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Curcuma, combatte l’Alzheimer e depressione:ecco perchè

Un eccipiente nella curcuma, la famosissima specie indiana, è in grado di contrastare e migliorare la memoria tutte quelle persone affette da depressione. Parliamo della curcumina che riesce a non far eccedere l’accumulo di proteine in alcune sezioni del nostro cervello abbinate alla memoria e alle emozioni.

Presente nella maggior parte dei piatti della cucina indiana e mediorientale, la curcuma è una spezia preziosa per la nostra salute Che cos’è In Oriente – soprattutto in India – è protagonista da millenni dell’alimentazione e della medicina. È la curcuma, spezia dal colore giallo intenso, ottenuta facendo essiccare e poi sminuzzando la radice della Curcuma Longa, una pianta della famiglia delle Zingiberaceae della quale fa parte anche lo zenzero.

La preziosa polvere gialla non è una novità per i popoli occidentali: già i greci la utilizzavano per tingere le vesti, come fanno ancora oggi alcuni monaci buddisti, e tra i coloranti alimentari ce n’è uno derivato proprio dalla curcuma e noto con la sigla E100. Le proprietà Il vero punto di forza della curcuma risiede nelle sue proprietà medicinali. Gli effetti benefici sono legati alla presenza di curcumina, una sostanza isolata per la prima volta circa due secoli fa e che dona alla spezia il caratteristico colore giallo, ma soprattutto che ha proprietà antiossidanti, antibiotiche, abbassa il colesterolo e contrasta le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Gli studi più recenti dimostrano inoltre che la curcumina può essere considerata a tutti gli effetti una sostanza anticancro, efficace nel contribuire alla prevenzione dei tumori del tratto gastroenterico e della pelle. Come agisce? Innanzitutto, ha un buon potere antinfiammatorio: blocca infatti la produzione di COX-2, un enzima coinvolto nell’infiammazione e, dal momento che quest’ultima è strettamente legata alla formazione e alla progressione del tumore, bloccarla significa aiutare la prevenzione. La curcumina (in base a studi di laboratorio e a dosi molto elevate) agisce anche in maniera diretta sul tumore spingendo le cellule malate verso l’apoptosi (la morte programmata) e bloccando la formazione di nuovi vasi sanguigni indispensabili per “nutrire” le cellule tumorali. Prevenire il cancro con la curcuma non è difficile: basta un cucchiaino al giorno di questa spezia che si sposa molto bene con formaggi, riso e verdure, meglio se in combinazione con il pepe che la rende fino a mille volte più facile da assorbire per l’organismo.

LA CURIOSITÀ

Attenzione a non confondere la curcuma con il più famoso curry: pur avendo un colore molto simile, la prima è una sola spezia, il secondo è una miscela. In particolare lo “zafferano dell’India”, come viene anche definita la curcuma, rappresenta il 20-30% delle spezie contenute nel curry, che comprende anche coriandolo, cumino, cardamomo e diversi tipi di pepe in proporzioni variabili. In realtà, il termine curry indica un piatto speziato; furono i colonizzatori inglesi che male interpretarono la lingua e definirono curry le spezie utilizzate per preparare il piatto.

LA RICETTA PESCE AL FORNO ALLA CURCUMA

Dall’India un piatto dai sapori decisi ricco di spezie che gratificano il palato e fanno bene alla salute Ingredienti – un branzino o pesce analogo sufficiente per 4 persone – 2 peperoncini verdi freschi – 1 pezzo di zenzero di circa 2 cm – 1/2 cucchiaino di pepe bianco – 2 cucchiaini di curcuma – sale – 1 grosso limone Preparazione Scaldate il forno a 180°. Pulite e squamate il pesce mantenendolo intero. Grattugiate o frullate gli altri ingredienti eccetto il limone e spennellate con il composto l’interno e l’esterno del pesce. Avvolgete il pesce in un foglio di carta da forno e infornatelo per 20-25 minuti. Terminate con una spruzzata di succo di limone e qualche fettina decorativa.

