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Colpo di tosse e quasi perde la vita: donna operata d’urgenza

Davvero incredibile quanto accaduto ad una donna di Sondrio di 58 anni, la quale per un colpo di tosse ha messo a repentaglio la propria vita. La donna per via dell’influenza ha avuto delle complicanze a livello respiratorio, le quali gli hanno fatto venire una brutta tosse e fin qui non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse che nessuno si sarebbe aspettato che un colpo di tosse così forte potesse addirittura provocarne la rottura dell’arteria tiroidea mettendo a serio rischio la sua vita. I medici in seguito ai controlli hanno effettuato una scoperta ovvero che proprio uno dei numerosi colpi di tosse gli aveva provocato la rottura dell’ arteria tiroidea inferiore destra e per questo motivo la donna ha iniziato ad avere delle serie complicanze che gli hanno impedito di respirare in modo corretto.

Ad operare di urgenza sono stati dottor Canu e la dottoressa Maria Carlucci con il solo obiettivo di poter occludere il foto che si era creato proprio sull’ arteria e per fare questo hanno utilizzato l’embolizzazione, ovvero una tecnica non chirurgica e poco invasiva. Mediante l’utilizzo di una micro spirale, i medici hanno raggiunto la zona dove si è verificato il sanguinamento e con l’introduzione degli emboli hanno chiuso la parte che si era danneggiata e questo intero procedimento è durato circa due ore ed è stato eseguito con la paziente intubata in modo che il macchinario sanitario le potesse permettere di respirare correttamente.

“In letteratura, dal 1930 a oggi, esistono solo 15 casi al mondo di rottura spontanea dell’arteria tiroidea inferiore a causa di un colpo di tosse o di pressione provocata da uno sforzo fisico. Si tratta di situazioni molto rare e, nella fattispecie che ha colpito la nostra paziente, ha prodotto un grosso ematoma, localizzato tra la vertebra cervicale, la trachea e l’esofago, posizione che minacciava di toglierle del tutto il fiato”, è questo quanto spiegato dal primario della struttura ospedaliera in Valtellina Gian Luca Canu. Pare che sia stato effettuato anche un secondo intervento per la rimozione dell’ ematoma e questo è stato effettuato dall’equipe di chirurgia toracica guidata dal dottor Claudio Della Pona e da quella di chirurgia generale sempre al Morelli tanto da spingere Giuseppina Panizzoli ovvero il direttore generale dell’Asst Valtellina-Lario, a sottolineare quanto sia elevata La professionalità degli operatori di ASST ValtLario, come singoli e in team”.

In questo secondo intervento la donna ha potuto contare su una procedura lineare gestita con grande professionalità e serietà da un team competente che ha permesso alla paziente di poter superare questo momento di difficoltà e tornare a casa sana e salva nel giro di pochissimo tempo, consapevole però di aver trascorso davvero un brutto momento e che questo gli avrebbe potuto costare la vita.

La manovra non è molto difficile da praticare, bisogna porsi alle spalle della persona e colpirla con cinque colpi netti alla schiena tra le scapole utilizzando il piano palmo della mano, se questo non basta a liberare i respiratorie bisogna posizionare un pugno chiuso tra la fine del torace l’ombelico, quindi dare una spinta energetica verso l’interno e verso l’alto.

