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Arriva in Italia il farmaco di Rita Levi Montalcini contro la cecità

Sono trascorsi oltre 30 anni e Finalmente oggi è arrivato il farmaco anti cecità il cui principio attivo era stato scoperto dall’ex neurologa e senatrice a vita Rita Levi Montalcini. Si tratta di un medicinale che finalmente potrebbe dare la speranza a migliaia di persone che a causa di malattie molto gravi rischiano purtroppo di non vedere più e diventare dunque cieche. Questa notizia è davvero molto importante è arrivata direttamente dall’agenzia italiana del farmaco la quale ha fatto sapere che il medicinale in questione verrà commercializzato con un nome piuttosto eloquente ovvero oxervate. Attraverso questo farmaco sarà Dunque possibile curare la cheratite neurotrofica moderata o lieve ovvero una malattia molto rara che porta Purtroppo alla cecità.

Il farmaco verrà prodotto da Dompè, e anche i pazienti italiani potranno accedere a questa cura. Fino ad ora non esisteva in commercio alcuna terapia soddisfacente per curare questa patologia che come abbiamo già detto, provoca una progressiva perdita della visione a causa di una rapida degenerazione della cornea legata ad un danno al nervo trigemino. Dopo decenni di ricerche partendo proprio dagli studi di Levi Montalcini che scoprì il growth factor. Questa scoperta potrebbe essere applicata anche ad altre malattie ma il premio Nobel cominciò proprio a lavorare su possibili applicazioni sul settore dell’ oculistica visto che aveva già visto gli effetti della sua proteina su una piccola pazienza intorno alla fine degli anni 90.

L‘azienda farmaceutica Dompè investire in questo progetto e nel corso degli anni ci fu una collaborazione tra la stessa e centri di eccellenza in oftamologia italiani per poter sviluppare il farmaco. Questo è a base di cenegermin che è il nome del principio attivo e altro non è che la versione ricombinante del growth factor (Ngf). Questo sarebbe molto simile ad una proteina che viene prodotta dal nostro corpo ed è coinvolta nello sviluppo nonché nel mantenimento nella sopravvivenza di cellule nervose. Il farmaco in questione va somministrato sotto forma di gocce oculari in tutti i paesi colpiti dalla cheratite neurotrofica moderata o grave.

Si tratterebbe, dunque, di una sorta di collirio che aiuta a ripristinare i normali processi di guarigione dell’occhio ed a riparare il danno della cornea ovvero va a stimolare il mantenimento lo sviluppo e la sopravvivenza delle cellule nervose e nel frattempo a riparare il danno della cornea.  “L’origine della cheratite neurotrofica è legata a un danno al nervo trigemino – uno dei nervi responsabili dell’integrità anatomica e funzionale dell’occhio – che può condurre alla perdita di sensibilità corneale e proprio per la ridotta sensibilità corneale spesso il paziente non presenta sintomi nelle fasi iniziali” ha spiegato Leonardo Mastropasqua, Direttore del Centro Nazionale di Alta Tecnologia in Oftalmologia, Università degli Studi “G.

Nuova luce sul glaucoma Sottoforma di collirio ha migliorato la vista, il contrasto e il campo visivo

Un miglioramento del campo visivo, del contrasto e della vista in senso ampio. Il fattore di crescita nervoso scoperto negli anni 50 da Rita Levi Montalcini (Ngf-nerve growth factor) può rappresentare una nuova via di cura in campo oculare. Uno studio pubblicato su Pnas, rivista dell’Accademia Americana delle Scienze svolto da un’équipe di oculisti dell’Università Campus Biomedico di Roma in collaborazione con il Cnr e altri centri di ricerca, ha infatti mostrato gli effetti di questa molecola sottoforma di collirio per il trattamento del glaucoma Già in passato sono stati dimostrati i benefici di questo fattore neuroprotettore in alcune patologie dell’occhio, ora si sta testando l’efficacia su una delle malattie neurodegenerative più gravi, per la quale non ci sono attualmente cure in grado di recuperare il danno e quindi garantire un miglioramento al paziente che ne è colpito. Il glaucoma, che ha un’incidenza del 2-3% della popolazione, è una delle cause più diffuse di cecità ed è causata dalla morte delle cellule che conducono dalla retina al nervo ottico. Il danneggiamento del nervo avviene a causa dell’ipertensione oculare e se questo processo non viene fermato tende a degenerare. «Dapprima sono stati effettuati studi su modelli animali di glaucoma per verificare la sopravvivenza delle cellule, poi lo stesso approccio è stato applicato su tre pazienti in stato avanzato di malattia che, seppur trattati con la terapia standard per l’abbassamento della pressione oculare, continuavano a peggiorare», ha commentato Alessandro Lambiase, ricercatore della clinica oculistica dell’Università Campus Biomedico, «in tutti e tre i pazienti sono stati riscontrati miglioramento del campo visivo, del contrasto e degli esami elettrofunzionali sulla vista». Il collirio è stato somministrato per circa tre mesi e poi è stato eseguito un follow up a tre mesi e, su due dei tre pazienti, un altro a 18 mesi. I pazienti hanno mantenuto il miglioramento, anche se lievemente inferiore rispetto al termine della terapia. «L’Ngf si ottiene dalle ghiandole animali, quindi per un utilizzo in ambito clinico è necessario che venga sviluppato un ricombinante umano, ossia un farmaco sintetico. Per questo è necessario attendere alcuni anni, ma la ricerca può continuare per uso compassionevole, ossia sui pazienti che stanno diventando ciechi», ha aggiunto Lambiase. Il fattore di crescita inibisce l’apoptosi delle cellule ganghionali retiniche, ossia quelle che muoiono nel glaucoma. Nell’animale si è visto che per fare ciò l’Ngf aumenta marker specifici e ne inibisce altri. Dal punto di vista della funzionalità nel 70-75% dei casi con una terapia attuata in fase precoce è possibile ottenere una stabilizzazione, ma ci sono casi in cui la patologia tende a peggiorare anche con un trattamento volto ad abbassare la pressione dell’occhio. «Nel 20% dei casi il danno progredisce, anche perché esistono glaucomi a pressione normale, che quindi non sono causati da ipertensione e sui quali i farmaci in uso hanno scarsi effetti», ha concluso il ricercatore. Tra le linee di ricerca più promettenti c’è inoltre quella sull’uso di staminali per la ripopolazione delle cellule ganghionali. Finora sono stati effettuati test sui modelli animali in cui sono state isolate e impiantate le cellule che si sono trasformate ma non si sono ancora collegate con i fasci nervosi. Un altro approccio, destinato anch’esso ai pazienti più gravi, è quello dell’impianto di retina artificiale, ossia una sorta di chip con telecamera che viene interfacciato a livello centrale e registra cambiamenti di luce e movimenti e li trasmette poi alle zone corticali. I risultati finora ottenuti da équipe statunitensi e britanniche, però, sono di modesta entità a causa della bassa risoluzione delle immagini.

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