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Australia shock: Frankie affettuoso gatto con quattro orecchie e un solo occhio

Un gatto che è nato con una evidente malformazione genetica ha la peculiarità di possedere un solo occhio e quattro orecchie e, per fortuna, ha trovato una coppia che lo ha tolto dal randagismo.

Duplicazione. 3 miliardi di coppie di basi devono essere replicate ad ogni divisione cellulare, in un periodo di 2-3 ore. Con una velocità di circa 100.000 bp/sec. Avvengono casualmente degli errori Ricombinazione. Processo fondamentale per generare “diversità biologica”, a causa della struttura di particolari regioni genomiche, è un’altra fonte di possibili errori. Segregazione. Processo finale della mitosi e della meiosi. Avvengono casualmente degli errori che portano ad una errata ripartizione dei cromosomi nelle cellule figlie.

Si chiama Frankie ed è un gattino con una malformazione genetica molto rara: è nato con quattro orecchie e troppi denti, che a breve gli dovranno essere asportati. Vagava senza meta dopo essere stato abbandonato forse per questo motivo dal suo precedente proprietario, quando ha incontrato una coppia che nel guardarlo si è quasi commossa.

«L’abbiamo trovato insieme a un altro gattino davanti a casa nostra – dicono – l’amico stava bene, mentre lui aveva davvero bisogno di aiuto». I due felini sono stati portati al Geelong Animal Welfare Society di Victoria, in Australia. Qui i veterinari hanno rimosso a Frankie un occhio: «Aveva una brutta infezione a un occhio – spiegano – così l’abbiamo dovuto asportare perché il felino stava soffrendo troppo».  

Un volontario che lavora per questa associazione ha portato il cucciolo a casa. Era convinto di tenerlo con sé a tempo determinato. Ma dopo alcune settimane ha capito non sarebbe più riuscito a riportarlo indietro: «Ho ospitato più di 80 gatti nell’ultimo anno, ma con lui è stato diverso. Non ho nessuna intenzione di separarmi da lui». Così Geordi l’ha adottato.

La Geelong Animal Welfare Society lo aiuta nel pagamento delle spese mediche e delle operazioni chirurgiche, e oggi Frankie grazie al suo nuovo proprietario ha forse conosciuto l’amore per la prima volta. «Un po’ di tempo fa il gatto ha anche fatto visita a una signora di 90 anni, e l’ha resa molto felice – racconta -. E con la sua forza e la sua voglia di vivere rende felice me ogni giorno».

Queste note intendono sviluppare sinteticamente ed in maniera semplificata i concetti elementari della genetica felina senza approfondire più del minimo indispensabile i presupposti biologici e biochimici necessari per comprendere la genetica. Il fatto che la presentazione sia semplificata si traduce nel ricorso frequente e preferenziale a modelli di trasmissione genetica mendeliani, cioè basati su uno o pochi geni il cui effetto non è graduale, bensì a scatto: o si manifesta totalmente o per niente, a seconda della variante del gene considerato. L’evitare l’approccio biochimico alla genetica ci porta invece a una trattazione simbolica: i geni che introdurremo verranno presentati tramite simboli, e non hanno altra pretesa di realtà che quella di un modello matematico.

Il modello matematico è inteso a spiegare gli effetti genetici nel quadro dello schema mendeliano, senza alcuna pretesa che i simboli introdotti corrispondano fedelmente a entità biochimiche. In effetti, in molti casi qualche gene che formalmente introdurremo come una unica entità si può descrivere in maniera più precisa come un gruppo di molti geni che cooperano per dar luogo allo stesso effetto, di solito in maniera complessivamente più graduale di quanto un unico gene non potrebbe spiegare. A noi interessa spiegare l’effetto, e quindi considereremo equivalenti modelli matematici differenti dal punto di vista biochimico (e in particolare associati a differenti formule genetiche), ma che danno luogo agli stessi effetti. Una differenziazione fra modelli equivalenti, di cui uno più preciso che faccia intervenire più geni cooperanti, è talora possibile in base alla gradualità dell’azione complessiva di questo gruppo di geni o a all’esame statistico dei risultati previsti dai due modelli dopo molti incroci. Questi sono entrambi fenomeni difficili da analizzare se non si ha accesso diretto a una esauriente base di dati sperimentali. è quindi necessario un compromesso fra la precisione scientifica dei modelli presentati e la loro semplicità.

