornitori di cure, una appropriata distribuzione dell’informazione e l’organizzazione della

prescrizione dei trattamenti sono possibili solo in presenza di una unità di coordinamento. La medicina generale può ricoprire questo ruolo centrale qualora le condizioni strutturali lo permettano. Incentivare il lavoro di gruppo tra tutti i professionisti sanitari intorno a un singolo paziente migliora la qualità delle cure. La gestione dell’interazione con le altre specialità consente di assicurare a chi ha bisogno di servizi ad alta tecnologia di secondo livello di potervi accedere in modo appropriato. Un ruolo chiave per questa disciplina è la tutela degli interessi sanitari dei pazienti, volto a proteggerli dai danni che possono causare screening, test o trattamenti non necessari e a guidarli anche nella complessità del sistema sanitario. c) sviluppa un approccio centrato sulla persona, orientato all’individuo, alla sua famiglia e alla comunità alla quale appartengono La medicina di famiglia si occupa di persone e dei loro problemi nel loro contesto di vita, non di patologie impersonali o “casi”.

Il punto di partenza del processo clinico è il paziente. Capire come il paziente convive con la sua infermità e il suo punto di vista su di essa ha la medesima rilevanza dell’affrontare il processo patologico sotteso alla sua infermità. Il denominatore comune è la persona con le sue credenze, paure, aspettative e bisogni. d) si avvale di un processo di consultazione esclusivo che permette di stabilire una relazione articolata nel tempo attraverso una comunicazione efficace tra medico e paziente Ogni contatto tra il paziente e il suo medico di famiglia contribuisce alla costruzione di una storia che si evolve e ogni singola consultazione può rifarsi a quella precedente esperienza condivisa. Il valore di questa relazione personale è determinato dall’abilità nella comunicazione del medico di famiglia ed è di per se stessa terapeutica. e) ha la responsabilità di fornire cure con una continuità longitudinale in base alle necessità dei pazienti

L’approccio della medicina generale deve essere costante dalla nascita (e qualche volta anche prima) fino alla morte (e qualche volta anche dopo). Assicura la continuità delle cure seguendo i pazienti lungo tutto il decorso della loro vita. La cartella medica è la prova esplicita di questa costanza. È la memoria obiettiva della consultazione, ma rappresenta solo una parte della storia condivisa tra medico e paziente. I medici di famiglia forniscono cure per periodi di tempo ragguardevoli delle vite dei loro pazienti e per più episodi di malattia. Sono anche responsabili di assicurare che le cure sanitarie siano accessibili 24 ore su 24, commissionando e coordinando queste cure quando non possono fornirle personalmente. f) prevede uno specifico processo decisionale determinato dalla prevalenza e dall’incidenza delle malattie nella comunità I problemi, nella comunità nella quale operano i medici di famiglia, si presentano in un modo molto diverso da come si presentano nel secondo livello di cura. La prevalenza e l’incidenza delle malattie è differente da come appare in ambito ospedaliero e le malattie gravi sono meno frequenti nella medicina generale rispetto all’ospedale perché non sono selezionate in precedenza. Ciò richiede uno specifico processo decisionale di tipo probabilistico che utilizza informazioni che derivano dalla conoscenza del paziente e della comunità. Il valore predittivo, positivo o negativo di un segno clinico o di un test diagnostico ha un peso diverso nella medicina di famiglia rispetto al contesto ospedaliero. Spesso i medici di famiglia devono rassicurare le persone ansiose verso malattie dopo che hanno controllato che tali malattie non sono presenti. g) gestisce nei singoli pazienti contemporaneamente problemi di salute acuti e cronici La medicina di famiglia deve affrontare tutti i problemi di salute dei singoli pazienti. Non si può limitare alla gestione della pura infermità del momento e spesso il medico si trova a dover gestire problemi multipli. Il paziente spesso si fa visitare per molti disturbi il cui numero aumenta con l’età. La risposta simultanea a molte domande rende necessaria una gestione gerarchica dei problemi che deve tener conto sia delle priorità del paziente che di quelle del medico.

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