In cosa consiste il test sulle intolleranze alimentari

28 gennaio 2014 17:460 commentiDi:

cibi-sani

Proprio in questi ultimi giorni alcune inchieste giornalistiche hanno riacceso l’attenzione sulla questione delle intolleranze alimentari e in particolare sui test di laboratorio che si eseguono per la loro diagnosi. 

Negli ultimi tempi si sono infatti verificati diversi casi in Italia di esecuzione di test per le intolleranze alimentari rivelati come sedicenti e fasulli, non corrispondenti a quanto oggi la letteratura medica prevede per queste nuove modalità diagnostiche.

In verità le intolleranze alimentari rappresentano un campo di indagine, se vogliamo, ancora nuovo e poco conosciuto, o, per dirla in altre parole, ancora del tutto sperimentale, cui non tutti i medici e i professionisti del settore attribuiscono completa attendibilità.

Cerchiamo allora di fare intanto un po’ di chiarezza sull’argomento e prima di addentrarci in più sottili controversie mediche, capire che cosa si intende oggi per intolleranze alimentari, quali sono e in che cosa consistono i test utilizzati per la loro diagnosi e quali sono eventualmente i cibi interessati.

Leggendo questo post, infatti, potrete venire facilmente a sapere:

  • che cosa sono le intolleranze alimentari
  • quali sono le intolleranze alimentari oggi riconosciute
  • quali sono i test per le intolleranze alimentari ufficialmente riconosciuti
  • quali sono gli altri test per le intolleranze alimentari.

In cosa consiste il test sulle intolleranze alimentari

Che cosa sono le intolleranze alimentari

Una delle prime cose da chiarire è che cosa si intende in ambito medico per intolleranze alimentari. Secondo la definizione canonica, quella da Kaplan del 1991, primo allergologo che si è occupato della questione, le intolleranze alimentari possono essere definite come “allergie non allergiche”, ovvero tutti quegli stati allergici che non è possibile correlare alle immunoglobuline di tipo E.

Da questa definizione consegue quindi l’assunto generale sui cui si fonda tutta la letteratura medica sull’argomento: le intolleranze alimentari e le allergie tradizionali non sono la stessa cosa.

Le intolleranze alimentari, inoltre, per loro natura, provocano un abbassamento delle difese immunitarie, perché quando una sostanza a cui siamo intolleranti raggiunge l’organismo i globuli bianchi, cioè i linfociti, vengono distolti dai loro normali compiti.

Secondo coloro che operano nel campo delle intolleranze circa il 40 per cento della popolazione è affetto da questi disturbi e proprio la presenza dell’intolleranza sarebbe la causa di patologie quali rinite, asma, congiuntivite, dermatite, psoriasi e colite. La relazione che si instaura tra l’intolleranza e la patologia, tuttavia, è per il momento solo di tipo probabilistico.

Quali sono le intolleranze alimentari oggi accertate e riconosciute

Non tutte le intolleranze alimentari sono oggi largamente accettate e riconosciute nella medicina convenzionale. Le uniche due che invece hanno avuto una convalida più ampia a livello internazionale sono state

  • l’intolleranza al lattosio 
  • l’intolleranza al glutine.

Anche per queste due forme di intolleranza, tuttavia, ancora sono in atto studi volti alla loro migliore definizione.

I test per le intolleranze alimentari

Una volta capito in che cosa consistono le intolleranze alimentari e come sono considerate in ambito medico, possiamo passare a trattare il capitolo piuttosto vasto della loro diagnosi. La prima cosa da sapere, infatti, è che non esiste soltanto un unico test per l’individuazione delle intolleranze alimentari, ma esistono una serie di test diversi tra loro.


I test ufficialmente riconosciuti

Sulla base di quanto affermato in precedenza, nella medicina convenzionale esistono due soli tipi di test che sono ufficialmente riconosciuti, cioè quelli rivolti ad un unico alimento, e nel caso specifico

  • il test per l’intolleranza al lattosio
  • il test per l’intolleranza al glutine.

Quando però si parla di test per le intolleranze ci si riferisce di norma a test il cui scopo è quello di diagnosticare più intolleranze in una volta sola. In merito a questa seconda tipologia di test è possibile quindi operare una seconda distinzione tra

  • test per le intolleranze non convenzionali
  • test per le intolleranze validabili convenzionalmente.

I primi test sono quelli che praticamente non hanno basi scientifiche e non sono mai stati effettuati su campioni di popolazione molto ampi, per cui la loro validità scientifica è discutibile.

I test validabili convenzionalmente, invece, sono test di tipo scientifico, di introduzione recente, che hanno costituito in un certo senso la risposta della medicina convenzionale ai test non convenzionali.

Quali sono i test per le intolleranze alimentari

Alcuni test per la diagnosi delle intolleranze alimentari sono stati introdotti già da diverso tempo. Ecco una lista che riporta i più noti, conosciuti e utilizzati:

  • Vegatest
  • Citotest
  • Test del Capello
  • DRIA
  • Dosaggio IGg specifiche
  • Iridologia.

Ma in che cosa consistono questi test? Come avviene la diagnosi dell’intolleranza o delle intolleranze, come sarebbe meglio  dire? Ecco le risposte relative a quelli più conosciuti.

Il Vega test è ad esempio uno dei più vecchi test per le intolleranze alimentari. E’ stato messo a punto in Germania da Reinhold Voll nel 1958, ed è detto anche test elettrodermico. Consiste infatti nel misurare la conduttività elettromagnetica del corpo usando un galvanometro: il soggetto che si sottopone al test tiene in mano un elettrodo posto su un punto significativoe impugna l’altro mentre una serie di allergeni viene posta in una struttura a nido d’ape. Con il passare degli anni sono state però proposte altre varianti perfezionale di questo test.

Il DRIA, invece, è un test italiano, creato da A. Speciani, P. Gianfranceschi e G. Fasani sempre per la determinazione delle intolleranze alimentari. Come gli altri test sulle intolleranze è un test non convenzionale. In realtà il test non fa altro che riprendere  il test proposto dal kinesiologo Goodheart nel 1964 e il suo scopo è quello di misurare la reazione muscolare del soggetto intollerante quando viene messo a contatto con la sostanza scatenante l’allergia che viene somministrata per via orale.

Un altro test piuttosto famoso e utilizzato è il Citotest – a volte scritto anche in altre maniere (cytotoxic), diverse dalla forma più italianizzata -, che si effettua attraverso un normale prelievo del sangue a digiuno e offre da subito tutti i risultati degli alimenti a cui il paziente risulta intollerante. Sulla base dei risultati ottenuti attraverso il prelievo di sangue, viene decisa la dieta che il paziente dovrà seguire per un certo periodo di tempo, e che prevederà o meno la somministrazione degli alimenti a cui il soggetto è risultato essere intollerante.

Test del capello e iridologia sono di più immediata comprensione e effettuazione, ma l’ultimo oggi è poco usato.






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