Eviteremo di proposito di portare la nostra indagine a livelli raffinati di precisione, e confineremo la presentazione a modelli spesso imprecisi ma elementari e in prima approssimazione efficaci. Gli unici preliminari biologici che ci servono sono limitati ai seguenti cenni. Le cellule contengono al loro interno un nucleo, racchiuso da una membrana, che contiene il patrimonio genetico, codificato in maniera biochimica in opportuni filamenti di proteine che si chiamano cromosomi. Opportuni segmenti di queste catene proteiche sono i portatori dei singoli tratti genetici: essi si chiamano geni. La posizione di un gene nel proprio cromosoma si chiama locus. Nel gatto ci sono 19 paia di cromosomi, per un totale di 38, composte di due cromosomi omologhi, cioè simili. I geni a loci corrispondenti di cromosomi omologhi operano sullo stesso tratto genetico; se sono identici, operano nello stesso modo, altrimenti operano in modo differente. Geni non identici situati allo stesso locus di cromosomi omologhi si chiamano alleli.

Ci sono due modi in cui una cellula si può duplicare. In quello vero e proprio, chiamato mitosi, la membrana del nucleo si rompe, i cromosomi si allineano al centro della cellula, ciascuno di essi crea una copia uguale a sé stesso (salvo rari errori di trascrizione biochimica, importanti per spiegare le mutazioni e le ricombinazioni genetiche), e ciascuna coppia identica così creata poi si separa nei due cromosomi costituenti, ciascuno dei quali migra ai capi opposti della cellula. A questo punto si hanno due gruppi identici di 38 cromosomi ai lati opposti della cellula, che poi si separa in due cellule identiche a quella originale. Questo è il meccanismo di duplicazione con cui crescono i tessuti. Ma per noi il meccanismo di duplicazione interessante è quello legato alla fecondazione. Per questo fine, alcune cellule subiscono un processo diverso di duplicazione, chiamato meiosi, che le trasforma in due nuove cellule diverse fra loro e non identiche all’originale, chiamate cellule germinali. Ciascuna cellula germinale è dotata soltanto di 19 cromosomi, uno per ciascuna coppia omologa, cioè metà del corredo genetico complessivo. Il processo di meiosi avviene nel modo seguente. Anche qui tutto comincia con la rottura della membrana del nucleo, e con i 38 cromosomi che si allineano al centro della cellula. In questo caso, però, cromosomi omologhi si collocano vicini, in stretta contiguità (in questa fase la contiguità è tale che possono addirittura avvenire scambi di frammenti chimici fra cromosomi omologhi, un processo importante perché causa ricombinazioni genetiche).

A questo punto, in ciascuna coppia di cromosomi uno dei due costituenti migra a un lato della cellula e l’altro al lato opposto: dove vada ciascuno dei due è lasciato al caso. Alla fine, da un lato ci sono 19 cromosomi e dall’altro i loro omologhi, ma come si sia assortita la scelta di questi 19 cromosomi è casuale. Ora, come nella mitosi, la cellula si duplica in due cellule, ciascuna delle quali possiede solo 19 cromosomi. Queste due cellule sono cellule germinali, cioè destinate a fondersi con quelle di un partner durante l’accoppiamento sessuale al fine di creare cellule usuali con 38 cromosomi a due a due omologhi. Dopo la fecondazione, ciascuna coppia di cromosomi nella cellula fecondata consisterà quindi di un cromosoma proveniente dalla cellula germinale paterna ed uno da quella materna. Abbiamo così raggiunto la conclusione fondamentale: per ciascun tratto genetico, la trasmissione ereditaria avviene mediante l’acquisizione, da parte della cellula fecondata, di una coppia di alleli, uno per ciascun genitore. Il tratto genetico dipenderà da quali sono questi due alleli, e soprattutto se sono uguali (caso omozigote) o diversi (caso eterozigote). Spesso, dei due alleli intesi a produrre effetti diversi sullo stesso tratto genetico, uno predomina sull’altro, ed impone il proprio effetto: si chiama un gene dominante, mentre l’altro si dice recessivo.