Se volete migliorare la memoria e avere una vita più felice provate ad aggiungere un po’ di curcuma alla vostra alimentazione. Sembra siano state accertate delle proprietà antitumorali e antiossidanti tipiche di questo rimedio naturale utile anche contro i dolori articolari e l’influenza ed anche Ottimo per dimagrire. Sembra inoltre che la curcuma abbia un’altra fantastica proprietà Ovvero quella di aumentare la memoria e migliorare l’umore proprio per questo motivo potrebbe essere utilizzata per contrastare gli effetti dell’Alzheimer. A riferirlo sono stati i ricercatori dell‘Università della California di Los Angeles pubblicato uno studio sull’ American Journal of geriatric psychiatry. Più nello specifico I ricercatori pare abbiano concentrato l’attenzione sulle proprietà del curry e di come la curcumina che è un principio attivo della curcuma che poi dal curry indiano il suo brillante colore, va direttamente a beneficiare sul cervello.

Per giungere a queste conclusioni gli studiosi pare abbiano suddiviso 40 adulti tutti di età compresa tra i 50 ed i 90 anni con lievi disturbi alla memoria. Gli adulti sono stati suddivisi in due gruppi e mentre uno ha ricevuto un placebo, all’altro sono stati somministrati 90 mg di curcumina due volte al giorno per circa 18 mesi. Tutti i soggetti poi sono stati sottoposti a valutazioni cognitive standardizzate all’inizio dello studio e successivamente ogni sei mesi. Inoltre sembra che 30 dei soggetti sono stati sottoposti a scansione Pet per misurare la loro attività celebrale. Dopo aver analizzato i risultati, i ricercatori hanno scoperto che gli adulti che avevano ingerito curcumina registravano miglioramenti significativi sia nella memoria che nelle capacità di attenzione rispetto a coloro che invece non l’avevano assunta.

Anche i test di memoria sono stati soddisfacenti, perché coloro i quali avevano assunto la sostanza avevano registrato dei miglioramenti del 28%, inoltre coloro che avevano assunto la curcumina avevano anche registrato un umore migliore. “Esattamente come la curcumina eserciti i suoi effetti non ci è dato di sapere, ma potrebbe essere dovuto alla sua capacità di ridurre l’infiammazione cerebrale, che è stata collegata sia al morbo di Alzheimer che alla depressione maggiore”, ha dichiarato il dott. Gary Small, direttore del reparto di geriatria psichiatrica all’Università della California e Il Centro per la longevità di Los Angeles.

Tra le proprietà più importanti della curcuma come abbiamo visto Ci sarebbe anche quelle dimagranti che sono dovute al contenuto in curcumina ovvero una sostanza che vanta molte caratteristiche che possono aiutare nella perdita del peso. Inoltre, risulta essere un ottimo brucia grassi e questo effetto è dovuto al fatto che la curcuma va ad agire sulle cellule adipose stimolando l’organismo ad utilizzare i grassi che si sono accumulati. Inoltre, sembra favorisca la digestione ed evita i gonfiori.

La Curcuma fu definita dalla medicina ayurvedica la regina delle spezie: aiuta a ripulire il fegato, rafforza il sistema immunitario, purifica il sangue, promuove una buona digestione e viene usata per trattare una grande varietà di disturbi come antiossidante, antinfiammatorio e antitumorale. Studi in vitro e su animali hanno dimostrato che la curcumina ha una vasta gamma di potenziali effetti terapeutici e di prevenzione contro l’Alzheimer e Parkinson.

Tra le molte spezie presenti oggi sulle tavole, certamente la Curcuma è una delle meno conosciute sebbene sia l’ingrediente principale del curry conferendogli il colore giallastro. Si tratta di una spezia utilizzata soprattutto dalle popolazioni orientali, indiane in particolare. Il suo impiego risale a circa sei millenni fa, ad opera di monaci buddisti che la impiegavano come spezia, ma anche come colorante, cosmetico o rimedio medico naturale, cosicché la medicina ayurvedica la contempla tra le piante curative, dati i benefici che apporta. Curcuma longa (Curcuma per antonomasia o zafferano delle Indie o più raramente turmerico) è una pianta perenne alta circa un metro, rizomatosa della famiglia delle Zingiberacee, originaria dell’Asia sud-orientale e largamente impiegata come spezia soprattutto nella cucina indiana, medio – orientale, tailandese e di altre aree dell’Asia.

La radice è un grosso rizoma cilindrico, ramificato, di colore giallo o arancione, fortemente aromatico, che costituisce la parte di maggior interesse commerciale della pianta. La Curcuma è un’antica spezia ed un rimedio tradizionale, che è stata usata come medicina in scritti risalenti a oltre 2000 anni fa. Marco Polo, raccontando i suoi viaggi in Cina, descrive la Curcuma nel XIII secolo: “Vi è anche un vegetale, che ha tutte le proprietà del vero zafferano, così come il colore, ma che non è vero zafferano. (La Curcuma) è tenuta in grande considerazione, ed è un ingrediente in tutti i loro piatti”. La radice ed il rizoma (parte del fusto sotterraneo) della pianta Curcuma longa vengono schiacciati e polverizzati. La polvere ottenuta è usata in tutto il mondo come ingrediente principale del curry, e contiene circa il 2% di Curcumina.

