Come curare l’alzheimer facendo sentire ‘utili’ i malati

4 novembre 2013 17:300 commenti

morbo-di-AlzheimerUno dei clichet più pericolosi, quando si parla di alzheimer è quello di far sentire i pazienti problematici, pesanti, stressanti. Una idea, questa, che spesso deriva dall’incapacità di canalizzare correttamente le loro attenzioni. La malattia è sicuramente una fortissima distrazione, una vera e propria deviazione. Ma a sua volta, forse, è possibile deviare gli interessi dei malati di alzheimer verso altre sfere così da farli sentire utili anche quando la malattia si è radicata totalmente nel loro organismo. 


Un esempio di questo percorso alternativo, che consiste in sintesi nel far sentire ‘utili’ i malati di alzheimer, proviene da Gallarate. Nella cittadina lombarda è partito il progetto Hotel A. Naturalmente, la lettera “A” sta per Alzheimer. Quello di Gallarate è un esperimento inusuale per un istituto di ricovero per anziani malati. Al suo interno, i pazienti non sono passivi ma hanno un ruolo importante e dinamico anche nel modo di affrontare la malattia. Il nuovo metodo consiste nella socializzazione e nel rendersi utili agli altri, secondo quanto dichiarano i ricercatori coordinati dal Dottor Predazzi, che stanno portando avanti questa sorta di terapia sociale.
Ne consegue che l’Hotel A si configurerà come una struttura all’avanguardia dove non solo i malati di Alzheimer verranno accuditi ma potranno anche interfacciarsi con altre persone che vivono la loro stessa esperienza. La novità è che in questo luogo gli stessi pazienti possono aiutare in cucina, animare le feste, servire ai tavoli. In altri termini, potranno sentirsi vivi e utili, nonostante i tanti ostacoli provocati dalla malattia.






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