 Le malattie genetiche possono essere o non essere ereditarie : nel primo caso la malattia è trasmessa dai genitori, nel secondo ha origine da alterazioni del genoma, quindi non è trasmessa dalla madre o dal padre.   Possono colpire tutti i gatti, sia selezionati in purezza, sia comuni randagi di strada, alcune malattie genetiche sono particolarmente frequenti in alcune razze. Le malattie genetiche si distinguono in monogeniche e poligeniche. Le malattie ereditarie monogeniche sono dovute al malfunzionamento di un singolo gene. Una volta individuata la mutazione, la diagnosi è rapida e affidabile: grazie alla messa a punto di opportuni test, è sufficiente prelevare un campione  di DNA  da materiale biologico quale sangue, cellule della mucosa orale, bulbi piliferi, da sottoporre ad analisi. In tal modo si saprà con certezza se il riproduttore è portatore dell’allele o degli alleli mutati per un determinato gene, se può quindi eventualmente trasmetterlo alla propria prole. Le malattie ereditarie poligeniche, sono dovute all’azione combinata di più geni: in base alla combinazione degli alleli dei diversi geni coinvolti, la sintomatologia può essere estremamente variabile. Ciò comporta maggiori difficoltà nell’individuazione dei geni responsabili della malattia, l’elaborazione di test appropriati che consentano di riconoscerla e, addirittura, di riconoscere soggetti portatori sani, che non manifestano la malattia ma che possono trasmetterla ai loro discendenti. Ove è possibile i test sul DNA sono utili per eliminare la patologia dal patrimonio genetico collettivo della razza, mediante accurata selezione degli individui da destinare alla riproduzione. Senza l’identificazione certa dei riproduttori, tutti gli studi selettivi ed i piani di controllo volti all’eliminazione delle malattie genetiche, sono infatti sicuramente destinati a fallire. Se possibile, bisognerebbe evitare di usare come riproduttori, anche gatti con difetti di minore importanza ma comunque fastidiosi e geneticamente trasmissibili. Segue una tabella che riporta in ordine alfabetico, le patologie ereditarie (comprese le patologie meno gravi) riscontrate nei gatti, i sintomi e le razze maggiormente predisposte.

UN GATTO IN CASA: DI COSA HA BISOGNO E CHE SENSO HANNO PER LUI LE COSE ORGANIZZAZIONE DEL TERRITORIO

Il gatto per essere tranquillo e vivere serenamente ha bisogno di organizzare il proprio territorio (quindi la casa che lo ospita) lasciando delle “tracce” della sua presenza: – le marcature facciali (quando si sfrega su gambe delle sedie, stipiti delle porte ecc. lascia i FEROMONI che noi non possiamo percepire); – le marcature tramite graffiatura (non deve “farsi le unghie”, come comunemente si pensa!) – e in certi casi le marcature urinarie. Le marcature facciali tracciano i “sentieri” lungo i quali il gatto cammina per il suo territorio, indicano che il posto è conosciuto e sicuro. Le marcature tramite graffi indicano che è presente un occupante abituale (il gatto residente) e vengono deposte in prossimità di un luogo di riposo (ecco perché le poltrone e i divani) o delle uscite (ecco perché gli stipiti delle porte).

Si tratta in ogni caso di posti che hanno senso per il gatto, per cui se il proprietario gli mette un graffiatoio in un luogo privo di significato, il gatto non lo userà! Questa è una delle cause di fallimento del graffiatoio… l’altra è l’acquisto di graffiatoi bellissimi (a forma di topone, di gattone, ecc…) che però sono inutilizzabili: il gatto ha bisogno di un supporto abbastanza alto perché possa distendersi e stabile perché non traballi quando depone le graffiature… quindi un graffiatoio ben fatto può essere per esempio un’assicella di legno alta almeno 1 metro inchiodata al muro vicino al divano o alla poltrona dove il gatto abitualmente riposa, e/o vicino all’uscita sul balcone. Ancora meglio se sull’assicella si incolla una striscia di moquette con righe verticali (come se si trattasse di un “invito”). Poi ci sono i giochi per gatti composti da piattaforme di moquette su cui il gatto si può arrampicare: i supporti sono ricoperti di corda, e molti gatti li scelgono anche come graffiatoi. Li vendono, ma qualcuno dei miei clienti appassionato di bricolage se l’è costruito e gli è venuto molto bene (l’importante è che sia stabile e non cada sul gatto quando ci si arrampica!!! :-))) Poi… le graffiature possono ricomparire e aumentare quando si cambia casa, quando si cambia il mobilio di una stanza o quando ci sono troppi gatti… oppure anche quando si fanno pulizie troppo approfondite e si tolgono i feromoni facciali (sulle superfici a 30 cm da terra… cioè ad altezza gatto): il gatto è disorientato, e depone una marcatura più difficile da togliere. In questi casi può ricomparire anche la marcatura urinaria in un gatto castrato! In questi casi, come nell’introduzione di un nuovo gatto, micio o adulto che sia, il feliway diffusoreÒ è d’aiuto: si mette in una presa di corrente in un ambiente ben arieggiato (altrimenti si percepisce il diluente che è alcoolico e può avere un effetto strano sul gatto… tipo “sballo” :-))) “copre” 70 metri quadri di casa e dura un mese. E’ 2 meglio metterlo una settimana prima dell’arrivo del gatto. Si tratta dei feromoni facciali con cui lui traccia i sentieri, e lo fa sentire “a casa sua”. I gatti utilizzano tutte e tre le dimensioni dello spazio, per cui è normale che salgano sui mobili e si addormentino sulla libreria.