La tiroide occupa la faccia anteriore del collo, sotto e sui lati della laringe, fra le due regioni carotidee. Vista anteriormente la sua forma ricorda quella di una H maiuscola. Le porzioni laterali, inclinate verso il basso e medialmente prendono il nome di lobi tiroidei, mentre la porzione trasversale, che li unisce prende il nome di istmo. Dal margine superiore dell’istmo può prendere origine un lungo ed esile prolungamento, che si porta superiormente fino a raggiungere la laringe e che viene definito lobo piramidale. La ghiandola tiroidea presenta una ricca vascolarizzazione. Le ARTERIE sono due per ciascun lato. L’ARTERIA TIROIDEA SUPERIORE, primo ramo collaterale dell’arteria carotide esterna, che parallela al grande corno dell’osso ioide si porta con decorso orizzontale, in avanti e medialmente per poi dirigersi verso il basso e raggiungere il lobo tiroideo. L’ARTERIA TIROIDEA INFERIORE origina dalla succlavia e si porta alla parte inferiore del lobo tiroideo con decorso dal basso in alto e in senso latero-mediale. A livello della parte inferiore del lobo tiroideo si divide in un ramo inferiore, che si anastomizza con quello controlaterale; in un ramo superiore, che si anastomizza con l’arteria tiroidea superiore; in un ramo profondo che vascolarizza la porzione profonda della ghiandola tiroidea. In alcuni casi è presente un’arteria impari e mediana, che origina dall’arteria anonima e che prende il nome di ARTERIA TIROIDEA MEDIANA o TIROIDEA IMA. Le VENE tiroidee originano dalla rete follicolare e formano un ricco plesso vascolare fra la capsula propria della tiroide e la guaina peritiroidea.

Le vene che originano dal plesso sono distinte in tre gruppi. Le VENE TIROIDEE SUPERIORI originano dalla porzione superiore della ghiandola e si accompagnano all’arteria tiroidea superiore, terminando nella vena giugulare interna. Le VENE TIROIDEE MEDIE che si portano anch’esse alla vena giugulare interna dopo aver incrociato la faccia anteriore dell’arteria carotide comune. Le VENE TIROIDEE INFERIORI, che dalla base della tiroide confluiscono nella giugulare interna o, soprattutto a sinistra nelle vene brachiocefaliche. Pur ricevendo le terminazioni nervose del nervo laringeo superiore e del nervo laringeo inferiore (il cui decorso è utile conoscere dal punto di vista della chirurgia della tiroide e delle paratiroidi), la maggior parte dell’innervazione della ghiandola è assicurata dal simpatico cervicale.

Come funziona la tiroide? La funzione della tiroide è strettamente legata al metabolismo dello iodio. Lo iodio viene assunto dall’organismo in forma organica e immesso in circolo come ioduro di sodio dall’intestino. Il fabbisogno di iodio quotidiano e’ di circa 100-150 mcg/die. I tireociti, ovvero le cellule del follicolo tiroideo, che a sua volta rappresenta l’unità funzionale della tiroide, trattengono iodio, che viene trasformato in diiodiotirosina (un composto organico attivo). Due molecole di diiodiotirosina possono condensarsi dando luogo alla formazione di tiroxina (T4), mentre l’unione di una molecola di monoiodiotirosina e con una molecola di diiodiotirosina dà origine ad una molecola di triiodiotironina (T3). T3 e T4 possono convogliare direttamente in circolo oppure essere depositati nella sostanza colloide del follicolo tiroideo. Infatti, le cellule tiroidee con la loro doppia polarità possono immettere direttamente nella rete capillare il loro prodotto di sintesi, oppure immagazzinarlo nella cavità del follicolo stesso per ulteriori bisogni dell’organismo. In questo caso l’ormone tiroideo si lega ad altri aminoacidi per formare la tireoglobulina, ovvero la forma di deposito dell’ormone stesso.

La tosse: domande e risposte Cos’è la tosse?