Cos’è la Curcumina? La Curcumina è il principale componente biologicamente attivo della Curcuma. La Curcumina viene estratta e concentrata e con essa vengono effettuati studi e trial clinici* per le sue proprietà mediche come trattamento naturale per un gran numero di malattie. La formula chimica della Curcumina è C21H20O6, è conosciuta anche come diferuloilmetano e la formula di struttura è la seguente: Proprietà farmacologiche e studi sulla Curcumina 688 studi, oltre 400 dei quali pubblicati negli ultimi quattro anni, confermano le notevoli proprietà anticancerogene, antinfiammatorie, antinfettive e antiossidanti della Curcumina. Negli ultimi anni, l’interesse per il potenziale della Curcumina come agente neuroprotettivo è in aumento. Già queste caratteristiche ne fanno un prodotto di spicco sul piano della modulazione naturale del sistema immunitario. La Curcuma ostacola l’attività dei radicali liberi e dunque funge da antiossidante contrastandone gli effetti negativi non solo sulla pelle (invecchiamento cutaneo) ma anche su fegato, stomaco ed intestino. Diversi ricercatori sono sempre più convinti che la parte più primitiva del sistema immunitario (quella che si manifesta come un’infiammazione), può svolgere un ruolo cruciale in alcune malattie dell’uomo moderno, tra cui le malattie cardiache, l’artrite, psoriasi, il diabete, il cancro, il morbo di Alzheimer e il morbo di Crohn. Come rimedio per le malattie della pelle gli impacchi di Curcuma sono ben noti tradizionalmente nei millenni: agisce su eczemi, scabbia, acne, orticaria, micosi (tra l’altro per le sue proprietà antimicotiche agisce anche sulla Candida albicans), ulcerazioni di varia natura; e non è solo usata come cosmetico curativo, come seboregolatore e lenitivo, ma grazie alle sue proprietà antibatteriche, antistaminiche, depurative e antiossidanti agisce beneficamente anche nelle depurazioni globali dell’organismo. Alla luce di ciò appare chiaro quale validissimo alleato in questa battaglia possa essere ancora una volta la Curcuma con la sua doppia capacità di curare da una parte esternamente con un effetto sintomatico di attenuazione dell’infiammazione, dall’altra di porsi come “ripulitore” dell’organismo dall’interno.

La Curcuma Protegge il Cuore 1) Il consumo regolare di Curcuma aiuta a ridurre il colesterolo cattivo e la pressione alta. Aumenta la circolazione sanguigna e previene la coagulazione del sangue, impedendo così infarto; 2) Un recente studio ha coinvolto pazienti con un’operazione di bypass cardiaci in Thailandia. Il Dr. Wanwarang Wongcharoen ha guidato un team di ricerca della Chiang Mai University presso la University Hospital. Hanno studiato 121 pazienti consecutivi che avevano subito un intervento chirurgico di bypass di emergenza presso l’ospedale tra il 2009 e il 2011. A tutti sono state somministrate pillole da un grammo quattro volte al giorno, tre giorni prima della chirurgia e cinque giorni dopo. Alla metà sono state somministrate pillole di zucchero (gruppo placebo) e all’altra metà invece capsule di curcumina. Nessuno dei due gruppi di pazienti né i loro medici sapevano che cosa stavano facendo. Solo il team di ricerca sapeva. Il gruppo curcumina ha avuto un 65% di riduzione del rischio di attacchi post-operatori al cuore. Tale gruppo ha anche mostrato livelli significativamente più bassi di infiammazione e dei marcatori dello stress ossidativo nel sangue. I risultati sono stati pubblicati nel Journal of Cardiology. 3) Il Dr.Dwight Lundell, un cardiochirurgo in pensione con 25 anni di esperienza con 5000 interventi chirurgici, ha affermato che l’infiammazione è la causa principale delle malattie del cuore, non il colesterolo o il grasso. Ha determinato questa teoria visualizzando le pareti interne delle arterie infiammate. Egli spiega che l’infiammazione crea aterosclerosi (placche delle arterie), che si verifica quando si ingerisce troppo zucchero e HFCS (alto contenuto di fruttosio sciroppo di mais), trans-grassi trattati, alimenti trasformati a basso contenuto di grassi con squilibrio fra gli omega-3 e gli Omega-6. Egli afferma inoltre, quanto, la riduzione del colesterolo attraverso le statine sia pericoloso per la salute, dal momento che gran parte del cervello, del sistema nervoso, e delle pareti cellulari in tutto il corpo hanno bisogno di colesterolo per la loro composizione. Le notevoli proprietà antinfiammatorie della Curcuma aiutano quindi a prevenire le malattie cardiache e a mantenere in buona salute il cuore. 4) Bharat Aggarwal, che ha studiato l’uso di curcumine nella terapia contro il cancro al MD Anderson Cancer Center di Houston, Texas, ha affermato che la curcumina controlla l’infiammazione che si sviluppa in molte malattie, tra cui malattie cardiache. 5) La Curcuma previene l’Angina Pectoris, un problema al cuore con dolore toracico ricorrente o disagio che si verifica a causa di cattiva circolazione del sangue. Inoltre, impedisce l’indurimento delle arterie abbassando il colesterolo e inibendo l’ossidazione dei grassi.

