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Calamaro gigante mentre fanno jogging: i tre fratelli non increduli

Il calamaro gigante di 4,5 metri è stato trovato su una spiaggia da tre fratelli appassionati di immersioni. La carcassa dell’invertebrato non presentava ferite o segni evidenti che possano essere associati alla morte, tuttavia era priva degli occhi. Biologi marini condurranno un esame necroscopico per raccogliere informazioni su questa affascinante ed elusiva specie abissale.

Accade in Nuova Zelanda. Come riporta il sito Metro.co.uk, Daniel Aplin, uno dei tre “sub scopritori”, racconta: «È stato mio fratello a facelo notare. Ha chiesto cosa ci fosse in lontananza e siamo andati a vedere».

Le foto scattate dai tre fratelli sono finite sulla pagina Facebook dell’Ocean Hunter Spearfishing and Freediving Specialists e hanno fatto il giro del web. Il Dipartimento di Conservazione della Nuova Zelanda ha confermato che la creatura era un calamaro gigante: «Il più grande cefalopode conosciuto al mondo e, probabilmente, il più grande invertebrato mai esistito».

La lunghezza dei calamari giganti possono variare dai 3 ai 9 metri. Ma gli scienziati ipotizzano che ci sia anche una specie denominata «calamaro colossale», che può raggiungere i 14 metri.

CARATTERISTICHE Il calamaro gigante è il più grande cefalopode conosciuto, il più grande mollusco e probabilmente il più grande invertebrato esistente. Sono stati individuati calamari giganti lunghi 18 metri, anche se la maggior parte di quelli trovati misurano 6-9 metri. Il calcolo della lunghezza complessiva tiene conto della testa, del corpo, delle zampe e dei due lunghissimi tentacoli (8-12 metri). Il calamaro gigante raggiunge la tonnellata di peso, anche se solitamente sono molto più leggeri. Le movenze di questo animale sono eleganti e sinuose, caratterizzate dal movimento ritmico dell’acqua che entra e esce dal corpo. Gli otto lunghi tentacoli presentano delle linee longitudinali e terminano con una sorta di becchi di pappagallo. Inoltre il calamaro, così come la maggior parte degli animali che vivono ad elevate profondità, possiede degli occhi molto grandi, così da cogliere ogni minima fonte luminosa. Come la seppia, anche il calamaro gigante utilizza una sostanza nerastra per nascondersi o per allontanare qualsiasi disturbatore. Questo grande invertebrato possiede un sistema nervoso esteso, articolato e complesso, oltre che un sistema circolatorio chiuso.

VITA ED ABITUDINI Il calamaro vive nelle acque profonde e per questo le conoscenze sulle sue abitudini di vita non sono molte. Probabilmente necessita di acque molto fredde, dato che si pensa viva, per la maggior parte dell’anno, tra i 200 e i 1000 metri di profondità, anche se qualche individuo è caduto nelle reti dei pescatori. Le conoscenze sul comportamento in natura sono scarse e talvolta assenti. Ad esempio, non si sa come questi animali interagiscano tra loro, anche se le ipotesi formulate descrivano il calamaro gigante come un predatore solitario. Anche le conoscenze sulle attività riproduttive sono scarse. Le femmine producono enormi quantità di piccolissime uova. I maschi raggiungono la maturità sessuale quando sono più piccoli delle femmine, ed utilizzano due dei loro tentacoli modificati per trasferire le loro spermatofore alle femmine. I cefalopodi sono famosi per la loro velocissima crescita. Alcuni sono sessualmente maturi a partire dai 6-8 mesi, anche se la maggior parte deve attendere i 12-18 mesi. La sua dieta consiste soprattutto di pesci e di altri calamari, ma non appartenenti alla medesima specie. I calamari giganti più grandi sono in grado, talvolta, di nutrirsi anche di balene grazie ai lunghi tentacoli forniti di muscolose ventose a forma di becco. Probabilmente il calamaro è vulnerabile all’azione di altri predatori solo nella fase giovanile.

DOVE E’ POSSIBILE INCONTRARE IL CALAMARO GIGANTE Questo mollusco vive negli oceani di tutto il mondo.

CURIOSITA’ Il calamaro gigante possiede gli occhi più grandi del regno animale. Ognuno può essere grande come la testa di un uomo. Questo non deve sorprendere: infatti, il calamaro vive nelle profonde acque oceaniche, laddove ogni minima fonte luminosa deve essere captata

La prossima volta che mangiate un fritto di mare, provate a pensare che state mettendo sotto i denti tanti piccoli alieni impanati. Gli anellini di calamaro che avete nel piatto sono solo la parte visibile e più inoffensiva di un mondo molto diverso dal nostro e ancora in gran parte misterioso. La famiglia dei calamari annovera specie ancora quasi sconosciute, spesso inquietanti, talvolta aggressive, perfino con tendenze “cannibali”

Occhi spaventosi

Gli ultimi ritrovamenti hanno dimostrato che negli abissi dell’oceano vivono migliaia di calamari giganteschi. Bianchi, con un corpo enorme, “tipo Blob”: molle e capace di assumere le forme più diverse. Hanno occhi grandi come piatti (25 cm di diametro) e tentacoli dentati lunghi 11 metri.