LASCIARLO DA SOLO Il gatto può anche stare da solo per alcune ore purché abbia cose interessanti da fare, per esempio ci sono dei giochi dentro cui si mettono le crocchette, e il gatto deve ingegnarsi per prenderle (si può fare anche con una scatolina con un buchino non troppo largo, da cui passa una crocchetta per volta, ma comodamente). Poi ci sono palline, topolini, cordini appesi alle maniglie delle porte… inoltre il gatto ha bisogno di potersi nascondere: vanno molto bene i giochi per bambini dell’ikea, cioè il tappetopuzzle con i numeri e le lettere, il tunnel, ecc. Tutto questo si chiama ARRICCHIMENTO AMBIENTALE ed è importantissimo per tutti i gatti, ma soprattutto per quelli che non hanno la possibilità di uscire.

I GIOCHI Il gioco è un’attività necessaria per il gatto perché sostituisce la caccia. Tuttavia, anche i gatti che hanno la possibilità di cacciare spesso giocano. Può essere anche un’attività di relazione con il proprietario, che può lanciare palline o muovere cordini davanti al gatto, ma è bene che non lo faccia giocare con le mani o con i piedi… altrimenti anche quando non avrà voglia di giocare, ma starà semplicemente camminando per casa, potrà suscitare un “attacco” da parte del gatto, e sarà difficile insegnargli che non può più farlo! Un altro gioco interessante per il gatto, utile soprattutto per quello che vive in appartamento, è rappresentato dal “problem solving”. Un esempio semplice ed economico: scatoline di cartone con un forellino da cui il micio potrà far uscire le crocchette, manipolando la scatolina. Si possono usare anche i kong per cani di piccola taglia.

ALIMENTAZIONE Il gatto è un predatore che cattura piccole prede. Mangia poco e spesso (fino a 16 mini-pasti in un giorno!) L’ideale per la sua alimentazione è lasciargli a disposizione 2-3 ciotole o dispenser di crocchette in diversi punti della casa, anche su ripiani alti. Si regolerà da solo. Ad orari potrà essere somministrato un po’ di cibo umido. Il gatto è un cacciatore, per cui nell’adulto non esiste per natura la richiesta del cibo. Quando entriamo in casa e il gatto ci viene in contro con la coda alzata dicendo “miao” ci vuole solo salutare, non chiedere cibo… può però imparare a chiedere se ogni volta che dice “miao” il proprietario lo abitua a ricevere del cibo… il risultato di ciò è un gatto obeso!

LA VITA DI RELAZIONE Il gatto non ha necessità assoluta di una vita di relazione, ma può apprezzarla molto. Se ha una buona relazione con il proprietario, sfregherà le guance su di lui e spesso si metterà a dormire nella stessa stanza, anche se apparentemente è per conto suo. Spesso i gatti dormono nel letto a contatto con il proprietario come fanno con altri gatti con cui hanno una relazione preferenziale.

IL TRASPORTO E’ bene abituare il gatto fin da piccolo ad essere portato in macchina, all’interno del proprio trasportino. Il trasportino deve essere un luogo che il gatto considera sicuro e piacevole, ma se lo si utilizza solo per portarlo dal veterinario, verrà associato ad un’esperienza negativa e la volta successiva, per infilarlo nel trasportino, sarà necessario fare il rodeo. Per evitare problemi, è bene che il trasportino sia sempre a disposizione del gatto, in casa, con la porticina aperta e un cuscino o una copertina comoda e magari un giocattolo al suo interno. Se poi viene utilizzato per andare dal veterinario, al ritorno a casa sarà necessario lavare il trasportino con sapone neutro per eliminare i feromoni di allarme che possono essere stati emessi dal gatto se si è spaventato. Per renderlo ancora più invitante, dopo averlo lavato, si potrà spruzzare sul trasportino il feliway sprayÒ e lasciarlo per una decina di minuti a “prendere aria” perché evapori il supporto alcolico, prima di ripresentarlo al micio.