Cacao mantiene giovane il cervello e frena il declino cognitivo

16 agosto 2012 09:450 commenti

Mangiare cioccolato, ovviamente con moderazione e all’interno di una dieta equilibrata, aiuta la salute. L’ultima conferma sulle benefiche proprietà del cacao, arriva da uno studio (già pubblicato su Hypertension) condotto da un gruppo di ricercatori coordinati dal professor Giovambattista Desideri, della Divisione Geriatrica dell’Università dell’Aquila.

Secondo quanto rilevato dallo studio, il cacao ha la capacità di poter frenare il declino cognitivo degli over 70. In pratica diventa un potente e valido alleato anche contro l’Alzheimer. Sono già note i molteplici pregi del cacao, che è un antidepressivo, antiossidante, migliora le funzioni dei vasi sanguigni e riduce la pressione, ma adesso sembra che il cacao riesca anche a contrastare l’invecchiamento delle cellule cerebrali.

Tutto merito dei flavonoli, componenti naturali, del cacao, cioè dei composti appartenenti alla classe dei flavonoidi. Ovviamente è necessario assumere la quantità quotidiana necessaria e non eccedere. In pratica il cacao mantiene il cervello giovane grazie alla riduzione della resistenza dell’insulina, legata al miglioramento delle capacità cognitive.

Lo studio dell’èquipe ha coinvolto novanta persone anziane, precedentemente interessate da un declino cognitivo lieve, che può condurre alla perdita di memoria arrivando fino alla demenza e all’Alzheimer. I volontari sono stati divisi in tre diversi gruppi a ciascuno dei quali è stata somministrata una quantità variabile (990 mg, 520 mg e 45 mg.) di bevanda contenente flavonoli per otto settimane. Inoltre, per poter isolare l’effetto benefico dei flavonoli del cacao i ricercatori hanno pensato di escludere tutte le altre sostanze che potevano contenere gli stessi componenti. Alla fine dell’esperimento i volontari sono stati sottoposti a test neurofisiologici per misurarne la memoria, i riflessi cognitivi o la velocità di ragionamento. Il risultato? Decisamente confortante perché tutti coloro che avevano assunto i flavonoli in dosi medio-alte hanno avuto risultati migliori nei test. 

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