Caratteristica comune di tutti i calamari è poi una intelligenza decisamente superiore a quella di altri animali marini. William Gilly, della Hopkins Marine Station di Monterey (California), famoso studioso dei calamari,racconta con emozione di un incontro ravvicinato con esemplari di una specie più piccola, gli “Humboldt”, che possono raggiungere i 30 kg: «Una notte cercai di avvicinarli e di nuotare con loro. Ricordo che all’improvviso, nel buio, mi sentii toccare la mano. Mi voltai: davanti a me apparvero dal nulla 5 corpi bianchi e pulsanti. Mi toccarono delicatamente con i loro tentacoli, incuriositi. Ebbi l’impressione di vivere nel film E.T. Era quanto di più simile si possa immaginare al contatto con un’intelligenza aliena». Oggi i calamari sono studiati in tutto il mondo per le loro straordinarie caratteristiche: crescono a velocità inimmaginabili per altre specie (da 10 mm a 13 m in 2 anni) e hanno un metabolismo che consente di trasformare in massa muscolare il 50% di quanto mangiano (per i mammiferi questa percentuale raggiunge il 20%).

Dominatori degli oceani

E stanno conquistando gli oceani: approfittando della strage di pesci compiuta dall’uomo negli ultimi anni, si sono diffusi e moltiplicati ovunque. Ma il sogno di tutti i biologi marini è soprattutto di potere studiare le due specie più grandi e misteriose: l’Architeuthis dux,più noto come “calamaro gigante” e il Mesonychoteuthis, detto “calamaro colossale”. Il primo ha un corpo lungo 2,5 m, tentacoli di 11 m e pesa fino a 275 kg. Il secondo, di cui è stato di recente pescato un esemplare in Antartide, ha un corpo di 4-5 m, tentacoli lunghi 8 m e pesa fino a 300 kg. Di entrambe le specie nessuno scienziato è mai riuscito a vedere un esemplare adulto in vita. E questo benché dal 1997 al 2002 si siano succedute decine di missioni, con batiscafi, a 1.000 metri di profondità nei mari della Nuova Zelanda, al largo delle spagnole Asturie (per cercare il “gigante”) e nei mari dell’Antartide (per il “colossale”).

In passato questi mostri abissali erano probabilmente più socievoli. Sono citati da Omero e Aristotele. E Plinio il Vecchio li descrive con grande precisione

Tentacoli rosa

Molti racconti nordici medievali attribuiscono a essi (chiamati “kraken”), la capacità di trascinare intere navi negli abissi. E che la leggenda non sia inverosimile lo dimostra l’avventura, nel gennaio scorso, di una barca a vela di 23 t, il Geronimo: afferrata, mentre viaggiava a 35 km/h nell’Atlantico, dai tentacoli rosa di un calamarone, che ha mollato la presa solo dopo avere fermato la barca.

La rapida crescita corporea dei calamari è probabilmente legata alla necessità di trasformarsi da facili prede (i pesci sono ghiotti di piccoli calamari) in terribili predatori. In entrambi i ruoli i calamari esibiscono una varietà di comportamenti, modificabili in funzione dell’avversario, che è, per gli etologi, prova della loro intelligenza

Nube doppia

Sanno per esempio passare da una strategia di mimetizzazione a una di difesa aggressiva, facendo apparire sul dorso 2 finti occhi supplementari per spaventare il predatore. Se poi il pesce non demorde si danno alla fuga, non prima però di avere espulso una nube di inchiostro per nascondersi. «Ho anche visto calamari che, dopo avere creato in questo modo una chiazza scura nell’acqua, ne assumevano forma e colore, per ingannare il pesce con un’immagine doppia» dice Gilly.

Il fallimento di tutti i tentativi di osservare vivi i calamari giganti ha ora convinto i ricercatori a passare a un’altra strategia: allevarli in acquario. Steve O’Shea, biologo di Auckland (Nuova Zelanda), reduce da 5 spedizioni infruttuose negli abissi, ha scoperto di essere riuscito a catturare decine di Architeuthis, senza accorgersene. Erano infatti in versione “baby”: lunghi 10 mm. E solo un approfondito esame genetico ha rivelato che si trattava della stessa specie. I minicalamari non sono sopravvissuti, ma O’Shea progetta di catturarne ancora e di allevarli fino a far loro raggiungere i 5 m per poi rimetterli in libertà.

Perché non usarli per un gigantesco fritto di mare? Perché i calamari giganti hanno un sapore simile a quello dell’acido di una batteria. E la consistenza del copertone di un Tir.

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