Rafforza il sistema immunitario Secondo i ricercatori dei National Institutes of Health, è la spezia della buona salute. Un loro studio pubblicato sul Journal of Nutritional Biochemistry ha, infatti, dimostrato che la curcumina attiva un gene fondamentale del sistema immunitario, aiutando, così, a prevenire le infezioni. Il gene in questione codifica per la proteina CAMP (cathelicidin antimicrobial peptide), l’unica molecola prodotta dall’organismo umano in grado di uccidere un’ampia gamma di batteri, arrivando a proteggere dalla tubercolosi e dalla setticemia. La curcumina ne aumenta l’espressione e, allo stesso tempo, esercita attività antinfiammatorie e antiossidanti, tanto che secondo gli autori dello studio consumarla regolarmente potrebbe aumentare le difese contro le infezioni gastriche e dell’intestino. I livelli di CAMP possono essere aumentati anche assumendo Vitamina D, ma la nuova scoperta apre una nuova strada verso la messa a punto di nuove terapie nutrizionali e farmacologiche mirate ad aumentare le difese immunitarie proprio attraverso questa proteina. Migliora la digestione, Purifica il Fegato e Riduce il Colesterolo Un altro campo in cui l’impiego delle Curcuma è indicato, e riconosciuto dalla Commissione Tedesca per lo studio e l’uso dei prodotti farmaceutici di origine vegetale, è quello delle dispepsie funzionali, ossia i disturbi digestivi. Anche nelle patologie del fegato, sia congenite che tossiche o infettive la Curcuma è stata utilizzata per secoli come farmaco epatoprotettivo e disintossicante; la moderna ricerca ne ha evidenziato inoltre la proprietà coleretica (aumento della bile) con conseguente riduzione della calcolosi biliare. L’azione della Curcuma si è mostrata vincente anche nella riduzione del colesterolo e delle sue conseguenze, in primis nella prevenzione dei danni causati dall’arteriosclerosi. E’ stata evidenziata una riduzione del colesterolo del 12% e un aumento del colesterolo “buono” del 25-30% in tempi molto brevi. La Curcuma e le malattie autoimmuni Un’infiammazione è la risposta dell’organismo ad aggressioni esterne (batteri, agenti chimici ecc.) oppure ad attacchi interni: ci troviamo purtroppo in questa situazione quando l’organismo reagisce violentemente considerando “estranee” normali parti di sé per cause apparentemente ignote; queste malattie sono state definite “malattie autoimmuni” e sono purtroppo assai diffuse nell’emisfero occidentale: artrite reumatoide, lupus eritematoso, psoriasi, morbo di Crohn, ecc.