La tosse è un riflesso fisiologico dell’organismo, che serve ad espellere aria ad alta velocità dall’albero bronchiale. In questo modo si impedisce l’ingresso ed il ristagno nella trachea e nei bronchi di sostanze estranee e si liberano le vie respiratorie dall’eccesso di secrezioni (muco e catarro). Cos’è il catarro? Il catarro, o muco, è una sostanza vischiosa che viene prodotta da ghiandole situate un po’ dappertutto sulle mucose delle vie respiratorie. Ha una funzione utilissima perché contiene enzimi protettivi. Il muco, oltre a servire da «spazzino» delle vie respiratorie, lubrificandole e inglobando virus, batteri, sostanze irritanti ed inquinanti. Trasporta tutte queste dannose impurità, non solo all’esterno, ma anche verso cellule (globuli bianchi, immunoglobuline) in grado di inglobarle, riconoscerle e distruggerle prima che possano entrare all’interno dell’organismo. Quindi si può dire che il catarro, nonostante il fastidio che procura a chi lo ha e a chi gli sta intorno, è una reazione positiva dell’organismo infantile e non andrebbe mai represso o bloccato, ma, anzi, favorito, cioè fluidificato per agevolarne l’espettorazione, l’espulsione attraverso i colpi di tosse. Come può essere la tosse e quali ne sono le principali cause? – secca, stizzosa ed improduttiva (dovuta a irritazioni respiratorie da virus, fumo o inquinanti aerei, ma anche da allergia), – produttiva (quando riesce a liberare le vie aeree da eccessive quantità di muco o catarro), – sibilante (il bambino tossisce e «fischia»; è il caso dell’asma o della bronchite asmatica), – abbaiante «tosse da foca o da cagnolino» tipica delle laringiti, – convulsa e spesso seguita da vomito (pertosse, corpo estraneo), – nervosa (da abitudine, tipica del giorno e non della notte). La tosse che invece compare durante il pasto, suggerisce un disturbo della deglutizione. Nel bambino piccolo, se compare dopo i pasti con le caratteristiche della tosse secca, stizzosa, accompagnata anche da disturbi e fastidi digestivi e calo ponderale, può far pensare al reflusso gastro-esofageo. Nel bambino più grande il reflusso gastro-esofageo è una delle più frequenti cause di tosse cronica e broncospasmo (asma). Se la tosse di tipo secco o produttivo, accompagnata da muco nasale denso giallo verdastro, dura da più di due settimane (spesso accompagnata anche da cefalea), occorre pensare anche alla sinusite. Come si può eliminare la tosse? Come detto prima la tosse non andrebbe combattuta, perché rappresenta un meccanismo difensivo dell’organismo; tuttavia, se è molto disturbante (solo nel caso di tosse notturna), si possono somministrare calmanti specifici. Prima, però, il pediatra deve arrivare ad una diagnosi di causa molto accurata e trattare la patologia che provoca la tosse: si deve cioè curare la malattia e non il sintomo. Quali sono le principali norme igieniche e sanitarie da adottare in caso di tosse? Indichiamo qui un breve decalogo di provvedimenti pratici per ripristinare la normale funzione respiratoria, fluidificando il muco, riducendo i potenziali veicoli di infiammazione e attenuando i fastidi del bambino (soprattutto notturni). Anche il miele, somministrato a piccoli cucchiaini, specie prima di dormire, può svolgere una discreta azione antitosse.

1. Somministrare liquidi tiepidi contro gli accessi di tosse: l’acqua è il più potente mucolitici presente in natura. Quindi le bevande calde aiutano il muco a sciogliersi.

2. Umidificare l’ambiente dove vive il bambino (soprattutto la sua stanza). L’umidità giusta è sul 40- 60%. In commercio vi sono ottimi umidificatori a prezzo anche contenuto: basta riempirli di acqua senza aggiungere sostanze balsamiche che possono irritare le vie respiratorie del bambino peggiorando la tosse. Se però il bambino o i genitori sono allergici agli acari, meglio non umidificare l’ambiente per non favorire la proliferazione degli acari stessi.

3. Areare bene i locali al mattino o dopo che vi sono state molte persone. Tenere la casa libera dalla polvere. L’aria di casa deve sempre essere fresca e pulita.

4. Evitare di portare a spasso il piccolo o di fare passeggiate con i bambini in vie molto trafficate e nelle ore di punta. L’azione degli inquinanti esterni è negativo sia per gli accessi di tosse sia per l’infiammazione delle vie respiratorie.

5. Effettuare frequenti lavaggi nasali con soluzione fisiologica nel bambino piccolo: il lavaggio libera dal muco le fosse nasali, favorisce la respirazione, fluidifica il catarro. In caso di difficoltà all’eliminazione del muco, associare al lavaggio l’aspirazione nasale con idonei aspiratori «a bocca» di ultima generazione.

