Home / Salute / Con i clandestini sbarca anche la scabbia

Con i clandestini sbarca anche la scabbia

Hanno dichiarato di provenire da Eritrea (291), Somalia (92), Nigeria, Bangladesh, Algeria, Libia, Egitto e Siria, i 447 migranti sbarcati la notte scorsa a Pozzallo dalle navi Monte Sperone della Finanza e della Protector di Frontex. Si tratta di 272 uomini, 44 donne e 128 minori non accompagnati, provati dal lungo viaggio prima attraverso zone desertiche e poi nel Mediterraneo, al fine di raggiungere quel vecchio continente in cui sono convinti, o almeno sperano, di potere intraprendere una vita nuova.

Il loro smistamento verso gli altri Paesi dell’Ue, che hanno scelto di fare nient’altro che il proprio dovere non lasciando da sola l’Italia nel non più sostenibile onere di accogliere e mantenere tutti, è però ostacolato e ritardato dalle condizioni di salute dei migranti, debilitati e persino malati, come un ventenne eritreo effetto da polmonite, attualmente ricoverato presso l’ospedale di Modica. Risulta inoltre che il 90% dei 447 sbarcati, ossia circa 400 individui, abbia la scabbia. Si tratta di un’infezione molto contagiosa ed intensamente pruriginosa, come ci ha spiegato il professore Luca Bernardo, direttore del Dipartimento di Medicina dell’Infanzia e dell’Età Evolutiva e primario del reparto di pediatria dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano.

«Si tratta di una ectoparassitosi della pelle, causata dalla femmina dell’acaro umano della scabbia in grado di annidarsi nello strato superficiale della pelle per deporre le uova. Quando le uova si schiudono, dopo 2-4 giorni, le larve subiscono tre mutazioni prima di trasformarsi in elementi adulti capaci di accoppiarsi ed iniziare nuovamente la deposizione delle uova. Il ciclo vitale dura 14-17 giorni», illustra Bernardo, sottolineando anche i modi in cui avviene la trasmissione, ossia «per contatto diretto interumano, ma anche indiretto, attraverso indumenti o biancheria usata in comune».

«La malattia è caratterizzata da prurito intenso prevalentemente notturno, inizialmente localizzato in prossimità dei glutei e degli spazi interdigitali, in seguito generalizzato», continua il professore. La scabbia si estende soprattutto alle mani (solchi interdigitali, regione palmare), ai polsi, alle ascelle e ai piedi. Nei più piccoli gli effetti sono devastanti. «Nei bambini di età inferiore ai 2 anni le lesioni tipiche possono localizzarsi in superfici più ampie, potendo colpire anche il tronco, il collo ed il volto, e sono spesso vescicolose e pustolose con rischio di sovra infezioni microbiche».

La scabbia, rara fino a 30-40 anni fa e divenuta oggi endemica in tutto ilmondo, è democratica: colpisce individui di qualsiasi ceto sociale, sesso e fascia d’età, e la sua diffusione ha un andamento ciclico con epidemie più o meno circoscritte. «I motivi delle periodiche ricorrenze della scabbia non sono noti, mentre si conoscono alcuni fattori che ne favoriscono la diffusione, spesso in modo indipendente fra loro», dichiara Bernardo. Nei Paesi occidentali questi fattori sono: scarso livello igienico, promiscuità, viaggi internazionali, permanenza presso cliniche ed ospedali (anche se di ottimo livello igienico).

L’infestazione è possibile in ogni periodo dell’anno, anche se risulta più frequente in inverno che in estate, perla tendenza al sovraffollamento in luoghi chiusi.

«Se non curata la scabbia non guarisce spontaneamente», puntualizza il primario. «La terapia consiste nell’applicazione su tutta la superficie cutanea di antiparasssitari topici scabicidi. L’applicazione deve essere eseguita dopo un bagno caldo e prolungato, seguito da un’energica frizione della pelle al line di aprire i cunicoli ed esporre gli acari e le uova al principio attivo».
In alcuni casi possono essere necessari due o più cicli di trattamento eseguiti a intervallo di una settimana.
Ecco alcuni consigli: è necessario l’allontanamento dalla scuola e/o dalla comunità per almeno 24 ore dall’inizio del trattamento. La biancheria personale e del letto usato dal soggetto affetto deve essere trattata mediante lavaggio in lavatrice ad alte temperature (60-70 gradi) ogni mattina e per tutta la durata del trattamento. Anche i soggetti conviventi, sebbene apparentemente sani, devono essere sottoposti al trattamento di cura.