La medicina ufficiale cura di norma le infiammazioni di ogni tipo con due grandi categorie di medicinali: i FANS (Farmaci Antidolorifici Non Steroidei) e il cortisone, i cui effetti collaterali sono purtroppo ben noti: difficoltà digestive, irritazione della mucosa gastrica, vertigini, squilibri ormonali, osteoporosi e anche disturbi psichici nel caso del cortisone. La sperimentazione clinica, a paragone di farmaci tradizionali e a placebo, ha messo in evidenza in modo assai chiaro, le proprietà prive degli effetti collaterali della Curcuma nella cura di pazienti afflitti da artriti, dolori osteoarticolari e muscolari, gotta, contusioni, tunnel carpale, epatite, tiroidite, morbo di Crohn, congiuntivite, e in tanti altri casi. La Curcuma contro il cancro Studi indipendenti che riguardano le proprietà anti cancro della Curcuma, suggeriscono che la Curcumina è potenzialmente utile per il trattamento di cinque tipi di cancro: del colon, del seno, della prostata, del polmone e della pelle. Sono stati descritti numerosi meccanismi d’azione per l’attività antitumorale della Curcumina. Inibizione della proliferazione delle cellule tumorali, induzione di apoptosi (una modalità di morte cellulare), inibizione della trasformazione delle cellule da normali a tumorali, inibizione dell’invasività e delle metastasi e la soppressione dell’infiammazione sono stati collegati con l’attività antitumorale della Curcumina. L’inibizione di COX-2 e 5-LOX, le molecole di adesione, le citochine infiammatorie, i recettori del fattore di crescita, il fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF), ed i fattori di trascrizione della Curcumina sono strettamente legati alla sua attività antitumorale. E’ stata riconosciuta la sua azione immunostimolante e di contrasto alla degenerazione della pelle, sia preventiva sui tumori che diretta sulle cellule tumorali: li arresta nelle loro primissime fasi, senza contare gli incoraggianti risultati avuti nel rallentamento di neoplasie a stadi avanzati. Il National Cancer Institute americano ha annoverato infatti la Curcuma tra le sostanze preventive dei tumori intestinali.

La Curcuma e il morbo di Alzheimer 1) Recenti studi hanno dimostrato che la popolazione dei paesi in cui se ne fa abitualmente largo uso registra una minore incidenza del morbo di Alzheimer, India al primo posto. 2) Un nuovo studio ha dimostrato che la curcumina può aiutare a ridurre il rischio di contrarre l’Alzheimer in età avanzata. La ricerca è stata condotta su esemplari di mosca della frutta da una squadra di ricerca dell’Università di Linkoping in Svezia ed è stata pubblicata sul periodico PLOS one (Public Library Of Science). Il team di ricerca ha riferito che la curcumina svolge un’attività antinfiammatoria e antiossidante e che quindi previene il danneggiamento dei tessuti cerebrali. I ricercatori hanno deciso di verificare che effetti poteva avere la curcumina sui sintomi dell’Alzheimer nelle mosche della frutta. Nell’arco di un anno hanno somministrato varie concentrazioni di curcumina alle mosche esaminate. Il team di ricerca si è concentrato sui depositi di peptide beta-amiloide, che la curcumina aiuterebbe a rimuovere. Si pensa che questi depositi danneggino i collegamenti cerebrali, portando alll’Alzheimer. La curcumina ha accelerato la formazione di fibre nervose tramite la riduzione della quantità di oligomeri, forme precorritrici delle fibre nervose. 3) Il Telegraph riporta che il professore Per Hammarstrom ha riferito che il risultato confermerebbe l’alto livello di dannosità degli oligomeri per le cellule nervose e che il loro isolamento sarebbe alla base di una nuova e promettente strategia di trattamento. Le mosche esaminate hanno mostrato un’attività decrescente all’aumentare dell’età e il team ha riferito che questo risultato conferma che la curcumina esercita su alcuni transgeni delle mosche un effetto neuro-protettivo generale. “E’ plausibile che l’assenza di tossicità della curcumina per le cellule dei mammiferi, riscontrata invece per le mosche della frutta, suggerirebbe che l’effetto neuro-protettivo della curcumina possa essere persino maggiore di quello riportato finora”. I ricercatori hanno comunicato che il principale inconveniente dell’uso della curcumina come medicinale per il trattamento dell’Alzheimer consisterebbe nella scarsa biodisponibilità e stabilità sotto forma di soluzione chimica, e che sia incoraggiante il fatto che analoghi sintetici della curcumina siano potenziali farmaci contro l’Alzheimer. 4) Diverse ricerche hanno scoperto che la Curcumina può aiutare il sistema immunitario a “ripulire” il cervello dal beta amiloide, il principale costituente delle placche trovate nella malattia di Alzheimer. Poiché il morbo di Alzheimer è causato in parte dall’infiammazione indotta dall’amiloide, la Curcumina ha dimostrato di essere efficace contro il morbo di Alzheimer. 5) Lavori scientifici approfonditi hanno dimostrato l’attività antitumorale della Curcuma, con l’inibizione di un fattore di trascrizione (stiamo parlando di NF-KB) coinvolto nella patogenesi di molte neoplasie e, più in generale, sul piano antidegenerativo riconoscendo a questo tubero un ruolo importante nella prevenzione di malattie come il morbo di Alzheimer e di Parkinson.