6. In caso di tosse abbaiante e difficoltà respiratoria occorre umidificare direttamente «da vicino» l’aria che respira. L’ambiente saturo di vapore (ad esempio il bagno con tutti rubinetti dell’acqua calda aperti al massimo) è un ottimo idratante per trachea e laringe e calmante per la tosse abbaiante. Anche i vecchi suffumigi di vapore (evitarli nei bambini piccoli per il pericolo di ustioni con l’acqua molto calda!) sono un ottimo fluidificante e sedativo della tosse.

7. Eliminare il fumo attivo e passivo!! Un bambino che sta vicino ad un fumatore inala l’aria inquinata dell’ambiente (come se fumasse 30-40 sigarette all’anno). Figuriamoci se questo bambino è malato…

8. Sospendere temporaneamente la attività sportive in caso di bronchite o altre infiammazioni respiratorie. L’esercizio fisico stimola gli accessi di tosse e aumenta il consumo di ossigeno polmonare.

9. Se il bambino vomita durante gli accessi di tosse, non preoccupatevi, è un tentativo (riuscito) di espettorazione di catarro anche se ciò avviene durante i pasti; ridategli da mangiare tranquillamente, magari con dosi piccole e frequenti per consentire una migliore digestione. Se al mattino il bambino si alza e comincia a tossire, dategli subito un biberon o una tazza di latte o di altre bevande calde. Talvolta questi «mucolitici» naturali favoriscono il vomito del catarro. In questo modo, anche se un po’ spiacevole e fastidioso, il bambino si libera dal muco eccessivo e calma la tosse per molte ore.

10. Usare gocce o sciroppi sedativi della tosse solo sotto consiglio medico e solo quando la tosse è stizzosa e disturba molto il bambino, soprattutto di notte. Alcuni di questi farmaci contengono stupefacenti (soprattutto codeina) e pertanto vanno maneggiati con estrema cautela. Quali sono i principali errori che si devono evitare? – Non somministrare farmaci senza sapere qual è la causa della tosse e senza sapere le caratteristiche del farmaco: i mucolitici hanno un effetto non scientificamente dimostrato, (ed una recente nota ministeriale ne sconsiglia l’uso sotto i 2 anni di età); gli antistaminici possono ridurre lo stimolo di eliminazione del muco ed i sedativi della tosse possono avere effetti sullo stato di vigilanza del bambino. Occorre sempre il consiglio del pediatra. – Eliminare il latte pensando che possa addensare il catarro. – Aggiungere sostanze alcoliche alle bevande, pensando che favoriscano l’eliminazione del catarro. Viceversa vapori dell’alcool possono scatenare il riflesso della tosse. – Usare umidificatori in caso di tosse asmatica o di allergia agli acari. Quando si deve chiamare il pediatra? Esistono situazioni in cui la tosse, per il tipo, la frequenza, la durata o l’associazione con altri sintomi generali che disturbano il bambino, necessitano la consulenza o l’intervento del pediatra: Queste sono: Urgenti: – se il respiro diventa difficoltoso, frequente o affannoso ed il bambino appare sofferente, – se il bambino è molto piccolo e tossisce frequentemente, – se l’espettorato è striato di sangue, – se le labbra diventano bluastre (cianotiche) durante gli accessi di tosse, – se c’è febbre alta da qualche giorno. Non urgenti: – se la tosse dura da più di 2 settimane nonostante le prime cure «domestiche», – gli accessi disturbano il bambino di notte, – il tossire provoca spesso il vomito, – se si sospetta un’allergia (pollini), – se il bambino ha male al petto quando tossisce. Perché i bambini piccoli tossiscono così frequentemente? Nei bambini piccoli, soprattutto quelli che frequentano i nidi e le scuole materne, la tosse catarrale, accompagnata da scolo nasale, specialmente nelle stagioni fredde, è un segno di fisiologica risposta alle prime infezioni virali di comunità, quindi è un sintomo positivo della risposta immunitaria del bambino. Se il piccolo è di buon umore, mangia e dorme abbastanza bene, non bisogna preoccuparsi. Si sta vaccinando in modo naturale ed autonomo contro quelle migliaia di virus che dovrà incontrare durante il suo cammino, prima di diventare un adulto sano con normali difese immunitarie. Chiaramente, più il bambino è piccolo e più questi sintomi saranno lunghi e fastidiosi (i suoi anticorpi sono pochi e un po’ «pigri ») e talvolta potranno portare a qualche complicanza batterica (bronchite, otite ecc.). Ma con il tempo, con l’osservanza di norme igieniche e ambientali idonee e con le cure appropriate da parte del pediatra, il bambino supererà questi momenti di crisi e rinforzerà sempre più le sue difese immunitarie.

Sciogliamo ogni dubbio sulla tosse La tosse La tosse è un sintomo che può avere origini diverse: un corpo estraneo che irrita le vie respiratorie, il fumo, una infezione sostenuta da un virus o da un batterio . Essa rappresenta essenzialmente un meccanismo di difesa: permette infatti l’eliminazione rapida e drastica di materiali irritanti, sia di muco che viene prodotto in eccesso dai bronchi. Si parla infatti di “tosse secca” quando si vuole indicare la presenza di tosse irritativa senza eliminazione di muco, mentre si parla di “tosse grassa” quando si vuole indicare la presenza di tosse associata a liberazione di catarro. Nella maggior parte dei casi, la tosse che compare in autunno e in inverno è dovuta ad una infiammazione delle prime vie respiratorie causata da un virus. Si tratta quindi di un disturbo che, pur se spiacevole, in genere guarisce da solo nell’arco di alcuni giorni. Se invece la tosse è persistente ed è accompagnata da febbre o da malessere generale, è consigliabile rivolgersi al proprio medico. Come curiamo la tosse? La prima cosa da fare è allontanare tutti i possibili fattori che favoriscono o aggravano la tosse: fumo di sigaretta, aria ambientale troppo secca, esposizione all’aria fredda e umida. Quando la tosse è grassa poi, la liberazione del catarro deve essere agevolata e il riflesso della tosse non deve essere soppresso. Infatti, ad ogni colpo di tosse le vie aeree vengono liberate dal muco in eccesso, che altrimenti ristagnerebbe nei bronchi. Come possiamo aiutare l’eliminazione del catarro dai bronchi? Innanzitutto occorre fluidificarlo.: un muco più fluido rende la tosse più efficace. Per una tosse senza complicazioni, si possono adottare alcuni semplici accorgimenti, spesso trascurati, che risultano però molto efficaci: E’ importante bere molto: acqua, spremute di arance, latte o camomilla zuccherati, vanno tutti bene. Le bevande, meglio se calde e addizionate di emollienti come il miele, idratano e ammorbidiscono le prime vie respiratorie, riducendo l’irritazione della faringe e rendono più liquide le secrezioni; E’ utile anche fare inalazioni di vapore caldo. Allo scopo si possono utilizzare gli apparecchi per aerosol in vendita in farmacia, ma, volendo, è sufficiente respirare i vapori sprigionati dall’acqua bollente contenuta in un recipiente con un asciugamano sulla testa; l’aggiunta di sostanze balsamiche li rende più gradevoli; E’ importante anche umidificare gli ambienti mantenendo sempre piene di acqua le vaschette appese ai termosifoni o impiegare gli umidificatori elettrici; dormire a pancia in giù per evitare che il catarro, scendendo nella trachea, provochi la tosse durante il riposo. I farmaci per la tosse In commercio esistono 3 diversi gruppi di farmaci: i sedativi (calmanti) della tosse, i mucolitici e gli espettoranti. Il loro compito è principalmente quello di aiutare l’eliminazione del muco dai bronchi infiammati. Alcuni di questi farmaci oltre a svolgere azione mucolitica, sono in grado di migliorare la composizione del muco, rendendolo più simile a quello prodotto in condizioni fisiologiche. E’ sempre consigliabile prima dell’assunzione di un qualsiasi farmaco chiedere consiglio al proprio medico o farmacista.

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