La Curcuma e gli Stati Emotivi e Mentali 1) Come se non bastasse uno studio recentissimo pubblicato pochi giorni fa su Psychopharmacology (Kulkarni SK et al, Psychopharmacology, Berl 2008 Sep., 3 epub ahead of print) ha dimostrato che questo tubero ha anche proprietà antidepressive. Numerosi studi infatti dimostrano che la curcumina ha un effetto positivo sulla neurogenesi nell’ippocampo con riduzione di stress, depressione e ansia. 2) Ci sono anche prove che la curcumina migliora le funzioni mentali: un sondaggio su 1010 persone asiatiche, di età tra i 60 e i 93 anni, che mangiavano curry giallo hanno mostrato che coloro che mangiavano tale alimento “una volta ogni sei mesi” o più, avevano uno stato mentale migliore rispetto a chi utilizzava tale alimento meno spesso. Curcuma aiuta a curare gli ictus 1) Un farmaco derivato dalla spezia Curcuma potrebbe essere in grado di aiutare il corpo a riparare alcuni dei danni causati da un ictus, secondo una nuova ricerca. Le prove umane inizieranno presto a seguito dei risultati delle ricerche condotte su conigli dai ricercatori del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles, riporta la BBC. Il team di ricerca ha dimostrato che il farmaco è riuscito a ridurre i problemi muscolari e di movimento. 2) L’azione antiaggregante può renderla utile nella prevenzione dell’ictus nelle persone anziane, nel metabolismo alterato dei soggetti obesi o nei forti fumatori. Spezia per la Vita Secondo studio scientifico pubblicato nel National Center for Biotechnology Information riporta: […] Dai tempi dell’Ayurveda (1900 aC) numerose attività terapeutiche sono state assegnate alla Curcuma per una vasta gamma di malattie e condizioni, tra cui quelli della pelle, polmonare e sistemi gastrointestinale, dolori, contusioni, ferite, distorsioni e disturbi epatici. Una vasta ricerca nell’ultimo mezzo secolo ha dimostrato che la maggior parte di queste attività, una volta associate con la Curcuma, sono dovuti alla curcumina (NDR un suo principio attivo). La curcumina è stato dimostrato che contiene antiossidanti, anti-infiammatori, attività antivirali, antibatteriche, antimicotiche e antitumorale e quindi ha un potenziale contro varie malattie maligne, diabete, allergie, artrite, il morbo di Alzheimer e altre malattie croniche. Questi effetti sono mediati attraverso la regolazione di vari fattori di trascrizione, fattori di crescita, citochine infiammatorie, chinasi proteiche, enzimi e altri. […] Considerando la mole dei recenti studi scientifici che la terapia multitarget è migliore rispetto alla terapia monotargeted per la maggior parte delle malattie, la curcumina può quindi essere considerata un’ideale “Spezia per la Vita” .

Come consumarla e in che dosi? La Curcuma è stata usata come condimento in grandi quantità per centinaia di anni senza particolari reazioni avverse. Diversi studi hanno dimostrato che la Curcumina non è tossica per gli esseri umani, fino a 8000 mg/die (quindi, fino a 16 capsule al giorno – circa 3 cucchiai). L’americana FDA (Food and Drug Administration) classifica la Curcuma come sostanza GRAS (General Recognition And Safety), ovvero generalmente riconosciuta sicura. La Curcuma si consuma cercando di integrarla nell’alimentazione quotidiana. La quantità ideale corrisponde a circa 2 cucchiaini da caffè al giorno, da distribuire sulle pietanze per insaporirle, ma anche in salse, yogurt o bevande. Vi è inoltre chi la utilizza aggiunta all’olio di oliva e lo si impiega così come normale condimento in tavola. L’organismo, però, non assimila con facilità questa sostanza per cui è bene, non aumentarne le dosi, ma associarne il consumo a pepe nero e thè verde, o grassi (ecco perché preparare l’olio alla Curcuma) che ne facilitano l’assorbimento. Recenti studi scientifici infatti hanno scoperto che la miscelazione con il pepe nero aumenta in modo esponenziale le proprietà curative della Curcuma e l’assorbimento dei suoi principi attivi. Nessuna meraviglia che nelle ricette tradizionali dell’Asia meridionale spesso si combinino tali due spezie.

L e spezie, utilizzate dall’umanità praticamente da sempre, possiedono proprietà salutistiche di prim’ordine. Prime tra tutte, quella aromatizzante e antibatterica. Se, nei secoli passati, entrambe rispondevano a necessità quotidiane di buona conservazione dei cibi e di gustosa sostituzione del sale, allora raro e prezioso, oggi l’uso in cucina ne sottolinea correttamente la funzione aromatizzante. In una società che vede crescere l’incidenza di ipertensione, anche per eccesso di introito salino, le spezie rappresentano un’alternativa fondamentale. Ma non soltanto. Di recente (pochi decenni), ricerche scientifiche di base e cliniche hanno studiato i meccanismi d’azione delle spezie, che modulano anche altre proprietà, oltre quelle aromatizzanti e antibatteriche: vale a dire digestive, antiossidanti, antiproliferative, con un potenziale terapeutico non trascurabile, anche di interazione positiva con farmaci.

Il pepe nero, gastroprotettore

Il pepe nero è la spezia più diffusa al mondo, usata in cucina, nella preparazione di farmaci e cosmetici, come conservante e insetticida. Proviene dalle bacche del Piper nigrum. Ciò che conferisce al pepe nero il suo aroma piccante e la capacità di modificare i sapori è una sostanza caratteristica, la piperina, responsabile anche degli effetti del pepe stesso sulla digestione. Il pepe nero, infatti, possiede tutte le proprietà digestive delle spezie  : aumenta la secrezione dei principali enzimi digestivi (amilasi salivare, lipasi intestinale, amilasi e lipasi pancreatica, tripisina, chimotripsina) e riduce il tempo di transito. Come le altre spezie piccanti il pepe nero, alle dosi che si usano comunemente, non danneggia la mucosa gastrica; anzi, secondo alcuni studi la piperina avrebbe un effetto protettivo nei confronti dell’ulcera gastrica. A livello intestinale, inoltre, la piperina aumenterebbe la capacità di assorbimento della mucosa. Tutte queste osservazioni spiegano perché il pepe nero è sempre stato utilizzato nelle preparazioni di erbe per trattare i disturbi digestivi. Sempre alle dosi di comune uso, la piperina stimola anche la termogenesi, ossia la spesa energetica corporea . Molto interesse suscitano anche le ricerche sulle capacità antiossidanti della piperina, e quindi della capacità di agire contro l’infiammazione, che è uno dei fattori di maggior rischio nello sviluppo di aterosclerosi e di diabete di tipo 2, ma anche di tumori, e che spesso correla con il livello dello stress ossidativo. Se si parla di infiammazione, poi, si pensa subito alle articolazioni: e infatti ci sono studi che dimostrano la capacità della piperina di inibire in parte il processo infiammatorio che sostiene l’artrite . Infine, dati preliminari lasciano ipotizzare capacità neuroprotettive della piperina  . Da citare i dati più recenti: del 2014 sono gli studi che dimostrano come la piperina sarebbe in grado, in vitro, di controllare i fenomeni (migrazione e duplicazione delle cellule muscolari lisce) che influenzano la crescita delle placche aterosclerotiche e la restenosi coronarica dopo interventi di angioplastica  . Ora in pubblicazione sono anche i dati sulla capacità della piperina stessa di inibire in vitro la crescita e la motilità delle cellule di un specifico tipo di carcinoma mammario (il cosiddetto “triplo-negativo”); la piperina agirebbe anche in sinergia con la terapia radiante, permettendo di ottenere risultati superiori a quelli della radioterapia utilizzata da sola .

La capsaicina del peperoncino

La capsaicina è estratta dal frutto di Capsicum ed è responsabile del gusto particolarmente piccante del peperoncino. Aggiunta agli alimenti, agisce su appetito e sazietà attraverso un recettore specifico, il TRPV-1, nonché sulla spesa energetica (come la piperina, prima ricordata). Secondo studi recenti, basta inoltre circa 1 mg di peperoncino ricco in capsaicina per aumentare le concentrazioni di una sostanza, il GLP-1 (glucagone-like peptide) e per ridurre i livelli dell’ormone grelina, con effetti positivi sul controllo di appetito e sazietà. Sempre attraverso il recettore TRPV1, la capsaicina esercita anche attività benefiche a livello cardiovascolare: stimola infatti il rilascio di ossido nitrico che, com’è noto, agisce positivamente sulla pressione arteriosa. La proprietà maggiore della capsaicina è comunque quella desensibilizzante, con un effetto analgesico, sfruttato per creme e gel, usate nel dolore cronico anche grave, come quello della neuropatia diabetica, della nevralgia dopo un attacco di Herpes zoster, dei dolori neuromuscolari o da osteoartrosi: secondo gli studi, le preparazioni a base di capsaicina (anche sotto forma di cerotto) diminuirebbero il dolore tra il 40 e il 60% rispetto al placebo . Anche il prurito associato a insufficienza renale viene controllato dalla capsaicina.

 La capsaicina è anche in grado di aumentare la funzione vescicale e di permettere un buon controllo dell’incontinenza urinaria, riduce nausea e vomito postoperatori, ed è impiegata come gastroprotettore nelle terapie con antinfiammatori non steroidei. La chemestesi, o senso del trigemino La chemestesi è detta anche “senso del trigemino”. Infatti il termine identifica le sensazioni gustative che non coinvolgono i recettori del gusto e dell’olfatto, ma altri canali percettivi, stimolati per via fisica. Di questa attivazione è responsabile proprio il trigemino, che trasmette al cervello ogni informazione correlata a stimoli pungenti provenienti dalle cavità orale e nasale. Esempio lampante di chemestesi è la sensazione di calore avvertita dopo assunzione di peperoncino.

Le proprietà della curcumina

 Il rizoma e la radice delle Curcuma longa (pianta della stessa famiglia dello zenzero) contengono la curcuma. Il principio attivo della curcuma è la curcumina, tradizionale conservante e responsabile del colore giallo oro del curry. La curcumina è ben nota alla medicina tradizionale del subcontinente indiano come antinfiammatorio nell’artrite, per ridurre la flatulenza, risolvere la dissenteria, cicatrizzare le ulcere, nelle infezioni della cute e dell’occhio. In Occidente, all’inizio del Novecento, veniva utilizzata nelle malattie biliari, come anti batterico e per controllare la glicemia. Di questa spezia versatile, però, non si conoscono ancora tutte le proprietà. Negli ultimi dieci anni la ricerca se ne è sempre più interessata, rivelando così attività antiossidanti, antivirali, antiproliferative e soprattutto antinfiammatorie. Un settore di notevole interesse è quello oncologico. Certamente, la curcumina è in grado di ridurre l’angiogenesi, cioè la crescita di nuovi vasi che facilita la diffusione delle cellule cancerose; si è anche messo in luce che la curcumina riduce l’attività del gene p53, un fattore che promuove diversi tipi di tumore. La curcumina è stata testata per le sue proprietà protettive a livello intestinale ed extraintestinale. Si è visto per esempio che 1,5 g al giorno di curcumina riducono il numero e la dimensione dei polipi intestinali nella poliposi adenomatosa familiare 11, una condizione ad altissimo rischio di trasformazione maligna. In soggetti con morbo di Crohn, malattia infiammatoria cronica intestinale, la somministrazione di curcumina ha permesso di ridurre le dosi delle terapie farmacologiche; anche in alcuni casi di colite ulcerosa, la curcumina ha prolungato i tempi di remissione della malattia; infine, un preparato a base di curcumina e piperina ha dimostrato una certa efficacia nella terapia della pancreatite. Basandosi inoltre sulle osservazioni condotte in popolazioni di anziani asiatici che, consumatori abituali di curry (e quindi di curcumina), hanno performance comportamentali e intellettuali migliori rispetto ad anziani che non ne fanno mai uso, si sta studiando la potenziale attività della curcumina nel decadimento cognitivo e nella malattia di Alzheimer . La curcumina, assunta con i cibi, ha purtroppo una biodisponibilità molto bassa. È stato dimostrato che, incapsulata in liposomi o (più recentemente) in nanoparticelle, la curcumina viene assorbita meglio e risulta quindi più biodisponibile. Le proprietà antiossidanti e antiinfiammatorie della curcumina possono essere così sfruttate meglio. Queste formulazioni sono state usate con buoni risultati in casi di uveite cronica e si ritiene che possano essere utilizzate in numerose altre patologie oculari (retinopatia proliferativa, maculopatia, secchezza oculare, glaucoma, cataratta ecc.) e non oculari.

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